Mondo Futuro
Un mondo senza atomica è più sicuro?
di Emanuele Schibotto
pubblicato il 1 settembre 2010

Il sessantacinquesimo anniversario dell’immane tragedia che furono Hiroshima e Nagasaki ci porta a riflettere su una minaccia alla quale sovente l’opinione pubblica non presta attenzione ma che tuttavia perdura, potente, tutt’ora: la minaccia nucleare.
Esaminando i dati raccolti dallo Stockholm International Peace Institute (SIPRI)e dal Bulletin of the Atomic Scientists (BAS) , scopriamo che dal 1945 ad oggi sono state prodotte più di 128.000 le testate nucleari. Le potenze nucleari odierne (Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele; il BAS include anche la Corea del Nord) detengono oltre 22.400 ordigni atomici, 7.500 dei quali operativi e schierati o schierabili sul campo. Bombe atomiche pronte per l’uso.
Ricordando Hiroshima, Gareth Evans scrive: “È vero, nessuno è stato più ucciso per mezzo di una bomba atomica dopo gli attacchi di Hiroshima e Nagasaki[…]Ma la verità è che dobbiamo ringraziare la fortuna bella e buona – e non la politica o l’efficacia di sistemi globali per il controllo delle armi nucleari - se siamo sopravvissuti così a lungo senza una catastrofe”.
In un mondo globalizzato, avulso dalla logica bipolare, nel quale sembra operare un disordine multipolare (Garton Ash), la questione della proliferazione nucleare ritorna prepotente ai vertici dell’agenda politica internazionale. Il pericolo maggiore risiede nella possibilità che il club delle potenze nucleari vada ampliandosi, innescando giocoforza una gara al riarmo, ma soprattutto che la tecnologia nucleare militare possa sfuggire al controllo statuale finendo nelle mani di gruppi terroristici. Ciò minerebbe in maniera inequivocabile la pace e la sicurezza dell’interna Comunità internazionale.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal nel gennaio 2008, George P. Shultz, William J. Perry, Henry A. Kissinger e Sam Nunn scrivevano: “La diffusione rapida di armi nucleari, tecnologia e materiale nucleare ci ha portati ad un punto di non ritorno. Siamo di fronte alla reale possibilità che la più letale delle armi mai inventata finisca in mani pericolose”. Durante il celebre discorso tenuto a Praga il 5 aprile 2009, il Presidente Obama dichiarava: “Dobbiamo assicurarci che i terroristi non riescano ad acquisire armi nucleari. Questa è la più immediata ed estrema minaccia alla sicurezza collettiva”.
La volontà di attuare una politica globale legata al disarmo nucleare, adoperata in primis dal Presidente Obama e dal Presidente Medvedev, può essere interpretata come una strategia di deterrenza contro eventuali tentativi di ottenimento della bomba da parte di possibili potenze regionali emergenti ed ambiziose. L’obiettivo di breve periodo mira al mantenimento dello status quo, mentre nel lungo termine vi è l’intento - per lo meno da parte statunitense - di raggiungere la completa denuclearizzazione: “Oggi affermo chiaramente e con convinzione l’impegno degli Stati Uniti verso la ricerca della pace e della sicurezza di un mondo privo di armi nucleari”, annunciò Obama a Praga.
Nella sua sfida per un mondo denuclearizzato,il Presidente USA non raccoglie tuttavia pareri unanimi. Vi sono infatti voci autorevoli che parlano fuori dal coro e ritengono che un mondo privo di armi nucleari non sia affatto più sicuro; tutt’altro.
Gideon Rachman scrive che l’equilibrio del terrore dettato dall’atomica funziona ed un mondo denuclearizzato sarebbe un posto ben più pericoloso di quello attuale: “Nessuno può provare che sono state le armi nucleari ad aver contribuito al mantenimento della pace tra le grandi potenze dal 1945 ad oggi, ma la spiegazione più verosimile risiede nel fatto che un conflitto tra potenze nucleari sarebbe troppo considerato troppo pericoloso”.
Robert Kaplan è convinto che la reale minaccia di guerre atomiche circoscritte possa risultare efficace per mantenere la pace e la sicurezza collettiva nel mondo attuale (Kaplan, in particolare, suggerisce agli USA l’uso di questa strategia per prevenire un Iran atomico).
Secondo Jack David, la politica di disarmo attuata dagli Stati Uniti dal 1991 in avanti non è stata presa ad esempio da altre potenze nucleari. Il processo di denuclearizzazione sarebbe quindi fallimentare, non essendovi prove empiriche che ne dimostrino l’efficacia. Inoltre, osserva David, l’arma nucleare è usata dagli Stati come strumento di difesa e non solo di mero attacco: “È il caso dei 31 Stati protetti dall’ombrello nucleare statunitense – gli Stati Uniti si sono impegnati a mantenere una capacità nucleare e ad usarla per difendere altri Paesi. Molti dei Paesi sotto l’ombrello statunitense hanno rinunciato allo sviluppo di proprie armi nucleari fintanto che la deterrenza adottata da Washington permane disponibile e credibile”.
La minaccia nucleare è un utile strumento di deterrenza, anche nell’attuale configurazione del sistema internazionale, oppure è divenuta essa stessa fonte di insicurezza globale? Un mondo senza armi nucleari sarebbe davvero più sicuro? Il dibattito è aperto.
Emanuele Schibotto è Coordinatore Editoriale di Equilibri.net, centro studi indipendente incentrato sull’analisi delle dinamiche internazionali di carattere politico, economico, sociale.