Classi dirigenti dimenticate da Darwin
Leadership e coesione
di
Gian Carlo Bruno ,
pubblicato il 17 agosto 2010
Sembra un fatto acquisito che in Italia manchi una vera leadership. Questo è un fatto non casuale, dato che il Paese è ormai da molto tempo guidato da una classe dirigente in larga parte anemica, che è il risultato di annacquamenti di generazioni e generazioni di “figli d’arte” che spesso non hanno le qualità e il mordente di quelli che li hanno preceduti.
Questo è particolarmente vero per la classe politica, che si è sostanzialmente perpetuata negli ultimi decenni restando impermeabile a qualsiasi fertilizzazione esterna. Come un piccolo villaggio di eschimesi che si sposano solo tra di loro, la dirigenza politica del Paese sembra avere pochi stimoli, orizzonti strettissimi, idee limitate.
La classe dirigente del settore privato, in particolare quella esposta alla concorrenza internazionale, nel tempo ha dovuto confrontarsi con l’abilità, le capacità e l’innovazione dei competitori. Questa, che può sembrare una disgrazia, invece stimola realismo, dinamismo e competitività. La punizione per chi non è capace di competere è scomparire.
Questo non sembra succedere mai alla classe politica italiana, che ha saputo mettersi al riparo da qualsiasi vera competizione. Non a caso, appena si è presentato un nuovo attore sulla scena, i leaders tradizionali sono stati sostanzialmente travolti non sapendo trovare tra loro le risorse per competere.
Oggi sembra che anche questa fase si stia concludendo, e per come stanno le
cose il panorama della leadership politica in Italia presenta caratteristiche preoccupanti: la leadership populistica e paternalistica del centro destra sembra essere in una fase di declino, mentre la mancanza di leadership vigorosa e di propositività del centrosinistra sembrano evidenti.
E’ fondamentale chiedersi, di fronte a questo vuoto di proposte e di responsabilità, come ci si possa aspettare dagli italiani la coesione sociale ed economica che sono sempre più indispensabili per fare fronte alle difficoltà importanti che il Paese ha di fronte, sia riguardo alla situazione dell’economia e della competitività dell’Italia che sembra perdere dinamismo e progettualità ogni anno, sia nelle grandi sfide della nostra epoca, dall’immigrazione alla tecnologia, dall’ambiente allo scenario geopolitico, nei confronti delle quali la leadership autoreferenziale, menefreghista e distratta della classe politica italiana da decenni non sembra volere o potere mettere mano.
Si dice che un paese ha la classe politica che si merita. L’Italia ne merita una migliore, ed è tempo per una nuova leadership, responsabile, coraggiosa, aperta.
Direttore del settore istituzioni finanziarie del World Economic Forum a New York, ha lavorato in banche internazionali a Ginevra, Londra, Lussemburgo, e alle Nazioni Unite. Ha una laurea in Economia dell'Università Bocconi, un Master in International Management della Wirtschaftsuniversitaet di Vienna e il Global Master of Arts della Fletcher School of Law and Diplomacy di Boston. E’ stato Senior Fellow presso la Harvard Kennedy School.