"Un paese senza classe dirigente?"
Il monito della CEI e il futuro dell'Italia
di
Italia Futura ,
pubblicato il 2 agosto 2010
L'analisi è spietata e chiama in causa tutti i settori della vita pubblica italiana, anche se è passata relativamente sotto silenzio in questi giorni di agitazione politica. Secondo Edoardo Patriarca, segretario del Comitato organizzatore delle Settimane Sociali della Conferenza Episcopale Italiana, "l'Italia è un paese senza classe dirigente: senza persone che per il ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, degli obiettivi condivisi e condivisibili".
È un monito aspro e apparentemente privo di speranza. Sul quale è tuttavia necessario riflettere con attenzione. Perché anche una grande nazione com'è l'Italia rischia di smarrire, giorno dopo giorno, il senso della sua direzione di marcia. E su questo smarrimento può pesare anche la mancanza di coraggio di classi dirigenti ripiegate sul proprio particolare, tentate dal silenzio e dal conformismo e quindi incapaci di pensare il futuro.
La nostra associazione è nata anche con questo obiettivo: sollecitare la responsabilità delle classi dirigenti italiane a sviluppare una visione per il futuro del paese, ritrovare quello sguardo fiducioso nel domani e quella
voglia di fare per sé e per la propria comunità che l'Italia ha conosciuto nei suoi momenti migliori.
Perché "è la qualità delle classi dirigenti che può fare la differenza tra un paese civile e un paese che non lo è. Una classe dirigente i cui esponenti siano forti nelle loro specifiche competenze ma anche consapevoli di avere una comune e vincolante responsabilità verso la società civile facendosi carico degli interessi del paese" (Luca di Montezemolo, 23 febbraio 2010).
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