A voi la parola

Una proposta per l’ospitalità Made in Italy

Superare la frammentazione e avviare una strategia comune

di Nicolò Costa , pubblicato il 30 luglio 2010
immagine documento A fine giugno il Ministero delle Politiche agricole e il Ministero del Turismo hanno firmato un protocollo d’intesa per valorizzare e promuovere il sistema turistico nazionale e il sistema agroalimentare e rurale. Subito dopo, la conferenza di Unioncamere si è data da fare per conferire un bollino di qualità ai migliori ristoranti tricolori all’estero. Infine, è stato presentato uno spot in varie lingue in cui il presidente Berlusconi presenta l’Italia agli italiani, ai paesi ad economia avanzata e ai paesi del Bric (Brasile, Russia, India, Cina).
In parallelo, giace inapplicato perché privo di finanziamenti, un accordo tra l’Istituto Commercio Estero e l’Ente Nazionale Italiano Turismo che prevede l’integrazione tra Made in Italy.

Prima osservazione. nessuno degli enti pubblici conosce le attività degli altri per calibrare le iniziative. Inoltre non c'è un sistema di monitoraggio che consenta di valutare gli impatti delle promozioni. Come se una grande azienda non sapesse se la pubblicità abbia inciso o meno sulle vendite nei supermercati.

Seconda osservazione. Ma è proprio vero che l’Italia ha bisogno di essere promossa? Certamente, nei paesi lontani e culturalmente diversi, come la Cina o Dubai, la promozione serve per creare un’immagine che è attualmente confusa. Nei mercati maturi, come risulta da molteplici ricerche, tra cui il Country Index, l’Italia è al primo posto per notorietà nel mondo proprio per i suoi asset culturali e gastronomici.

Terza osservazione. Vi è una questione d’innovazione nell’offerta. Gli enti si fissano sulla promozione ma nessuno lavora per realizzare nuove iniziative. Si deve fare pubblicità quando si raccontano novità. Il turista, come qualsiasi consumatore, compra un prodotto perché fornisce nuove prestazioni. Senza novità, che cosa racconti?

Infine, si pensa di utilizzare i ristoranti all’estero come veicolo per attrarre turisti: ciò è complicato perché i ristoranti italiani nelle città inglesi o americane sono in concorrenza con altri ristoranti etnici. I ristoranti etnici non rappresentano l’appeal turistico dei paesi di provenienza. I ristoranti cinesi o indiani hanno avuto successo con le persone che non sono mai andati in questi paesi. Diventano veicoli per attrarre nuovi turisti se inseriti in un progetto più ampio volto ad insegnare il ‘gusto’ italiano.

Prima conclusione: manca una strategia.
L’esempio dell’improvvisato legame tra ristorazione e turismo si può estendere ai beni culturali, ai parchi. Manca, infatti, una strategia di marketing turistico che sia incentrato sull’offerta. Manca, per restare all’esempio della ristorazione, il sostegno ad accordi che rendano l’esperienza del mangiare piacevolmente inserita in un contesto ospitale e sicuro, supportata da altre iniziative, un magnete da visitare per le sue tradizioni ma soprattutto per una nuova, elegante, raffinata ospitalità Made in Italy. Quando anche nel turismo cominceremo a vendere ‘prodotti innovativi’ come succede per le imprese dei distretti Made in italy?

Seconda conclusione: serve una strategia per attrarre il ceto medio internazionale.
L’istituzione del Ministero del turismo sarebbe stata legittima se fosse servita a realizzare un Piano strategico, come sostenuto da Federturismo/Confindustria. Visto che le competenze sono delle Regioni, un Piano concordato avrebbe potuto ridurre le spese e incrementare le buone pratiche. Ciò che conta è che gli stranieri arrivino nelle località minori o in periodo di bassa stagione. Non è significativo quindi che il ministro Brambilla dichiari che l’incoming è in contro-tendenza e che quest’anno vi è una ripresa rispetto agli anni precedenti dell’1% : l’Italia è un must nell’immaginario mondiale, ma conta che i turisti vadano nei luoghi in cui vogliamo noi (e non soltanto nel turistodotto Roma-Firenze-Venezia) e spendano i loro soldi nell’artigianato locale, nella ristorazione di nuovi imprenditori, nel wellness delle terme, nei trasporti secondari. Manca, inoltre, un piano strategico che si rivolga al ceto medio-internazionale con capacità di spesa medio-alta. Sono persone – circa 150 milioni nel mondo - che viaggiano in modo disincronizzato tutto l’anno (a loro si rivolgono i programmi frequent flyers e anche le compagnie low cost), che riempiono di attività il tempo libero (hobbies di ogni tipo, culturali e sportivi).

Una proposta: premiare i talenti locali che fanno rete
Il sostegno con bandi pubblici nazionali, elaborati in accordo con le regioni, a piccoli e medi progetti che, progettati dal basso, seguano un piano di marketing territoriale, inserito all’interno dell’ospitalità Made in Italy, che valorizzi i diversi prodotti dell’offerta locale, sarebbe compatibile con la politica dei tagli.
Selezionerebbe i risparmi in funzione delle destinazioni turistiche che puntano sulle spese dei turisti per rilanciare l’economia locale e non sull’acquisizione clientelare e inefficiente delle spese pubbliche in promozione turistica frammentata in tanti rivoli. Sarebbe un segnale d’inversione di tendenza a livello di micro imprenditorialità diffusa, tipica del turismo. Poi, l’approccio potrebbe coinvolgere i big player in investimenti più ampi e di lunga durata, in quelle infrastrutture, materiali e socio-culturali, di cui il Paese ha urgentemente bisogno per rendere le nostre città più ospitali – sia per i residenti sia per i turisti – per tornare pian piano ad essere belle, sicure, certe nelle regole, orientate al cosmopolitismo: i residenti, gli emigranti e i turisti formeranno allora comunità civili, che rinnoveranno il modo di essere italiani per essere protagonisti nella società dei flussi e delle mobilità.




Nicolò Costa è Professore di Sociologia del Turismo e Sviluppo locale all'Università Tor Vergata di Roma.
Docente di Sociologia del Turismo e dello Sviluppo locale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico del portale www.scienzaturismo.it. Oltre che di numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali è autore di Sociologia del Turismo (Cooperativa libraria IULM, Milano 1989) e I professionisti dello sviluppo turistico locale (Hoepli, Milano 2005) e di “La città ospitale” (Mondadori, Milano 2008).


tag:  turismo   made in italy   innovazione   gastronomia  


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#9 da ennio, inviato il 19/9/2010
Per Davide - scusa il ritardo - si sono io ex Alpitour. e di cose da dire e fare nel turismo ve ne sono a iosa.
Sarebbe opportuno organizzare un Forum aperto ad ampia condivisione poichè il Turismo è e rimane, il maggior potenziale di recupero Persone e Non Risorse - da inserire i reinserire nel lavoro.
Sistema Turistico Nazionale deve essere il plus e primo punto di discussione convinti che i risultati potranno venire nel medio e lungo termine - ma una volta avviato e bene- può dare risultati incredibili.

Se Volete ne parliamo.
Se la redazione acconsente può dare la mia email di riferimento.

Saluti
da chi nel Turismo logico ha sempre creduto.

#8 da Alessandro Dal Col, inviato il 13/8/2010
Credo che le forze e la fantasia non manchi nel nostro Paese, solo viene frenata spesse volte dalle maglie della burocrazia.
Assieme ad altri giovani, studenti o neolaureati, stiamo creando (non senza difficoltà) un'azienda che si occupi di promuovere il turismo in Italia presso una particolare nicchia di mercato.
http://www.students2italy.com/

#7 da cittadino, inviato il 13/8/2010
al mio commento precedente aggiungerei che per attirare un numero maggiore di tutristi stranieri in italia ci vuole qualcosa in più per esempio assieme alla vendita di pacchetti turistici si potrebbe vendere in un solo blocco corsi per il perfezzionamento della lingua italiana, della storia dell'arte italiana, della cucina italiana, corsi/concorsi di ballo e canto, concorsi di bellezza ecc., ogni pacchetto turistico dovrebbe essere abbinato a qualcosa che lo possa rendere particolare e diverso dagli altri. Penso che creando anche questi interessi opzionali si potrebbero attirare anche tanti altri turisti tra curiosi e chi è effettivamente interssato a seguire anche qualche corso per il quale il turista è un appassionato cultore.

da cittadino

#6 da cittadino, inviato il 13/8/2010
Modestamente credo che potrebbe essere interessante se attaverso una politica di aggevolazioni e incendivi fiscali ed amministrative si potessero realizzare strutture alberghiere low cost cioè una categoria a parte dei tradizionali alberghi con le stelle. Queste strutture non lussuose come quelle tradizionali potrebbero offrire una valida alternativa economica per i turisti stranieri con poche disponifilità finanziarie. Potrebbero essere relizzate utilizzando edifici nei centri storici o dismessi senza vingoli amministrativi tranne che essere distanziati abbastanza dalle strutture tradizionali per evitare troppa concorrenza. Quindi anche bar e ristoranti, dove si potrebbe utilizzare il maggiare cosidetto a chilometro zero perchè dovrebbe costare molto di meno ma non solo dove si potrebbe impiegare personale senza vingoli contrattuali per esempio assunzioni con contratti occasionali zena alcuna limitazione di età o altro, servirebbe a tenere bassi i costi e a offrire più opportunità di lavoro.
Per esempio la tassa sul soggiorno dei tutristi doveva essere a livello nazionale e non a livello locale,perchè essa deve essere utile a promuovere e a incentivare la realizzazione delle strutture turistiche da parte dei privati.

cordiali saluti da cittadino

#5 da Davide Conte, inviato il 13/8/2010
PER ENNIO: che piacere sentir parlare di sistema nel turismo. Qui ad Ischia, nel 2002, ero assessore proprio al turismo e dopo aver frequentato un full immersion alla Bocconi sui sistemi di qualità d'area -forte anche dell'esperienza ventennale da uomo di comunicazione- invitai il Prof. Giovanni Viganò ad occuparsene. L'idea fu estremamente innovativa, al punto da creare ostilità... dalle associazioni di albergatori in primis. Poi purtroppo la nostra Amministrazione terminò il suo mandato. Tuttora, però, sono convinto che la creazione di quel sistema e un marchio di qualità del nostro turismo avrebbe dato ad Ischia un momento di eccellenza non indifferente e potrebbe tuttora risultare attuale. Da allora, con l'attuale amministrazione (la minuscola non è casuale) tutto è fermo al palo! Speriamo bene per il futuro... p.s. ma Tu non sei Ennio Gruber Baratella, ex Alpitour o Valtur, amico di Mario Borsò della Macatur?

#4 da Luigi, inviato il 12/8/2010
credo che sarebbe molto interessante potenziare i punti informativi già esistenti sul territorio e creandone dove mancano. I quali facendo capo ad una struttura regionale sarebbero mezzo di strategia comune. Potrebbero creare posti di lavoro, finalizzando percorsi di studi sul Turismo ,di studi linguistici, di studi sull'ambiente etc. etc.)Potrebbero diventare fucine per riprogettare ed indirizzare interventi del territorio, innescando un circolo virtuoso per la maggior parte delle attività dei territori di apparteneza(artigianato-agricoltura-commercio etc.etc.)
Cordiali saluti

#3 da Mario Placidi, inviato il 30/7/2010
Un articolo che, mette in luce l'assenza di una strategia governativa sul turismo ... solo su quello?
La cosa interessante è il capovolgimento dell'azione migliorativa che, parte dal basso, da chi è in contatto con i turisti tutti i giorni.
E per premiare le migliori iniziative occorre un sistema di misurazione delle azioni e la sua pubblicazione (magari su internet).
Propongo la sostituzione della sig.a Brambila con quella del sig. Nicolò Costa a ministro del turismo.

#2 da Ennio Baratella, inviato il 30/7/2010
Leggo con piacere che qualcuno propone qualcosa per il nostro Turismo.Non si vuol capire che agendo su tale leva possiamo contribuire in modo sostanziale ad un rilancio economico a tutto campo in questo paese baciato da buona sorte ma trascurato da tempo immemorabile dalla clase politica.
I temi posti sono corretti ma ve ne sono molti altri da analizzare.
Creazione di un sistema Turistico integrato - specie al sud ove si continua ad investire a macchia di leopardo senza creare sistema.
Abbiamo Enti immobilizzati da mesi ( Invitalia - e Italia Turismo) bloccati a paradossi interni e lobby di potere politico che bloccano ogni opportunità di analisi e avvio di progettualità reale.

Abbiamo in cantiere la creazione di 27 campi da Golf e Resort senza avere un piano di sviluppo Immobiliare ad integrazione - senza sapere che senza di questo ogni Campo è una perdita.
Centri Termali a Iosa con Bilanci sempre più disastrosi e senza una politica di rilancio.
B & B che nascono come funghi senza controllo qualitativo.

Player nazionali che non colgono ancora le opportunità di investimento all'estero per poi far e un Incoming su strutture che oggi sono in Passivo.

Non si vogliono analizzare fenomeni vicini a Noi - su cui ragionare in termini di qualità.

La Politica è assente - es. vede ancora i Cinesi come una truppa di immigrati e non danno i Visti se non con il contagoccie dando un vantaggio ad altri paesi Europei che accolgono con più favore questo enorme bacino.
Idem sulla Russia - cribbio - abbiamo ottimi rapporti con questo paese ma vogliamo togliere il visto - come fanno già altri paesi? ( se analizzate numeri che sviluppano in Turchia capirete!).

Nuove progettualità Ricettive, basta andare in Turchia per comprendere l'enorme laboratorio di idee messe in campo e capire che numeri stanno realizzando.

Creatività Ricettiva, segnalo da tempo la necessità di sviluppare in Italia il concetto di event Resort, ma quando lo spiego mi sembra di essere un marziano.

Tante e tante altre cose ci son da fare - ma come dice Lei manca una autentica Regia.

Nel 1994 affermai che solo al sud con una politica sul Turismo si potevano creare almeno 700.000 nuovi posti di lavoro frutto più dell'Indotto che del Progetto Turistico fine a se stesso - concorda?

Io insisto e spero vi sia un seguito che si debba creare un piano di lavoro serrato atto a snellire una serie di attività che nel medio termine possono dare frutti interessanti.
Ma la politica deve essere marginale altrimenti non andiamo da nessuna parte.

Vorrei andare oltre ma non basterebbe una giornata.. quindi se vogliamo elaborare un programma di proposte - per singoli temi - sarò ben lieto di collaborare.

Ci credo da quando ho inziato questo lavoro 30 anni fà.

Ennio Baratella
Voyager Creator

#1 da Alessandro Garibbo, inviato il 30/7/2010
Un commento provocatorio relativamente ai cosiddetti "ristoranti italiani".
Occorrerebbe piuttosto revocare il marchio "ristorante italiano" a tutta una serie di esercizi commerciali messi su alla bell'e meglio de nostri connzionali senza scrupoli e digiuni del savor-faire di base della ristorazione.
All'estero i ristoranti francesi godono di ottima reputazione (mediamente meritata); i ristoranti italiani si dividono in veri ristoranti (pochi e carissimi) dove si puo' trovare un'ampia scelta di cucine regionali e di vini italiani e in bettole di infima categoria (moltissime e nemmeno troppo a buon mercato), dove - specie a New York - si trovano ancora esposti busti del Duce, dove "ti fanno pagare" il "privilegio" di essere chiamato " cumpa' " o " paisa' " se sei Italiano e dove mediamente mangi malissimo e soprattuto non mangi italiano (ti danno il ketchup al posto della pommarola, ecc.).
Questi esercizi non sono affatto una buona pubblicita' per il nostro Paese.
Occorrerebbe piuttosto istituire un marchio "Ristorante Italiano Certificato" per proteggere la nostra cultura alimentare.
Ricordo che un'idea del presidente Sarkozy era proprio quella di fare accettare all'UNESCO l'idea che la cucina francese dovesse essere dichiarata patrimonio immateriale dell'umanita'.
Condivido le idee presentate nell'articolo. Si investa piu' in cultura e meno in pubblicita' inutili.
Non ci serve attirare nuovi turisti a Roma, Firenze e Venezia, che gia' sono sature. Ci serve invece ampliare il ventaglio dell'offerta e aumentare la qualita' percepita.



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