A voi la parola

Il merito, le eccellenze, le squadre

Ecco cosa servirebbe per il bene dell'Italia

di Enrico Lo Giudice , pubblicato il 28 luglio 2010
immagine documento Merito, eccellenze, squadre. Tre parole che si politici nostrani sembrano avere dimenticato. Il merito, l’attuale maggioranza l’ha distrutto grazie ad una legge di cui gli italiani non hanno più memoria: il c.d. Porcellum. L’introduzione di liste bloccate, oltre alle questione di rappresentanza democratica, ha annichilito la meritocrazia, anche in politica. Per essere deputati a fare leggi basta essere a contatto con segreterie di partito; non serve, quindi, aver fatto carriera, aver contribuito allo sviluppo del tessuto sociale, economico e culturale italiano.
Sin dal Parlamento, la meritocrazia è stata cancellata. Questo processo, indirettamente, giustifica quindi la deriva culturale italiana per cui “basta apparire e conoscere le persone giuste”.
Ovviamente, chi ne paga le conseguenze sono tutte quelle persone volenterose e di qualità che vivono in e per l’Italia: il messaggio che si lancia è devastante per una società inserita all’interno del G20.

La società civile è piena di eccellenze. Basti pensare a tutte le imprese, imprenditori e lavoratori, che combattono ogni giorno la crisi più dura dai tempi del 1929 cercando di produrre ed esportare i nostri meravigliosi prodotti nel mondo. L’immagine che viene data, da alcuni pezzi della nostra classe dirigente, all’estero risulta quindi impropria. Pensare a tutti i prodotti del Made in Italy, a tutto il nostro settore abbigliamento e moda, pensare a tutti i prodotti per la persona e per la casa e per l’arredamento in raffronto ai teatrini della politica nostrana è sconcertante. Questi pezzi della società sono costretti anche a migrare per produrre ricchezza tecnologica, scientifica e d’innovazione in altri Paesi europei e mondiali: oltre a perdere i cervelli migliori d’Italia arricchiamo altri Paesi concorrenti.

Per concludere, troppo spesso abbiamo sentito sproloquiare sulla necessità di fare squadra. Troppo spesso, purtroppo, la classe politica si divide per questo o per quell’altro termine, per questa o per quell’altra ideologia, mentre fuori il mondo cresce e avanza. Ecco perché le politiche economiche necessarie in questo momento dovrebbero contenere queste parole chiave: “merito”, eccellenze” e “obbligo di fare squadra”. Paesi più avanzati di noi come gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania possono permettersi di lasciare andare avanti da soli gli individualisti più accaniti (forse ancora per poco).
L’Italia non se lo può permettere: se solo il nostro Paese riuscisse a fare squadra, valorizzando chi ne ha davvero il diritto e chi produce eccellenze, la crisi sarebbe meno dura. Soprattutto si aprirebbero delle praterie sul nostro futuro. Praterie in innovazione, di sviluppo, di qualità: esattamente tutto ciò che il mondo ci invidia.

tag:  meritocrazia   eccellenze   fare squadra   società civile  


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#6 da Ricardo Podda, inviato il 13/8/2010
Perchè tra i temi non viene citata la pressione fiscale e la lotta all'evasione???

#5 da Marina, inviato il 11/8/2010
Certo la meritocrazia mancante è un problema all'interno del paese, ma io vedo un problema superiore nella assoluta incapacità italiana di fare squadra!Ho lavorato all'estero per la Comunità Europea ed ho toccato con mano come altre nazioni a noi vicine si coalizzino e portino a casa finanziamenti interessanti a molti livelli.
Noi siamo sempre i fanalini di coda nelle gare, nell'acquisizione di progetti, nella realizzazione di investimenti.
Pare che all'estero conoscano solo IMPREGILO!
Nessun italiano fa parte dei committee a Bruxelles dove si decidono le assegnazioni dei contributi! Nessun italiano è a capo di delegazioni europee in paesi stranieri...come pensiamo di portare acqua al nostro paese in queste condizioni?..io qualche idea l'avrei...ma non ho mai avuto la possibilità di metterla in pratica pur avendo più di cinquant'anni e oltretrent'anni di lavoro sulle spalle...spero che i giovani possano avere miglior sorte di quanto non abbia avuto io nella mia ormai lunga carriera!!
L'Italia è e resta un paese di "yes man"...purtroppo!!!

#4 da AMEDEO GABBRIELLI, inviato il 9/8/2010
CONCORDO CON QUANTO SCRITTO NELL'ARTICOLO ED AGGIUNGO ALCUNE MIE CONSIDERAZIONI.
Noi crediamo importante chiarire una serie di questioni, la politica è la forma più alta di carità”, così affermò Paolo VI negli anni settanta.
La politica è un impegno consapevole a favore della collettività, un impegno non superficiale ma continuo, spesso non molto gratificante, un impegno che è frutto di un’innata vocazione alla dedizione pressoché assoluta per gli altri, a costo di sacrifici personali.
Una tale figura di politico è capace di dimenticare se stesso per mettere al primo posto gli altri, gli interessi collettivi, il bene comune appunto che è come il faro che guida ogni scelta politica.
Purtroppo in tanti prendono le distanze dalla politica attiva quasi con atteggiamento sprezzante, avvertono che non c'é posto per loro.
Per riavvicinare i cittadini é necessario essere promotori di principi e di scelte importanti, alcune potrebbero essere le seguenti:
1. Un solo un incarico a persona sia che sia ellettivo che nominale.
2. Taglio delle società partecipate e delle consulenze esterne.
3. Costituzione di un fondo di solidarietà sociale a contribuzione volontaria degli amministratori
4. Prevedere le dimissioni immediate dall’incarico per gli Amministratori che dovessero essere rinviati a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione.
5. Soppressione della carica di presidente del consiglio con relativa indennità con accentramento della funzione al sindaco.
6. Partecipazione e coinvolgimento del cittadino alle scelte politiche della città ( consulte, senza aggravi economici).
7. Garantire sicurezza in città
8. Lotta al degrado ambientale
9. Lotta all’evasione fiscale
10. Sostegno all’emergenza abitativa, alle famiglie più deboli economicamente.
11. Migliorare l'offerta del lavoro ( progetti di sussidiarietà).
12. Sicurezza nei luoghi di lavoro



#3 da Giulio Sottanelli, inviato il 9/8/2010
l'Italietta dei furbi è questa......,ai piccoli fa paura "il merito", "l'eccellenza" e il "fare squadra", la politica si è adeguata verso il basso. Penso che l'Italia e gli italiani non ne possono più, chi può aiutare a inculcare questi sostantivi nelle nuove generazioni ha il dovere di farlo, partendo da una nuova classe politica che accolga nel suo agire questi valori.

#2 da roberto frezzato, inviato il 8/8/2010
E'il problema piu' sentito negli ultimi anni ed in particolare per le piccole -medie aziende che,devono lottare contro una concorrenza di paesi dove,come sappiamo ,il costo della manovalanza è inconpatibile con il costo della nostra.Il primo punto è eliminare la cassa integrazione che gravita sull'istituto dell'INPS e che continua a prolungare l'eta' pensionabile sfavorendo l'ingresso di giovani nel mondo del lavoro .L'INAIL a differenza è uno degli enti che piu' ha possibilita' economiche e se un sacrificio lo dobbiamo fare tutti , eliminiamo i contributi (almeno per un anno)alle piccole-medio aziende .prendendo tali proventi a carico del lavoratore dall'istituto sopra citato ;qusto sarebbe una carica di ossigeno non solo per le imprese ma anche per l'istituto dell'INPS divenuto un pozzo senza fondo.Per la cassa integrazione ,come in molti altri paesi , 6 mesi di assistenzialismo ,poi basta ,un lavoratore non puo' mantenere circa 2/3 pensionati a suo carico .

#1 da Giulio Portolan, inviato il 6/8/2010
La società è dal punto di vista lavorativo una struttura piramidale rigida: da un lato, i mestieri umili sono sempre necessari; dall’altro, i mestieri nobili vogliono essere trasmessi di padre in figlio. Oggi, a fronte di 2 milioni di giovani italiani che non lavorano volontariamente, ci sono molti lavori per nuovi immigrati (ad esempio, operaio e badante), e alcuni mestieri senza lavoratori (ad esempio, falegname). Il Paese è bloccato perché i mestieri nobili sono quelli di categorie protette, le quali sono le stesse da cui provengono i parlamentari. E’ complesso il rapporto tra meritocrazia e cooptazione, rapporto che dovrebbe essere studiato a livello accademico. Se i mestieri umili sono socialmente necessari, il merito potrebbe essere anche la leva da sfruttare per renderli più giusti e attraenti, e così anche si favorirebbe l’inserimento lavorativo di questi giovani, che sono bloccati anche da ragioni psicoterapeutiche (bisogno di autostima).



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