Napolitano e la vera emergenza italiana

I giovani non impegnati sono il problema numero uno dell’Italia

di Italia Futura , pubblicato il 26 luglio 2010
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"Il problema dei giovani non impegnati è il problema numero uno dell'Italia",
ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano venerdì scorso, durante la cerimonia del Ventaglio.
A destare la maggiore preoccupazione è il livello di inattività giovanile, sia in campo lavorativo che in percorsi di studio e formazione, che "supera la media europea''. E' indispensabile, ha aggiunto il presidente della Repubblica, liberarsi da tutte le strozzature "per garantire ai giovani un futuro sostenibile e dinamico. Occorre guardare avanti e misurarsi con le sfide del futuro”.

Non è di questo che dovrebbe occuparsi la classe dirigente del nostro Paese? Solo pochi giorni fa si leggevano su Repubblica i risultati della XXVI indagine dell’Osservatorio Demos-Coop che fotografano la mappa del lessico politico degli italiani. Tra i temi che suscitano maggiore interesse, sia oggi che in prospettiva futura, c’è proprio la richiesta alle Istituzioni di maggiori opportunità di lavoro.

Queste saranno le questioni sulle quali Italia Futura incentrerà la sua prossima campagna autunnale. Quali politiche di governo possono essere messe in campo per aumentare l’occupazione giovanile? Come possono contribuirvi le imprese e la società civile? Riportiamo il futuro dei giovani al centro del dibattito.

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#3 da Agostino Ratto, inviato il 1/8/2010
Amici di Italia Futura,
confesso che vorrei un Napolitano maggiormente incisivo negli interventi istituzionali.
va bene la pacatezza, il buon senso , la prudenza ed il rispetto della Costituzione, ma con certi politici nazionali irrispettosi delle istituzioni in genere il Presidente della Repubblica , a mio parere, dovrebbe fare sentire la sua voce richiamando all'ordine i cialtroni che danneggiano l'Italia col loro comèportamento scorretto.
Mi chiedo sovente come agirebbe il grande Sandro Pertini, l'uomo tutto di un pezzo che durante una visita ufficiale a Genova, a quanti della scorta gli chiedevano che avrebbe dovuto fare una visita al Presidente Teardo (per giunta socialista come lui), inquisito dalla magistratura, rispose a muso d'uro: "Io non parlo con i ladri!".
E la visita ufficiale in Regione non si effettuò.
Io voglio politici di rilievo simili.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 27/7/2010
All’analisi del Presidente deve essere aggiunta un’altra emergenza, di cui non si parla perché si crede riguardi la vita intima delle persone, il problema della mancanza di un partner (milioni di giovani in ricerca e che sono soli). Poi un altro problema sono le separazioni, per immaturità del comportamento: le donne sono capricciose, i maschi sono immaturi, così i matrimoni saltano. La miopia dell’agenda politica non vede che queste sono emergenze nazionali, da affrontare con il controllo pubblico su agenzie di lavoro e siti di incontri. Sottoneo una mia analisi precedente, e cioè la natura psicoterapeutica dei problemi dei giovani inattivi. L’ambiente di lavoro è molesto, stressante, i capi-imprenditori sono sadici e molesti, le 8 ore di lavoro sono una prigione, lo stipendio è basso. Il giovane, uscito dalla scuola, si trova, spaventato, davanti a un mondo sconosciuto e avverso. Non si realizza mai l’interconnessione tra università e scuola, da un lato, e tra università e scuola e mondo dell’impresa, dall’altro, come preparazione ai passaggi, perché: 1) non tutti vanno all’università, e la società non vuole che ciò accada; 2) questi passaggi minerebbero la libertà dell’impresa di cooptare piuttosto che selezionare in base al merito. Dopo la seconda guerra mondiale c’è stata una grande crescita industriale, perché i mercati erano in espansione. Poi, con la saturazione dei mercati, si passa al terziario. Eppure, a fronte di questi processi evolutivi, viene posta una barriera all’entrata nel mercato del lavoro per i giovani. Perché il ricambio non è naturale ? Si può parlare di saturazione del mercato del lavoro. E allora deve cambiare il concetto di lavoro e di economia. Non deve accadere che un giovane chieda al mercato di poter fruttare il suo talento, ma il mercato deve porre ogni uomo nella condizione di poter fruttare il suo talento. Faccio un esempio: se le macchine si sostituirebbero agli uomini nel lavoro, cosa farebbero gli uomini ? Si applicherebbero agli studi e all’arte. Ma per questo dovrebbero essere mantenuti. Oggi, come sempre, si crede che l’uomo debba ricevere uno stipendio se riesce ad agganciarsi a una nicchia di mercato che mette a frutto il suo talento. A ciò servono le conoscenze, la fortuna, il destino, la bravura. Così invece non dovrebbe più essere. Lo stato deve mantenere ogni uomo perché ogni uomo possa fruttare il suo talento. L’intera economia deve quindi essere rifondata dalla base.

#1 da Giulio Portolan, inviato il 27/7/2010
Il Presidente Giuseppe Saragat, accompagnato il 21 ottobre 1966 negli stabilimenti Zanussi di Porcia dall’allora ministro dell’Industria Giulio Andreotti, sostiene, in occasione della visita, che
“quando si parla di Patria, bisogna pensare alla Patria vivente. Patria vivente che si lega naturalmente al passato, che si proietta nel futuro, ma che è rappresentata dai cittadini che vivono oggi. E vivono nella forma più nobile, che è quella del lavoro. Esso è qualcosa di più di una forza creatrice di ricchezza: il lavoro è il più grande creatore di forza morale con la quale si fonda una società civile”.
[Tratto dalla voce "Lino Zanussi" di Wikipedia].



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