A voi la parola
L'impegno civile mortificato da una tanica di benzina
Una storia semplice
di
Antonio Scarcello ,
pubblicato il 21 luglio 2010

Vivo con la mia famiglia (moglie e due figli) in un piccolo comune della provincia di Cosenza. Ho 48 anni e da 24 lavoro in un’azienda di un importante gruppo italiano con la qualifica di "Quadro". Sono laureato in Storia con all'attivo numerosi saggi e articoli apparsi su atti di convegni e riviste a diffusione regionale. Ho pubblicato sette libri apprezzati in ambito accademico, due dei quali vincitori di un premio letterario. Di sabato, a titolo gratuito, ho tenuto lezioni di storia locale e della Calabria presso la scuola del mio paese e in un liceo della città.
Nel giugno del 2009, per senso civico e responsabilità verso i miei figli - e per dare un contributo alla crescita del mio paese - mi sono candidato alle elezioni comunali risultando tra i primi eletti, sia pure in una lista civica uscita sconfitta dalla competizione elettorale. In questo scorcio di mandato amministrativo ho svolto il mio ruolo di Capogruppo di minoranza non senza limiti e lacune, ma nondimeno con zelo e abnegazione, sforzandomi di fare ciò che dovrebbe fare un qualsiasi amministratore di opposizione degno di questo nome: vigilare, segnalare e informare i cittadini.
Con altri quattro consiglieri di minoranza, nell’anno di consiliatura appena trascorso, abbiamo privilegiato il dialogo con le Istituzioni, segnalando alle Autorità competenti (Prefetto, Procura della Repubblica, Guardia di Finanza, Corte dei Conti, Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, Carabinieri, Provincia, Segretario comunale, Revisore dei Conti) numerosi atti amministrativi (delibere e determine) a nostro parere non conformi alle normative vigenti e meritevoli di essere vagliati con più appropriata competenza, sia da un punto di vista formale che nei contenuti. Un modo di fare opposizione, questo, evidentemente indigesto e non troppo frequente in un'Italia dove nelle amministrazioni locali, assai spesso, opposizione è sinonimo di compiacenza e dove minoranza va a braccetto con maggioranza; amministrazioni locali dove tensione morale e consapevolezza del proprio ruolo, responsabilità e trasparenza, il più delle volte appaiono come semplici enunciazioni di principio, meri concetti astratti.
Bene, sapete come è andata a finire? La notte di martedì 6 luglio, nel giardino di casa, mi hanno incendiato la macchina con una tanica di benzina, mandando in fumo le speranze mie e della mia famiglia di contribuire allo sviluppo del territorio in cui viviamo. L'episodio di grave intimidazione è legato alla mia attività amministrativa? Non lo so. Andando per esclusione e scandagliando la mia vita privata ritengo sia il motivo più plausibile, come ho riferito ai carabinieri. Purtroppo, non ho alcuna prova né indizi o semplici sensazioni per denunciare alla forza pubblica chi si è reso responsabile di un gesto così efferato.
Nei giorni scorsi è stato convocato un Consiglio comunale ad hoc per esprimere alla mia famiglia solidarietà e vicinanza, e che ha fatto registrare la presenza del signor Prefetto. Il Sindaco mi ha espresso la sua solidarietà invitandomi a non rassegnare le dimissioni. Amici e parenti mi hanno manifestato il loro affetto e la loro vicinanza, ma i miei figli (17 e 11 anni) non hanno ancora smaltito la paura e il senso di smarrimento.
Per questa ragione ho deciso di mollare tutto e tornare, come attività extra lavorativa, ai miei diletti studi. Ho fatto bene? Ho fatto male? E' mancanza di coraggio? Un voler gettare la spugna? Può darsi che sia tutto questo. Ma in questo momento provo un forte senso di frustrazione, amarezza e delusione, quella brutta sensazione evocata da Irene, che «demoralizza e demotiva».
Il territorio dove vivo ha bisogno di spiriti e pensieri liberi, di coscienze critiche e consapevoli o di eroi da immolare? E su quale altare? Con quale stato d'animo ed efficacia potrei continuare a svolgere il mio ruolo? Perché pagare il prezzo alto della serenità familiare, quando si ha la sensazione che tutto sia immutabile, inutile, che nulla cambi e che le tue battaglie sono battaglie contro i mulini a vento? Sono tutte domande alle quali non so dare una risposta.
Insieme a me hanno mollato altri tre consiglieri di minoranza. Tra questi un giovane e brillante studioso di diritto internazionale, laureatosi alla Luiss e che si appresta ad andare a Boston per uno stage. Si trattava di un lusso averlo convinto ad offrire il suo contributo al nostro piccolo territorio!
"Trasparenza", "Responsabilità", "Impegno civile", "Senso civico" e chi più ne ha più ne metta. Che valore hanno? Sarà forse la delusione del momento, ma ai miei occhi sembrano parole vuote e senza alcun significato. Personalmente sono convinto che il problema italiano sia soprattutto un problema di classi dirigenti. Senza classi dirigenti coscienti del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, eticamente oneste, trasparenti e ricche di valori autentici non si va da nessuna parte.
A cosa servono le tanto auspicate riforme se poi chi è chiamato ad attuarle non è all'altezza del compito o, peggio, non ha un'adeguata statura morale? In Italia, troppa gente sbagliata siede nei posti giusti!
Nel nostro Paese come vengono selezionate le classi dirigenti? E chi le forma? Chi le prepara a prendere in mano le redini delle Istituzioni e della Cosa pubblica? Le università? I partiti politici? Non prendiamoci in giro...
Il mio giovane amico si era faticosamente avvicinato all'amministrazione locale; oggi, dopo appena un anno, deluso e avvilito molla tutto e vola in America. Una sconfitta per tutti!
Io stesso mi stavo prodigando alacremente e con entusiasmo per mettere a disposizione della comunità nella quale vivo le mie modeste capacità e per dare il mio contributo. Ma tutto è miseramente finito.
Non è finita tuttavia la mia speranza di avere un giorno un mondo migliore, un'Italia migliore.