Nuovi processi per la giustizia del futuro

Recuperare produttività per garantire un miglior servizio

di Flavio Sensi , pubblicato il 17 luglio 2010
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Esistono dei processi, nelle sedi istituzionali della giustizia, che ne garantiscono il funzionamento e sono alla base di ogni loro attività. Sono i processi di lavoro e delle operazioni amministrative e burocratiche che mettono in moto e fanno camminare la complessa “macchina” della giustizia.


L’attuale situazione operativa in tribunali, procure e corti di appello di gran parte delle Regioni italiane, è fortemente condizionata da strutture obsolete, eccessivo utilizzo di strumenti cartacei, tecnologie risalenti a diverse decine di anni fa. Anche la una situazione organizzativa del lavoro e delle risorse umane è irrazionale ed inadeguata alla mole di attività come pure alla tipologia della stessa che, evidentemente, è cambiata insieme agli usi e costumi della società attuale rispetto a quella del secolo scorso.

Recuperare produttività per garantire un miglior servizio pubblico e maggiori benefici ai cittadini, senza aumentare il livello di spesa, è del resto la principale sfida di tutti i livelli di Governo Internazionali con particolare riferimento a quelli industrializzati. Ma la trasparenza e l’accesso ai servizi per i cittadini è invece sensibilmente ridotta nel settore giustizia così come sono facilmente tracciabili e visibili le “sacche” di inefficacia ed inefficienza nelle singole sedi operative che, attenzione, non sono riconducibili alla mera e pubblicizzata carenza di personale. Si tratterebbe, infatti, nella maggior parte dei casi, di:

  • analizzare i processi di lavoro dell’ufficio giudiziario e rivedere i diversi flussi informativi interni e esterni;

  • valutare i livelli di tecnologia esistenti negli uffici per l’implementazione di meccanismi di gestione elettronico di pratiche e richieste dell’utenza con sistemi di qualità e sicurezza;

  • riorganizzazione dei servizi interni per l’innalzamento dei livelli di controllo dei costi e delle attività gestionali;

  • riorganizzare i servizi di informazione ed accesso per i cittadini volti alla creazione o al miglioramento di sportelli unici sia in loco che virtuali;

  • automatizzare i tanti processi operativi che lo consentono, facendo ricorso a nuove tecnologie informatiche;
    progettare siti web interattivi per la richiesta da parte dell’utenza di certificazioni o documenti;

  • sviluppare ed implementare sistemi di qualità e carte dei servizi per professionisti e cittadini, laddove assenti;

  • ristrutturare, infine, spazi ed edifici fatiscenti e riorganizzare i centri di responsabilità interni e le diverse funzioni e compiti attribuiti al personale professionale.


In poche istituzioni giudiziarie particolarmente virtuose e fortunate tutto ciò è già una realtà o è in corso di attuazione ma, altrove, l’assenza di una azione scaltra volta a realizzare i semplici punti sopra riportati, crea disagi quotidiani e crescenti per tutte le persone che si interfacciano o che lavorano nell’indotto della giustizia nonché significativi rallentamenti ai processi (quelli giudiziari) e spreco di tempo e denaro.

Sono ormai diversi anni che il dibattito pubblico e politico si concentra sulle “riforme della giustizia” per razionalizzarne i costi e ridurne i tempi. Ma è singolare come l’attenzione sia dedicata in modo universale e bipartisan a prescrizione dei processi o intercettazioni sottovalutando le basi del funzionamento della giustizia che è oggettivamente il fondamento di tutto il sistema.

Ancor più singolare è il fatto che, in questo caso, non bisognerebbe disegnare o creare dal nulla leggi o nuove istituzioni. Il protocollo d’intesa tra il Ministro per le riforme e le innovazioni nelle pubbliche amministrazioni ed il Ministro della Giustizia, del 17 gennaio 2007, già indicava infatti la necessità di promuovere azioni congiunte volte a favorire il processo di modernizzazione degli uffici giudiziari, ai fini del miglioramento dell’efficienza nella gestione delle risorse e dell’incremento della qualità dei servizi resi ovvero della trasparenza dell’azione degli uffici.

Il protocollo è stato poi anche recepito e controfirmato sottoforma di accordo da tutte le Regioni italiane che si sono impegnate, specie attraverso i fondi europei, a dare concreta attuazione ai progetti di riorganizzazione degli uffici giudiziari alla stregua di alcune migliori pratiche già realizzate in Italia. I progetti regionali sono in effetti già pronti più o meno ovunque e con risorse economiche già assegnate. Ma ad oggi, ovvero a distanza di più di 3 anni dal protocollo d’intesa del 2007, solo in 2 o 3 regioni sono in corso di realizzazione e su un pacchetto ridotto di procure, tribunali e corti d’appello. Tutti gli altri sono persi nelle consuete quiescenze burocratiche ed amministrative degli uffici regionali.

Chissà se far semplicemente partire in modo rapido i progetti di riorganizzazione ed estenderli a tutte le sedi della giustizia che ne necessitano non possa essere una delle famigerate “riforme” che tutti auspicano, specie con i governi regionali rinnovati e ormai pienamente operativi verso quel “buon governo” che in questo caso potrebbe avere già trovato lo slogan: “nuovi processi per la giustizia del futuro”.



tag:  riforme   processi   giustizia   organizzazione   efficienza  


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#3 da andrea , inviato il 19/7/2010
penso che per fare le riforme di qualunque genere è necessario prendere esempio da realtà che hanno gia dimostrato la loro efficienza, inoltre è fondamentale che nei processi riformatori siano coinvolti coloro che operano nel settore da riformare. Nel tempo abbiamo assistito troppo spesso a riforme calate dall'alto che non hanno dato i risultati sperati. Per la giustizia non è necessario aumentare i giudici ma occorre cambiare il meccanismo

#2 da anna battioni, inviato il 19/7/2010
Sono molti i servizi primari che potrebbero essere migliorati "a costo zero", attraverso la semplice riorganizzazione delle procedure. Mi chiedo la ragione per cui in Italia manchi la voglia di fare le cose in modo semplice ed onesto, nell'interesse di tutti. Senza questo salto di qualità, assistiamo ad un indicibile spreco di risorse umane e materiali, senza beneficio per i cittadini.

#1 da Mario Placidi, inviato il 19/7/2010
Mi pare che le idee non manchino e neanche la possibilità di fare; in fin dei conti una strada da percorrere è descritta.
Cosa manca?
La capacità di fare o forse la volonta?
Forse un meccanismo di regole che, obblighi i dirigenti e i politici a recepire le direttive pena la perdita del loro incarico.
Meglio se per sempre...



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