Esistono dei processi, nelle sedi istituzionali della giustizia, che ne garantiscono il funzionamento e sono alla base di ogni loro attività. Sono i processi di lavoro e delle operazioni amministrative e burocratiche che mettono in moto e fanno camminare la complessa “macchina” della giustizia.
L’attuale situazione operativa in tribunali, procure e corti di appello di gran parte delle Regioni italiane, è fortemente condizionata da strutture obsolete, eccessivo utilizzo di strumenti cartacei, tecnologie risalenti a diverse decine di anni fa. Anche la una situazione organizzativa del lavoro e delle risorse umane è irrazionale ed inadeguata alla mole di attività come pure alla tipologia della stessa che, evidentemente, è cambiata insieme agli usi e costumi della società attuale rispetto a quella del secolo scorso.
Recuperare produttività per garantire un miglior servizio pubblico e maggiori benefici ai cittadini, senza aumentare il livello di spesa, è del resto la principale sfida di tutti i livelli di Governo Internazionali con particolare riferimento a quelli industrializzati. Ma la trasparenza e l’accesso ai servizi per i cittadini è invece sensibilmente ridotta nel settore giustizia così come sono facilmente tracciabili e visibili le “sacche” di inefficacia ed inefficienza nelle singole sedi operative che, attenzione, non sono riconducibili alla mera e pubblicizzata carenza di personale. Si tratterebbe, infatti, nella maggior parte dei casi, di:
- analizzare i processi di lavoro dell’ufficio giudiziario e rivedere i diversi flussi informativi interni e esterni;
- valutare i livelli di tecnologia esistenti negli uffici per l’implementazione di meccanismi di gestione elettronico di pratiche e richieste dell’utenza con sistemi di qualità e sicurezza;
- riorganizzazione dei servizi interni per l’innalzamento dei livelli di controllo dei costi e delle attività gestionali;
- riorganizzare i servizi di informazione ed accesso per i cittadini volti alla creazione o al miglioramento di sportelli unici sia in loco che virtuali;
- automatizzare i tanti processi operativi che lo consentono, facendo ricorso a nuove tecnologie informatiche;
progettare siti web interattivi per la richiesta da parte dell’utenza di certificazioni o documenti;
- sviluppare ed implementare sistemi di qualità e carte dei servizi per professionisti e cittadini, laddove assenti;
- ristrutturare, infine, spazi ed edifici fatiscenti e riorganizzare i centri di responsabilità interni e le diverse funzioni e compiti attribuiti al personale professionale.
In poche istituzioni giudiziarie particolarmente virtuose e fortunate tutto ciò è già una realtà o è in corso di attuazione ma, altrove, l’assenza di una azione scaltra volta a realizzare i semplici punti sopra riportati, crea disagi quotidiani e crescenti per tutte le persone che si interfacciano o che lavorano nell’indotto della giustizia nonché significativi rallentamenti ai processi (quelli giudiziari) e spreco di tempo e denaro.
Sono ormai diversi anni che il dibattito pubblico e politico si concentra sulle “riforme della giustizia” per razionalizzarne i costi e ridurne i tempi. Ma è singolare come l’attenzione sia dedicata in modo universale e bipartisan a prescrizione dei processi o intercettazioni sottovalutando le basi del funzionamento della giustizia che è oggettivamente il fondamento di tutto il sistema.
Ancor più singolare è il fatto che, in questo caso, non bisognerebbe disegnare o creare dal nulla leggi o nuove istituzioni. Il protocollo d’intesa tra il Ministro per le riforme e le innovazioni nelle pubbliche amministrazioni ed il Ministro della Giustizia, del 17 gennaio 2007, già indicava infatti la necessità di promuovere azioni congiunte volte a favorire il processo di modernizzazione degli uffici giudiziari, ai fini del miglioramento dell’efficienza nella gestione delle risorse e dell’incremento della qualità dei servizi resi ovvero della trasparenza dell’azione degli uffici.
Il protocollo è stato poi anche recepito e controfirmato sottoforma di accordo da tutte le Regioni italiane che si sono impegnate, specie attraverso i fondi europei, a dare concreta attuazione ai progetti di riorganizzazione degli uffici giudiziari alla stregua di alcune migliori pratiche già realizzate in Italia. I progetti regionali sono in effetti già pronti più o meno ovunque e con risorse economiche già assegnate. Ma ad oggi, ovvero a distanza di più di 3 anni dal protocollo d’intesa del 2007, solo in 2 o 3 regioni sono in corso di realizzazione e su un pacchetto ridotto di procure, tribunali e corti d’appello. Tutti gli altri sono persi nelle consuete quiescenze burocratiche ed amministrative degli uffici regionali.
Chissà se far semplicemente partire in modo rapido i progetti di riorganizzazione ed estenderli a tutte le sedi della giustizia che ne necessitano non possa essere una delle famigerate “riforme” che tutti auspicano, specie con i governi regionali rinnovati e ormai pienamente operativi verso quel “buon governo” che in questo caso potrebbe avere già trovato lo slogan: “nuovi processi per la giustizia del futuro”.