Alla politica estera italiana non basta il cucù

Sulla tassazione delle banche Berlusconi si contraddice

di Mario Cittonelli , pubblicato il 16 luglio 2010
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Il Presidente del Consiglio insiste, ma il problema non è lui. È chi non gli fa notare le sue contraddizioni in termini e si limita a riportare quello che dice senza fare uno straccio di verifica. Al suo intervento al Forum sul Mediterraneo di Milano, Berlusconi ha fatto qualche nuova battuta su playboy e belle ragazze, tutto è rimbalzato ancora una volta dal Corriere del Trentino al Giornale di Sicilia, e nessuno si è preso la briga di fare le pulci a quello di veramente grave che Berlusconi ha dichiarato.

Commentando quanto scritto da qualcuno, che il G8 sarebbe morto, Berlusconi ha detto: "Mi sembra che questo sia il divorzio di certa stampa dalla realtà", e che il G8 è invece ancora "un momento di coesione, di vicinanza e di amicizia tra leader vecchi e leader nuovi" (Repubblica del 12 luglio). Peccato che nel G8 gli americani non credano più molto e vogliano ridimensionarlo per farne un piccolo incontro a margine del G20, dove invece l'amministrazione Obama sta pesantemente spostando il suo peso politico e la sfera dei suoi interessi.

La visione parziale del premier sul futuro del G8 sarebbe poco male se almeno fosse sana quella sul G20. È qui invece che vengono fuori tutti i limiti della nostra politica estera (ed europea). Ha dichiarato sempre il premier (cito ancora da Repubblica del 12 luglio): "Lasciate che il governo italiano si assuma il merito che nell'ultimo G20 di Toronto non sia stata decisa nessuna tassa sulle banche o sulle transazioni finanziarie (…). Sarebbe stata solo una gabbia". Trascuro ogni considerazione sul ruolo che un paese come l'Italia, con un premier come Berlusconi, può realmente giocare nel consesso dei maggiori leader mondiali, dove si affrontano pesi massimi come Stati Uniti e Cina, e la stessa Europa – tutta insieme, non solo Francia o Germania – stenta a far sentire la propria voce. La trascuro perché basta il buon senso per farsi un'idea.

Concentriamoci invece su quello che ha dichiarato Berlusconi. In soldoni, grazie a lui, niente tassa sulle banche. Su questa misura è vero che l'Europa non ha ottenuto quanto sperato, per la ferma opposizione dei paesi emergenti ma anche di Canada e Australia. Il punto, però, è un altro.

Dieci giorni prima del Vertice G20 tutti i Capi di stato e di governo dell'Unione europea si erano trovati a Bruxelles e avevano adottato, alla fine della loro riunione, delle conclusioni in cui figurano due punti relativi proprio al G20. In un passaggio di queste conclusioni si legge: "L'UE dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all'introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari (…) e difenderà con vigore questa posizione di fronte ai suoi partner del G20." Questa non è la posizione di Sarkozy o della Merkel, ma la posizione di tutta l'Unione europea che quei leader europei che avrebbero partecipato al G20 si impegnavano a rispettare e sostenere.

Ora, Berlusconi ha – come tutti gli altri – discusso questo punto. Alla fine della discussione lo ha adottato. Quindi, come gli altri, si è impegnato ad andare a Toronto a dire una cosa, ma poi – a quanto lui stesso dichiara – ne ha detta un'altra.

Delle due l'una: o il premier non è molto attento a quello che dice e fa quando è a Bruxelles con gli altri leader europei, e allora è un problema perché vuol dire che prende impegni che nemmeno sa di prendere, sul G20 e su tante altre questioni molto più rilevanti; oppure fa qualcosa che assomiglia al doppio gioco, e lo fa pure male, accettando delle decisioni a Bruxelles e rinnegandole meno di dieci giorni dopo, con grave danno per la reputazione internazionale del paese e per la coesione dell'Europa. Una sola cosa è chiara, in entrambi i casi: con questi comportamenti è molto difficile restare credibili, mentre è molto facile contribuire a fare in modo che sia in ambito europeo, sia in giro per il mondo, i paesi che contano ci considerino sempre meno e procedano per la loro strada, accomodando i loro interessi come meglio credono. Concedendoci al massimo, quando solo per sbaglio qualcosa che loro decidono va bene anche a noi, di tornare a casa e millantare l'ennesimo successo.



tag:  berlusconi   g8   g20   tassa sulle banche   bruxelles   toronto  


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#6 da ILARIO MAIOLO, inviato il 22/7/2010
L'Italia dovrà consolidare i rapporti con l'UE ma guardare al Mediterraneo in vista della Comunità Mediterranea non solo per mantenere la pace mondiale ma per lo sviluppo socio-economico e culturale dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ricordiamoci che il Mediterraneo è la culla della cultura.

#5 da Agostino Ratto, inviato il 21/7/2010
Il nostro Premier è un politico anomalo, fuori da ogni comportamento diplomatico tipico della normale politica e si muove di conseguenza, affidandosi al suo modo di essere.
Quindi egli si muove come meglio crede quando si confronta con gli altri leaders europei e mondiali, creando stupore ed altro ancora, spesso mettendosi in ridicolo e con lui tutto il nostro Paese.
Quindi sua la colpa principale perchè non comprende come ci si deve comportare in certi ambiti che vedono atteggiamenti consolidati dal tempo e dalle opportunità.
Poi ci sono i "servitori" che stanno bene attenti a non intralciare il comportamento ridanciano e giullaresco del "paadrone", ponendosi tutti insieme in un circo ricco di folclore ciarliero e tristemente ridicolo.
Quanto ho scritto sopra deriva poco dal mio modo di ragionare, bensì dai commenti che giungono da miei amici stranieri del Nord Europa che mi chiedono spesso spiegazionee di tale deriva comportamentale del mondo politico che fa capo al Premier.
Non ho risposte credibili da dare alle critiche signorili dei miei amici che cercano di non farmi pesare questa triste situazione, che fa poco ridere e mette in luc la cialtroneria della politica italiana.
Quanto mi vergogno!

#4 da Alessandro Garibbo, inviato il 19/7/2010
Trovo preoccupante che il premier definisca il G8 come "un momento di coesione, di vicinanza e di amicizia tra leader vecchi e leader nuovi".
Mi pare questa una definizione molto riduttiva.
Oltre che riduttiva, e' una definizione centrata sui personaggi (i leader vecchi e nuovi) e non sui Paesi che detti personaggi hanno l'onore e il dovere di rappresentare.
Paesi con connessi interessi, problematiche, ambizioni, necessita', punti di forza e vulnerabilita'.
Il G8 non serve, o quanto meno, non dovrebbe servire a far dire al singolo soggetto partecipante "io c'ero", ma bensi' a implementare una governance multilaterale, ricercando e trovando soluzioni di miglior compromesso, anche rispettose delle istanze dei Paesi al di fuori della cerchia degli 8 maggiori.
Riguardo ai rapporti di "amicizia" tra leader, essi non possono che essere strumentali e quindi c'e' il rischio concreto che diventino "relazioni pericolose".
Finche' si e' in servizio, mi e' stato insegnato, e' buona norma intrattenere con i colleghi e con gli interlocutori esterni rapporti "cortesi ed amichevoli, ma sufficientemente distaccati", piuttosto che instaurare pericolose "amicizie", che potrebbero diventare vere e proprie trappole o trasformarsi in perversi congegni ad orologeria.
Questa norma di buon senso dovrebbe valere a tutti i livelli, dal semplice maresciallo dei Carabinieri (che generalmente si comporta proprio cosi', perche' e' questa una delle prime cose che ha imparato nell'Arma) sino alle piu' alte cariche dello Stato.

#3 da Giulio Portolan, inviato il 16/7/2010
La destra politica è un partito che sorge storicamente, in democrazia o in sistemi parlamentari, per fare gli interessi dei ricchi (utilizzo la parola “ricchi” in senso sociologico, come classe sociale). Ma i ricchi sono minoritari in una società (circa l’1%). Perché allora la destra riesce spesso a imporsi nelle competizioni elettorali giungendo oltre il 50% e così ottenendo la guida di un governo ? La società è una piramide sociale i cui diversi livelli sono in movimento, ascendente e discendente. Ovvero le diverse classi sociali, classificabili per scaglioni di reddito, a cui corrispondono precise responsabilità lavorative (identiche da paese a paese: ad esempio, in ogni paese ci saranno gli avvocati e gli insegnanti, i notai e gli operari, i professori universitari e i commessi), competono perché i loro membri possano scalare la piramide, raggiungendo posizioni sociali di sempre maggiore ricchezza e prestigio. E’ la competizione, la ricerca del successo, il desiderio (leggittimo) di una vita comoda o ricca di riconoscimento. La destra rappresenta quindi non solo il vertice della piramide (1% del corpo sociale), ma anche tutta la classe dirigente (20%)(eslcusi i politici, divisi equamente in destra e sinistra). Il 30% rimanente, che possa spiegare il successo della destra in una competizione elettorale, è dovuto al fatto che la destra offre un programma che possa riguardare l’interesse anche di una buona parte del ceto medio, che si identifica nelle ragioni della sicurezza (particolare aspetto della legalità, di tipo repressivo, e quindi valore di “destra”), e che soprattutto aspira al successo, cioè alla condizione del ricco, rappresentata in quei politici-imprenditori con cui questa parte del popolo si identificano. Svolge inoltre un ruolo importante il bisogno del “padre” (ma questo da entrambi gli schieramenti). La destra quindi, ad esempio, non può difendere una tassazione sulle banche, perché ciò andrebbe contro la classe sociale da essa rappresentata. In Italia la destra ha svolto, egregiamente, alcune particolare funzioni relative alla pace nel mondo, essendo alleata degli Stati Uniti d’America e della Russia. Certe “uscite” appaiono anche giustificate, perché l’immagine di “serietà” data dai governi stranieri spesso non corrisponde in concreto alle loro politiche, invece essa cerca di “sdrammatizzare” il contesto politico, non per renderlo meno serio. La destra in Italia regna da 20 anni. Ciò appare logico, considerando che l’Italia è campo di forze in cui i “potere forti” (come le categorie), che possono frenarne lo sviluppo, agiscono alcune volte in un’ottica non convenzionale. A una destra non può sostituirsi un’altra destra, né ciò sarebbe auspicabile, perché questa destra presenta forti e autorevoli personalità, che possono sostituire la leadership attuale. Le ragioni della debolezza della destra, nell’attuale contesto politico, sono state recentemente spiegate da Ostellino sul Corriere della Sera, interpretate come conseguenza della debolezza della sinistra, ripiegata sulla difesa di un liberismo (essendo stata privata del socialismo), che è invero sempre stato il cavallo di battaglia della destra (crisi di identità della sinistra). Se una nota di critica a questa destra può essere portata, essa potrebbe riguardare il fatto di non percepire che l’immobilismo, a volte tattico e necessario, può davvero spazientire il popolo, fino a un punto di rottura tale, da compromettere, anche in futuro, la funzione di rappresentanza della politica. Ovvero si potrebbe giungere a una situazione in cui gli elettori, stanchi della destra, come anche della sinistra, giungano a rigettare non solo i partiti politici, ma la stessa democrazia, per un oltrepassamento, anche non traumatico, dell’intero sistema.

#2 da Mp, inviato il 16/7/2010
Ma scusate non e' perfettamente in linea con quanto chiunque abbia messo il naso fuori da questo ex-stato, si e' sicuramente sentito dire: " voi italiani dite e parlate bene, ma poi fate lo stesso quello che volete"... Una delle nostre bandiere, la mediocrità, condita di opportunismo, fa dire al nostro premier quello che la sua platea di quel momento vuole sentirsi dire... Poi chissenefrega se in dieci giorni dice dieci cose diverse... Tanto quei c...oni dei cittadini si dimenticano....

#1 da NO.SUDDITO, inviato il 16/7/2010
Ma cosa c'era da aspettarsi da un venditore di balle? che ha fatto della sua filosofia, "l'importante non è raccontare bugie, ma ripeterle sempre ed all'infinito, così alla fine la gente ci crede e le prende come vere"? Fra l'altro, in questo aiutato molto dall'esercito dei suoi lacchè, dal TG1 di Minzolini, a Cicchitto, Bondi, Gasparri, l'ex-radicale (?) Capezzone, ecc., ecc. Il punto vero è che pochissimi smentiscono, assuefatti alla propaganda mediatica, e moltissimi (putroppo per noi) ancora ci credono! Che razza di paese siamo, che per di più nega un futuro ai propri figli?



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