L'Italia non si sente una patria: per questo, pur essendo un paese con una discreta coesione sociale, abbiamo un bassissimo livello di coesione nazionale. Cosa ci manca per sentirci una patria? Certo la nostra identità nazionale non ha basi etniche, di sangue, è il frutto di una scelta più che di una condizione originaria. Ma la storia italiana, quella recente e anche quella pre-unitaria, è ricca di fili comuni che hanno fatto degli italiani un popolo: sono squisitamente italiane – nel senso che si sono manifestate in gran parte d’Italia e prevalentemente in Italia - grandi avventure storico-culturali come la nascita dei Comuni e il Rinascimento. Sono tipicamente italiane dimensioni come l’intreccio di natura e cultura che rende unico il nostro paesaggio.
Invece ci è mancata e ci manca una classe dirigente nazionale, che nella politica come nell’economia, nella pubblica amministrazione come tra le forze sociali, nelle élite intellettuali come nei media, abbia come superiore riferimento l’interesse generale. Le ragioni sono tante, non ultima l’egemonia culturale a lungo esercitata da tradizioni – quella comunista e quella del cattolicesimo politico – che avevano un rapporto controverso con l’idea nazionale. Per anni in Italia "patria" è stata una parola quasi impronunciabile, soprattutto a sinistra.
Oggi questo limite storico, limite specialmente dell'Italia repubblicana, presenta il conto: alimentando spinte centrifughe, ingigantendo ogni genere di frammentazione e parcellizzazione sociali, rendendo sempre più gravi e vistosi i nostri deficit cronici di legalità. Forse è tardi, forse no, per cambiare radicalmente la rotta: certo bisogna che tutti quelli che non si rassegnano a questo andazzo, usino molto più spesso la parola "patria". Che in particolare i "riformisti", i "progressisti", tornino a considerarla ciò che è stata fino all'Ottocento: una parola decisamente di sinistra. Diceva George Orwell: "Sono proprio le persone il cui cuore non ha mai palpitato alla vista della bandiera nazionale, che diserteranno la rivoluzione, quando sia giunto il momento buono".
Roberto Della Seta è senatore del Partito Democratico e fondatore dell'associazione Ecologisti Democratici