Coesione fa rima con nazione

Diamo il via alla rivoluzione della passione civile

di Angelo Mellone , pubblicato il 12 luglio 2010
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Uno dei doni avvelenati che hanno inquinato i pozzi del dibattito pubblico ha insediato l’idea per cui ogni volta che parliamo di coesione nazionale, anziché far correre il pensiero alla difesa dei confini o alla promozione diplomatica e commerciale dell’interesse generale o ancora a una missione di compattamento solidale di Nord e Sud, subito vien in mente la vecchia politica dell’assistenzialismo, del denaro pubblico gettato alla clientele, dello sperpero di tempo e risorse a danno di qualcuno (di solito, il Nord) e a vantaggio di qualche sfaticato (di solito residente al Sud).

Mentre la coesione nazionale, che ha in questi due termini – coesione e nazione – due polarità in cui una ha bisogno dell’altra, magari ri-analizzata alla luce dei tanti buchi con cui stancamente ci avviciniamo a una celebrazione pur gloriosa, il nostro 150esimo di Patria, deve velocemente recuperare la sua più pura e nobile dimensione progettuale.

“Coesione nazionale”, al netto dell’assistenzialismo delle clientele e degli statuti autonomi, degli interventi straordinari e della dilatazione e ora contrazione coatta dello “statale” nel “pubblico”, in Italia finora non c’è mai stata, se non nelle forme autoritarie immaginate dal Fascismo e oggi tragicamente inattuali. “Coesione nazionale” passa per una rivoluzione della passione civile, e passa anche per il definitivo superamento di quella ultima mitografia della “società civile” che ha portato tanto vantaggio alla retorica antipolitica ma poco alla qualità della classe politica della seconda Repubblica.

Coesione è un progetto, magari generazionale e sicuramente meritocratico, che può – se inteso nel giusto modo – riannodare creativamente la nostra memoria nazionale e le pagine migliori della storia italiana a obiettivi che, pur nella durezza del tempo presente, devono essere raggiunti se davvero non vogliamo ridurci a essere un’espressione geopolitica orba di identità, all’interno, e di immagine, all’esterno. “Coesione” è un sogno possibile, “nazionale” il suo punto di partenza e anche di arrivo.

Dirigente di Radio Rai. Editorialista de «Il Tempo», collabora anche a «Il Foglio». Autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi. Ha condotto su Rai Uno la sezione giornalistica di "Unomattina weekend". Ha conseguito il dottorato in sociologia della comunicazione all’Università di Firenze, e si occupa di comunicazione politica presso la Luiss «Guido Carli» di Roma. Ha pubblicato diversi saggi di analisi dei partiti e di comunicazione politica su riviste italiane e internazionali, oltre a libri tra i quali "Dì qualcosa di destra. Da Caterina va in città a Paolo Di Canio" (Marsilio 2006) e "Cara Bombo. Berlusconi spiegato a mia figlia" (Marsilio 2008).


tag:  coesione nazionale   meritocratico   rivoluzione  


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