Che succede nelle università italiane? Si parla di cacciare i "ricercatori fannulloni", di dare spazio ai meritevoli, si disegnano riforme che possano premiare solo i migliori e punire l'improduttività. C'è un aria nuova, si respira voglia di meritocrazia! Ma allora perché le proteste? Perché i ricercatori italiani hanno deciso di astenersi dalla didattica per protestare contro questa nuova e tanto attesa riforma meritocratica? Sono tutti fannulloni, come recentemente definiti dal rettore della Sapienza?
Due spunti di riflessione:
• Nel mondo accademico italiano, nessuno diventa ricercatore se non scelto da un professore ordinario. Se quindi oggi le università italiane sono affollate da tanti "ricercatori fannulloni" le colpe devono ricadere su una generazione di accademici che ha preferito circondarsi di persone mediocri purché non autonome, piuttosto che brillanti e poco controllabili.
• L'aria di riforma meritocratica è ahimè solo aria, immagine, apparenza. Nella realtà non ci può essere riconoscimento del merito senza possibilità di progressione di carriera, e quest'ultima è impossibile quando mancano le risorse economiche.
I problemi sono quindi sempre gli stessi: mancanza di trasparenza durante il reclutamento dei ricercatori e mancanza di finanziamenti adeguati. E a pagarne le conseguenze saranno (anche qui) sempre gli stessi: gli studenti - attraverso il blocco delle lezioni e degli esami - e i ricercatori, che saranno immobilizzati per anni in una posizione che spesso non riflette la loro qualità e con salari offensivi.
Antonella Viola è direttore del laboratorio di Immunità Adattativa presso l'Istituto Clinico Humanitas di Milano e docente di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.