Insegnare a pescare
Fondi non spesi: è davvero tutta colpa del Sud?
di
Simona Milio e Marco Simoni ,
pubblicato il 5 luglio 2010
Bene ha fatto Giulio Tremonti a ricordare a tutti i danni che un governo incapace arreca alle sue comunità. Al netto del linguaggio colorito del ministro, l’incapacità politica e amministrativa che emerge dai dati è assolutamente scandalosa: al giro di boa del periodo 2007-2013 (i fondi Europei vengono allocati con una programmazione che dura sei anni) sono stati spesi dalle regioni del Mezzogiorno solo 3,6 miliardi di euro, su 44 disponibili e ne sono stati impegnati circa altrettanti.
Tuttavia, poiché la stessa persona che ha lanciato il grido d’allarme è anche ministro dell’Economia, sarebbe molto importante che ci spiegasse perché, nella stessa fase della programmazione precedente, la capacità di spesa era stata pari a circa il doppio. Il 31 Marzo del 2003, ossia a metà strada della programmazione 2000-2006 era stato impegnato circa il 35% dei fondi (17 miliardi di euro – dati IGRUE) , e la parte effettivamente spesa raggiungeva il 12% (circa 6 miliardi di euro). A cosa si deve questo tracollo nella capacità di spesa delle regioni che è coinciso con la gestione di Tremonti delle strutture di governo dell’economia italiana?
Ancor più grave il fatto che i dati del periodo precedente, pur nettamente migliori di quelli odierni, lasciavano comunque l’Italia nella parte bassa delle classifica europea. Nel 2006, al termine del periodo di programmazione, l’Italia era riuscita a spendere solo il 60% dei fondi allocati, contro il 75% di Spagna e Portogallo, e l’82% dell’Irlanda. In altre parole, l’Italia è riuscita a peggiorare in una competizione che la vedeva già in grande ritardo, rispetto alla quale sarebbe necessario uno sforzo straordinario dell’attore pubblico per invertire una perfomance che arreca danni molto seri alla parte più fragile della nostra economia.
Infatti, c’è un altro aspetto delle affermazioni del ministro che lascia perplessi. Sul totale dei 44 miliardi che l’Italia avrebbe la possibilità di spendere all’interno del pacchetto Convergenza, oltre 15 miliardi non sono competenza delle regioni, ma del governo centrale (tramite 7 Programmi Operativi Nazionali e 2 Interregionali Nazionali), 15 miliardi – la maggior parte dei quali ancora non impegnati – di cui il ministro o suoi colleghi sono responsabili.
In particolare, oltre 2 miliardi di questi sono destinati a programmi nazionali che hanno esattamente lo scopo di coadiuvare la capacità di spesa delle regioni, con azioni mirate alla governance, alle azioni di sistema e alle competenze per lo sviluppo. Si tratta, noi crediamo, di uno dei capitoli fondamentali, secondo il famoso detto per cui è soprattutto importante insegnare a pescare.
L’esperienza degli ultimi vent’anni, infatti, ha mostrato che non basta avere soldi da poter spendere, è necessario anche avere la capacità amministrativa per programmare la spesa, trovare le giuste interazioni con il settore privato: piccole e medie imprese, artigianato, agricoltura, per evitare che la spesa sia solo assistenziale o peggio, clientelare, ma che possa essere stimolo ad uno sviluppo ulteriore. Proprio la diversa capacità amministrativa è stata il fattore chiave che ha permesso a regioni come l’Abruzzo e la Basilicata di spendere i fondi europei, e mettere in moto una efficace politica di sviluppo.
Per godere appieno dei vantaggi di efficienza e trasparenza che derivano da un forte decentramento, è necessario che anche lo Stato e i suoi ministri facciano la loro parte fino in fondo, soprattutto prendendosi tutte le responsabilità delle azioni che gli competono. L’alternativa è semplicemente abbandonare a se stessi pezzi di territorio che, se soffrono di ritardi di sviluppo, evidentemente hanno anche limiti amministrativi e burocratici che è ingenuo pensare possano affrontare e risolvere da soli.