Mondo Futuro
I 4 problemi di Obama in Afghanistan
di Steven Schier
pubblicato il 1 luglio 2010

Una settimana fa, il Presidente Obama sostituiva il generale McChrystal con il generale Petraeus a capo delle operazioni in Afghanistan, ed è stata un’abile mossa, il modo migliore per uscire da una difficile situazione. Obama ha allo stesso tempo chiarito che non tollererà insubordinazioni militari e che è determinato a raggiungere il successo militare in Afghanistan.
Ma quest’ultimo impegno arrecherà in futuro guai al Presidente, per almeno quattro ragioni.
Primo, sotto l’uscita di scena di McChrystal si cela il problema reale, le profonde divergenze sulle strategie e tattiche da adottare in Afghanistan. L’aumento delle truppe, deciso da Obama lo scorso anno, era un compromesso tra due posizioni, e queste posizioni rimangono ad oggi inconciliabili. Da una parte Petraeus e altre cariche militari, che chiedevano molti più uomini di quelli che Obama ha approvato. Dall’altra il vice presidente Joe Biden e una parte dei parlamentari democratici, sostenitori di una strategia detta degli “aerei senza pilota”, basata su un uso massiccio delle armi automatizzate e un progressivo ritiro delle truppe di stanza in Afghanistan.
Queste due visioni convivono ancora in seno all’amministrazione Obama, e hanno alimentato discordia e sfiducia sulle decisioni riguardanti l’Afghanistan. La scorsa settimana Trudy Rubin, editorialista del “Philadelphia Inquirer”, l’ha messa così:
Lo staff di McChrystal ha rilasciato al mensile Rolling Stone dei commenti sprezzanti sul Vice Presidente Biden, l’inviato speciale Richard Holbrooke e il consigliere nazionale per la sicurezza James Jones. Il generale stesso ha dichiarato di essersi sentito “tradito” da Karl Eikenberry, l’ambasciatore Usa a Kabul. Obama ha finalmente sottolineato come le dichiarazioni contenute nell’articolo di Rolling Stone “incrinasse la fiducia tra membri dello staff, necessaria a lavorare insieme”.
Quale fiducia? L’articolo mette a nudo serie tensioni tra i consiglieri civili e militari di Obama a Kabul, alimentate a loro volta dalle contrapposizioni di Washington sull’Afghanistan, interne alla Casa Bianca. Queste tensioni rendono impossibile la definizione di una politica coerente e gli americani - come gli afgani - lo sentono.
La seconda ragione per cui ci sono difficoltà in vista per Obama è che non ci sono segnali certi che queste tensioni spariranno, anche con Petraeus a comando delle truppe.
Terzo, Obama ha dato ora molto potere a Petraeus, affidandogli di fatto il compito di portare a casa un successo militare. Sarà molto difficile per il Presidente non sostenere sistematicamente il generale in futuro, anche perché Petraeus ha ottenuto grandi risultati in Iraq. Questo lascia presupporre che Obama potrebbe dover deludere una parte dei Democratici sul futuro dell’Afghanistan, rimandando oltre il 2011 - scadenza da lui annunciata - il ritiro delle truppe statunitensi.
Quarto, anche con uno sforzo militare esteso nel tempo, la vittoria è tutto meno che certa. Petraeus ha già dichiarato che l’Afghanistan è una sfida ancora più difficile di come lo fosse l’Iraq. Se cosi fosse, le possibili, future, difficoltà politiche e militari legate alla situazione afgana potrebbero essere considerevoli per Obama, anche se si dovesse raggiungere una maggiore coesione e unità a Washington e Kabul sulle decisioni da prendere.
Non sarà dunque la mossa astuta di Obama della scorsa settimana a scacciare lo spettro delle immense difficoltà afgane che potrebbero rovinare la sua presidenza nei prossimi mesi.
Copyright "the Atlantic" - Giugno 2010