Quando si parla di ricerca scientifica nel nostro paese, uno dei temi trasversalmente più evocati è quello del rientro dei cervelli, cioè il recupero di scienziati italiani che abbiano già ottenuto brillanti risultati all'estero. Il tema merita certamente attenzione ma la vera risorsa per la ricerca scientifica di un paese moderno è un'altra. La fase più creativa e produttiva della vita di un ricercatore è infatti quella che segue il dottorato di ricerca, al termine del quale il ricercatore post-doc (post-doctoral) è pronto per iniziare una attività di ricerca propria sotto la supervisione di uno scienziato senior.
Negli Stati Uniti, circa il 70% dei post-doc è costituito da ricercatori stranieri. Gli USA attraggono ogni anno decine di migliaia di giovani scienziati che rappresentano una risorsa a costo zero per il paese, in quanto la loro formazione è avvenuta a carico dei paesi di origine. Da noi invece accade il contrario. L'Italia investe molto nella formazione dei ricercatori (il costo per la formazione di un dottore di ricerca è di circa 500.000 euro, senza tener conto della spesa pubblica per portarlo alla laurea). I migliori dottori di ricerca però lasciano l'Italia per un post-doc all'estero che completi la loro formazione, portando così competenze e creatività altrove. Questo sarebbe normale se controbilanciato da un forte afflusso di post-doc stranieri, formati all'estero e pronti a vivere la fase più produttiva della loro carriera nel nostro paese. Tuttavia, l'Italia non riesce ad attrarre ricercatori dall'estero, a causa di retribuzioni non competitive con il resto del mondo (30-50% in meno rispetto al resto dell'Europa) e per l'assenza del privato nel settore biotecnologico.
Il nostro paese sbaglia dunque del tutto l'investimento: da un lato spende molto in termini di formazione - della quale spesso beneficiano altre nazioni - dall'altro non attrae il capitale umano già formato e produttivo. Il bilancio è quindi in netta perdita.
Privato e pubblico dovrebbero quindi lavorare per ricreare un paese moderno e competitivo, in termini di salari e dinamismo occupazionale, capace di attrarre non solo cervelli italiani in fuga, ma soprattutto giovanissimi cervelli stranieri.
Antonella Viola è direttore del laboratorio di Immunità Adattativa presso l'Istituto Clinico Humanitas di Milano e docente di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.