L’abolizione delle province? Miliardi di risparmi
Meno burocrazia fa bene alle spese dello stato
di
Santo Versace ,
pubblicato il 22 giugno 2010
La crisi finanziaria ed economica che colpisce il mondo intero, e che non vede estraneo il nostro Paese, deve consigliare interventi di semplificazione del quadro normativo, delle strutture burocratiche e di disciplina della spesa pubblica attraverso misure che non siano né appaiano di facciata. Per questo ritengo che occorra andare avanti a passo spedito sulla manovra finanziaria oggi in discussione, ma anche compiere un atto di coraggio nei confronti di interventi strutturali, in particolare di uno dei punti dei programmi sia dell’attuale coalizione di Governo che dei più importanti partiti di opposizione: l’abolizione delle province.
E’ da oltre un anno, ormai, che giace alla Camera dei deputati la proposta di legge costituzionale da me presentata per sopprimere le province. Sono tre le considerazioni in merito: la prima riguarda i costi, la seconda la rappresentanza, la terza la semplificazione burocratica. Gli oppositori di questa misura sostengono che il taglio delle province non comporterebbe un risparmio rilevante per le casse dello stato: non è così. E’ stato calcolato, infatti, che le spese per le province ammontano ogni anno a circa 16 miliardi di euro, corrispondente all’1 per cento del PIL italiano. Se rapportata alla spesa pubblica, la spesa per mantenere in vita le province corrisponde a circa il 3 per cento della spesa totale. Sopprimere le province significa quindi ottenere immediatamente un risparmio di denaro dei contribuenti, mantenendo il livello dei servizi integrati attualmente offerti e che potranno essere resi dagli altri enti territoriali con maggiore efficacia. La seconda considerazione in merito alla soppressione delle province, appunto, riguarda la rappresentatività politica degli eletti negli organi provinciali: secondo i sondaggi disponibili è al livello più basso tra quello di tutte le istituzioni. Le province non sono avvertite dal cittadino come un riferimento amministrativo indispensabile, anzi: la stragrande maggioranza dei cittadini, se interrogata sul punto, non saprebbe rispondere circa le competenze amministrative e le funzioni delegate alla provincia. Da qui la terza considerazione: abolire le province significa innanzitutto eliminare un centro di spesa ed un livello di burocrazia. Ripartire le attuali competenze nelle province tra enti territoriali significa semplificazione dei percorsi burocratici e migliore allocazione delle risorse umane.
Già oggi è possibile fare dei piccoli interventi iniziali con la manovra finanziaria, per poi procedere al rilancio della legge per l’abolizione costituzionale delle province. L’idea ha creato un po’ di trambusto all’interno della coalizione di governo, e giustamente il Premier è interessato all’equilibrio di maggioranza. Ma i parlamentari possono fare il loro dovere anche a prescindere dal governo, e sono stati eletti proprio per affrontare le questioni nell’interesse del cittadino. Ho un mantra che mi segue da anni: se a combattere la criminalità ci sono le forze dell’ordine e i magistrati, contro la burocrazia, che crea un danno grave forse quanto quello della criminalità, dobbiamo schierare un esercito di deputati e senatori.
Per uno stato più leggero e meno burocratico, e per cominciare dalla soppressione delle province, dobbiamo dimostrare la necessaria volontà politica e, se del caso, accompagnata da una grande mobilitazione popolare. Sono convinto che se interpellassimo i parlamentari uno per uno la stragrande maggioranza sarebbe d’accordo. Cominciamo allora a farci sentire, nell’interesse dei cittadini che ci hanno eletto.
Santo Versace è deputato PDL e membro della X Commissione attività produttive