Dalla prospettiva delle generazioni giovani, e per chi abbia a cuore il futuro dell’Italia, i comunicati dell’Istat assomigliano sempre di più a dei bollettini di guerra. L’ultimo è stato diramato alla vigilia della festa della Repubblica e forse avrebbe dovuto suggerire una qualche maggiore sobrietà.
La disoccupazione sta ormai riguardando quasi un giovane su tre nel nostro paese, con cifre che crescono a ritmi dieci volte superiori rispetto alla disoccupazione media.
Le ragioni sono evidenti: i primi contratti di lavoro ad essere colpiti dalla riduzione di risorse causata dalla crisi sono quelli a tempo determinato, o atipici di varia natura. Questi contratti riguardano quasi esclusivamente persone giovani che, inoltre, non beneficiano di alcun sostegno al reddito o alla formazione.
E’ ormai urgente porre un freno alla sperequazione generazionale in cui questo paese si sta esercitando da quasi vent’anni. Se non lo si volesse fare per ragioni di giustizia ed equità, lo si dovrebbe fare per ragioni di mera sopravvivenza nazionale, perché un paese che mantiene nell’inattività forzata e nell’assenza di opportunità le sue generazioni più giovani si sta costruendo un futuro di (ulteriore) declino.
Durante gli anni ’90, quando era necessario compiere delle riforme economiche severe per rispondere alle pressioni della globalizzazione, si è deciso di intervenire con importanti interventi di flessibilizzazione del mercato del lavoro e di riduzione della spesa pensionistica che hanno riguardato solamente le generazioni giovani. Oggi, anche per effetto di quelle riforme che hanno ristretto le risorse e le tutele senza tuttavia aumentare le opportunità e stimolare la crescita,
le giovani generazioni stanno pagando i prezzi maggiori alla crisi economica. Il governo appare indifferente a questo tema. La manovra finanziaria appena varata, apprendiamo dalle analisi della
voce.info, si basa in buona misura sulla previsione di maggiori entrate, ben otto miliardi di euro, a seguito di una maggiore lotta all’evasione fiscale. I fondi così recuperati potrebbero essere usati per rispondere puntualmente a questa emergenza e favorire un riequilibrio delle risorse a disposizione delle diverse generazioni, ma il governo ha deciso altrimenti.
Nella parte più propriamente dedicata ai tagli alla spesa, ulteriori significativi capitoli aggraveranno la condizione delle generazioni più giovani: i pesanti tagli alla scuola, il probabile taglio dei contratti temporanei nella pubblica amministrazione, il blocco delle carriere che penalizza anche quei pochi che in questi anni fossero riusciti a trovare spazio come dipendenti pubblici.
Nel frattempo continuano ad aumentare i giovani preparati che decidono di lasciare il paese: l’Italia è il paese Europeo in cui il maggior numero di dottorati decidono di lavorare altrove, con dati di perdita di capitale umano peggiori anche di paesi come la Polonia o la Repubblica Ceca. Aumentano anche i giovani scoraggiati, quelli che perdono la speranza e smettono di cercare lavoro. Tecnicamente sono gli “inattivi”, che non si considerano nemmeno disoccupati, dato che il lavoro non lo cercano più. E’ un quadro molto cupo e preoccupante, che meriterebbe intereventi urgenti, interventi mirati.