di Stefano FeltriAltro che cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà o articolo 18. Per quasi un terzo dei giovani italiani la crisi significa semplicemente disoccupazione. L'Istat calcola che in aprile il tasso di disoccupazione tra i ragazzi con un'età compresa tra i 15 e i 24 anni è arrivato al 4,5 per cento. Per dare un'idea di cosa significa, basta confrontarlo con quello complessivo: 8,9 per cento. I giovani, cioè, pagano la crescita zero e la recessione del 2009 tre volte di più rispetto alla media dei lavoratori. E la situazione continua a peggiorare: il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato di 4,5 punti rispetto allo scorso anno.
L'esercito immobile, poco organizzato e un pò snobbato dai sindacati, finisce per essere invisibile perché si lamenta poco. E quindi il governo ne approfitta nella manovra lacrime e sangue, sapendo che il sangue ci sarà sicuramente ma le lacrime si vedranno poco.
Scrivono Tito Boeri e Massimo Bordignon su lavoce.info: "Chi paga davvero sono i giovani, colpiti dal taglio dei contratti a tempo determinato e dal blocco delle assunzioni e delle carriere nel pubblico impiego (che penalizza soprattutto chi è entrato con salari molti bassi contando sugli scatti di anzianità) oltre che dall'ennesimo rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali. Non una, ma due mani, vengono messe nelle tasche dei giovani".
Eppure di idee in circolo ce ne sarebbero anche per affrontare la situazione. L'associazione Italia Futura, legata a Luca Cordero di Montezemolo, propone per esempio di ripristinare l'Ici sulla prima casa e destinare poi ogni euro di gettito per ridurre le tasse sul lavoro dei giovani, così da incoraggiare l'occupazione.
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