“Un tempo se volevi fare il matto andavi a Hyde Park, oggi invece puoi usare una fondazione”: questo il pensiero del ministro dell’economia Tremonti intervenuto alla trasmissione “Ballarò”. Il quale, a domanda del conduttore, ha poi precisato che il suo riferimento andava letto come una risposta a “chi ha parlato di marziani al ministero dell’economia”.
Siamo onorati di essere stati letti e citati da Tremonti, e particolarmente lieti del paragone con uno dei simboli universali della libertà di espressione e del diritto di parola.
Certo, tra i liberi oratori di Hyde Park sono sempre stati numerosi i visionari e gli squinternati, non di rado capaci tuttavia di cogliere verità semplici nascoste dietro i conformismi. Verità come quella esposta nell'
articolo di Zamjatin sul ministro Tremonti.
Se dopo anni di governo, alla vigilia di una dura manovra economica e in una fase difficilissima per il paese, il Ministro Tremonti spende la maggior parte di una sterminata intervista per autocitarsi e lodare la sua capacità di previsione su ogni evento della storia recente, trascurando di accennare alle tante responsabilità dirette sullo stato drammatico del paese, allora il Ministro si merita pienamente il titolo di marziano. Se lo scandalo del paese sono, tra le altre cose, i falsi invalidi e l'evasione fiscale,
Tremonti dovrebbe spiegare perché è riuscito a fare tanto poco negli otto anni in cui è stato ministro. Giulio Tremonti è certamente a suo agio con filosofi e pensatori politici e dovrebbe dunque rispolverare il concetto di “accountability”, invece di cimentarsi con avvertimenti assai poco british (quel “ne riparleremo” che ci ha riservato in conclusione del suo intervento). Anche perché, come il Ministro certamente saprà,
dalle parti di Hyde Park gli avvertimenti minacciosi sono normalmente accolti da selve di fischi e ironici battimani.