Più trasparenza e meno ingerenze nella pubblica amministrazione

Una proposta per combattere la corruzione

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 1 giugno 2010
immagine documento
Nella pubblica amministrazione due condizioni sono fondamentali - tra le altre - per arginare il fenomeno della corruzione: a) il rafforzamento della dirigenza rispetto all’ingerenza della politica; b) la trasparenza dello stato patrimoniale dei dirigenti che svolgono funzioni di vertice.

Il principio della distinzione tra politica e amministrazione, ricompreso nel principio costituzionale di imparzialità e buon andamento, prevede che alla politica sia affidato il compito di definire le strategie, gli indirizzi e la valutazione dei dirigenti. A questi ultimi spetta la gestione e l’adozione di tutti gli atti amministrativi in piena autonomia e responsabilità nel rispetto della corretta gestione della cosa pubblica. Perché questo si realizzi la dirigenza deve essere fortemente autonoma dalla politica che non può e non deve influenzarne l’azione attraverso possibili condizionamenti anche psicologici come la non riconferma, discrezionale e arbitraria, alla scadenza, nell’incarico. Se il dirigente non ha demeritato deve essere riconfermato nell’incarico, salvo il diritto (motivato) dell’amministrazione di procedere ad una rotazione quando l’incarico sia particolarmente delicato e sia consigliabile una permanenza nello stesso per un tempo limitato per evitare possibili consolidamenti distorti del potere burocratico-amministrativo.

Il secondo aspetto riguarda la necessaria trasparenza per gli incarichi di vertice non solo della retribuzione stipendiale e degli incarichi aggiuntivi, ma anche dello stato patrimoniale.

Di questi elementi utili per arginare il fenomeno della corruzione non solo non c’è traccia nel ddl anticorruzione, ma il governo sembra muoversi verso una direzione opposta.

Con il recente decreto legge sulla manovra economica correttiva, infatti, viene definitivamente meno, per i dirigenti, ogni garanzia dall’ingerenza della politica. Alla scadenza del contratto il dirigente pubblico è rimesso al libero arbitrio della politica, poiché anche se non ha demeritato può essere senza alcuna motivazione assegnato ad altro incarico con una retribuzione inferiore.

E’ questa la meritocrazia tanto voluta dal ministro Brunetta? Può il dirigente essere autonomo dalla politica se questa può decidere liberamente il destino lavorativo e personale dello stesso dirigente? Che fine ha fatto il principio richiamato più volte dalla Corte Costituzione della valutazione oggettiva delle qualità e capacità professionali dei dirigenti?

Se si vuole rendere imparziale l’azione amministrativa si deve rafforzare l’autonomia della dirigenza rivedendo anche l’attribuzione degli incarichi dirigenziali agli esterni. Di tali norme non c’è traccia nei recenti provvedimenti governativi. Perché non pensare ad un sistema di valutazione dei curricula dei dirigenti esterni da parte di organismo autonomo, o ad un parere preventivo sui requisiti espresso dalle competenti Commissioni parlamentari o ancora perché non ripristinare la nomina da parte del Capo dello Stato?

Anche per quanto riguarda la trasparenza delle retribuzioni dei dirigenti le azioni poste in essere dal governo non vanno certamente verso una maggiore trasparenza. Il ministro Brunetta, al quale va il merito di aver imposto la pubblicazione degli stipendi e dei curricula dei dirigenti, ha poi “chiarito” che la pubblicazione dei trattamenti economici riguarda solo le retribuzioni stipendiali con esclusione dei dati reddituali del dirigente, mentre esiste già da anni una norma che prevede per tutti i dirigenti la comunicazione dello stato patrimoniale come avviene per i parlamentari e i componenti del governo.

Forse tale norma (art. 17, comma 22, della legge 127/97), riguardando la generalità dei dirigenti pubblici (comprendendo ad es. anche i medici, i presidi e persino i dirigenti senza incarico), ha avuto come conseguenza una non puntuale applicazione; ma allora perché non circoscriverla ai soli vertice della pubblica amministrazione o a quei dirigenti assegnati ad incarichi particolarmente delicati, anche applicando una idonea sanzione, invece di continuare a far finta che non esista?

Qualcuno ci ricorderà sicuramente il diritto alla privacy, ma quando un dirigente accetta liberamente di svolgere un incarico di vertice nella pubblica amministrazione non può sottrarsi alla più ampia trasparenza. Ma al tempo stesso è necessario introdurre idonee misure di semplificazione delle procedure, di controllo e di verifica dell’attività amministrativa della dirigenza pubblica, di efficaci controlli interni, e di servizi ispettivi con il compito anche di verificare possibili conflitti d’interesse dei dirigenti in relazione agli atti compiuti.

Solo così la pubblica amministrazione potrà riacquistare la fiducia dei cittadini e combattere la corruzione al suo interno senza delegare tale compito, come purtroppo molte volte avviene, al giudice penale.

E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  politica   corruzione   pubblica amministrazione   trasparenza  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

ALTRE SUL TEMA


LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#5 da Luciano De Benedetti, inviato il 4/6/2010
Vorrei solo aggiungere, visto che giustamente in questo sito si parla anche molto di scuola, che è anche essenziale, a mio avviso, introdurre un sistema di valutazione efficace dei dirigenti scolastici, arrivando anche fare decadere il loro mandato qualora non dimostrino di possedere i requisiti necessari. (valutazione che dovrebbe sempre essere svolta da un opportuno organismo autonomo).

#4 da Luciano De Benedetti, inviato il 4/6/2010
Sono un dirigente pubblico del SSN è mi trovo perfettamente d'accordo con quanto esposto da Stancanelli, in particolar modo per quanto riguarda l'organismo autonomo di valutazione. Di recente ho partecipato ad un convegno in cui venivano esposti i risultati di una ricerca da cui si evinceva che nella sanità pubblica il top management prima viene nominato e solo dopo (in media tre anni dopo dal conferimento dell' incarico)gli viene fatto fare (mi pare su base volontaria) un corso di formazione. Tale ricerca "scopriva" anche (ma c'era bisogno di arrivare al 2010 e fare un progetto di ricerca per saperlo?)che invece all'estero PRIMA fanno fare i corsi, con i quali avviene una valutazione e DOPO affidano gli incarichi (ovviamente le modalità cambiano ma il succo è lo stesso). Saluti.

#3 da Alessandro Paoluzi, inviato il 4/6/2010
Il traguardo è sempre il raggiungimento della meritocrazia, di cui già Stancanelli aveva scritto tempo fa. L’idea di un organismo autonomo di valutazione è ottima, sempre che i componenti del panel non siano sottoposti a nomina governativa e siano loro stessi dotati di curricula che ne garantiscano la robustezza professionale e morale. Nell’ottica della valutazione patrimoniale e del riconoscimento di conflitti di interessi, non potrebbe essere attuata una ricerca del dirigente della PA, inteso come persona fisica, tra i componenti di persone giuridiche o, se questo è troppo complesso e labirintico, la sua nomina non potrebbe essere vincolata ad un’ autodichiarazione di appartenenza a persone giuridiche, se in atto, salvo il decadenza dell’incarico? Certo è che questo percorso potrebbe realmente portare ad un recupero della fiducia da parte dei cittadini, sempre che avvenga insieme alla rinuncia da parte dei rappresentanti di governo, centrale e locale, dei benefit e delle ‘prebende’ che attualmente godono. Solo quando questo sarà realizzato il sistema politico e quello dirigenziale della PA potranno riguadagnare una fiducia che ora manca totalmente in maniera trasversale.

#2 da Agostino Ratto, inviato il 2/6/2010
Forse vado fuori tema ma desidero ragionare brevemente su un Ente pubblico che, pur non rientrando nella Pubblica Amministrazione, rappresenta per molti aspetti un centro pubblico di rilevante potere: la RAI, radio televisione italiana.
Parlo della Rai e la accomuno alle nostre Amministrazioni pubbliche che maggiormente presentano sprechi e gestioni criticabili.
Mi chiedo: perchè si parla pochissimo della organizzazione della Rai, non si parla mai del numero dei dipendenti, dei loro contratti e non si conoscono gli stipendi?
Ci vorrebbe un approfondimento su questao tema e sono certo che si conoscerebbero situazioni molto interessanti, come si avrebbe anche la consapevolezza di tecnici e dipendenti molto capaci professionalmente.
Io penso però che si tratti di un calderone pubblico con molte oasi retribuite molto bene, assunzioni misteriose, compresi naturalmente alcuni giornalisti o pseudo tali di valore criticabile.
Chi parla vive tra ingegneri laureati a pieni voti e molto capaci che guadagnano da 1200 a 1500 Euro/mese.
C'è da meditare, indignarsi e reagire all'interno di una associazione come la nostra.
Mi auguro quindi che anche Italia Futura senta la necessità di trattare l'argomento.

#1 da Tommaso Farenga, inviato il 2/6/2010
mi sembra importante spingere in questa direzione: dirigenti di qualità professionale e moralità indiscussa devono essere in prima fila con politici lungirimanti ed onesti per la ricostruzione dell'Italia. Proporrò sul mio giornale on line questo articolo perché, operando nei settori territorio e ambiente, ritengo che debba passare anche da una nuova dirigenza la strategia per la salvaguardia ambientale e lo sviluppo sostenibile.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta