di Irene TinagliLa macelleria sociale è già in atto, a prescindere dalla manovra. E riguarda una fascia di popolazione a cui questo Paese si ostina a non guardare: i giovani. I dati appena resi noti dall'Istat lasciano poco spazio all'ottimismo. Il tasso di occupazione complessivo è calato dell'1,2% nell'ultimo anno, mentre quello dei giovani tra i 15 e i 29 anni dell'8,2%, scendendo al 44%.
Ma il dato più preoccupante va oltre la mera disoccupazione e riguarda i cosiddetti "neet", ovvero i giovani che non sono nè occupati in un lavoro nè inseriti in percorsi di studio o formazione ("neither in employment, nor in education or training"). In Italia sono il 21,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, in larga parte diplomati e laureati: proprio quelli sui quali dovrebbe poter contare un Paese per rilanciare la propria economia. Si tratta in totale di oltre due milioni di giovani che, semplicemente, non fanno niente.
Aspettano. Aspettano forse tempi migliori, mentre intanto le cose che hanno imparato a scuola vengono dimenticate o diventano obsolete, e assieme ai saperi svaniscono fiducia, entusiasmo, voglia di guardare avanti. Questo è un dato drammatico, che avrà conseguenze pesantissime sul futuro di questi giovani e del nostro Paese.
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