Viva il contemporaneo a patto che l'impegno non sia temporaneo
Avviso a privati e governanti
di
Francesco Bonami ,
pubblicato il 27 maggio 2010
Benvenuta la contemporaneità che si respira in questi giorni per le strade di Roma: l’inaugurazione del Maxxi, il Museo Nazionale per le Arti del XXI secolo firmato da Zaha Hadid, l’apertura della nuova ala del Macro progettata da Odile Decq e la fiera “Roma – The Road to Contemporary Art”. Benvenuta la contemporaneità a patto però che sia vissuta come una strada verso il futuro e non solo come una piazzetta per il presente. Celebriamo il grande scoppiettante inizio a patto che sia vissuto come un trampolino di lancio per il domani.
L’attenzione alla contemporaneità è sempre stata – sin dai tempi in cui a Roma c’erano papi e imperatori – energia per il futuro. La contemporaneità serve a progettare il domani e a sviluppare le nostre città in una nuova direzione. La speranza quindi è che a tutto questo si aggiunga una metodologia capace e competente.
L'augurio è che gli eventi di questi giorni non siano soltanto uno specchietto per allodole e allocchi. Gli edifici funzionano se diventano strumenti utili per il vivere civile e non solo segni o segnali architettonici. E’ Il contenuto dei luoghi che li rende importanti per una comunità di cittadini.
Perché la contemporaneità fiorisca e funzioni davvero in Italia la politica deve fare quattro passi indietro dalla cultura e cinque passi avanti sui suoi investimenti. Investire non solo per la comunicazione e il ritorno d’immagine ma investire perché un teatro, un museo o un ente lirico sono strumenti essenziali per il funzionamento di una società. Chiediamo investimenti non solo al pubblico ma anche ai privati. I quali devono comprendere che investire nella cultura non vuol sempre dire investire nella propria immagine ma in quella del paese, nella sua qualità di vita, nell’idea che una società dove la cultura è patrimonio comune è una società migliore anche se non necessariamente più famosa.
Uno dei più importanti curatori e critici d’arte a livello internazionale, già direttore della Biennale di Venezia nel 2003. E' direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, della Fondazione Pitti Immagine Discovery di Firenze e di Enel Contemporanea. E' il primo italiano ad aver ricevuto l'incarico di curatore della prestigiosa Biennale di arte americana al Museo Whitney di New York.