Scuola o vacanza? Vacanza
Guardiamo cosa fanno nel resto del mondo
di
Irene Tinagli ,
pubblicato il 27 maggio 2010
L’istruzione è il principale strumento di crescita e sviluppo di un’economia. Lo sanno bene molti grandi leader mondiali, che su questo tema hanno costruito e impostato non solo intere campagne elettorali ma seri programmi di governo. Da Tony Blair che presentò le sue tre priorità di governo con: “Education, Education, Education!”, ad Obama che ha raddoppiato gli investimenti e intensificato programmi per il miglioramento dell’istruzione.
Ma forse lo sanno un pò meno bene alcuni nostri politici e governanti, che si alzano una mattina e pensano di allungare di un mese le vacanze estive per assecondare le esigenze delle località turistiche o magari delle famiglie che così possono andare al mare a settembre spendendo meno. E’ questa la proposta avanzata dal senatore Costa, che ha incontrato l’apertura del Ministro dell’Istruzione Gelmini.
Non è tanto la proposta in sè a destare sconcerto, quanto la totale superficialità nel modo in cui viene trattata una materia così importante. La prima cosa da valutare quando si pensa a riforme o modifiche della scuola dovrebbe essere l’effetto di tali interventi sui processi di apprendimento dei ragazzi, sulle competenze maturate, sugli effetti sociali e culturali del provvedimento e sulla competitività di lungo periodo del paese. Esistono ricercatori che da anni studiano gli effetti di determinate iniziative educative sull’apprendimento dei ragazzi: perchè non valutarli? Certamente anche gli studi hanno i loro limiti, ma possono almeno servire ad informare e guidare le scelte. Ed è quello che stanno facendo, per esempio, negli Stati Uniti. Il ministro dell’Istruzione americano, Arne Duncan, ha recentemente citato gli studi del professor Harris Cooper (che dimostrano, guarda un pò, che l’assenza prolungata dai banchi di scuola provoca una perdita di conoscenze rilevante), per supportare programmi di studio estivi. Duncan non ha detto niente di straordinario, ha fatto ciò che ci si aspetterebbe da chi ci governa: usare tutte le migliori fonti d’informazione per prendere decisioni importanti.
Ma cosa avrebbe pensato il mondo se il governo americano invece di intensificare l’offerta scolastica e i programmi estivi avesse dichiarato un mese di vacanza in più a settembre “perchè è il mese migliore per andare a Las Vegas?”.
Docente all'Università Carlos III di Madrid, è esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico. È consulente del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, della Commissione Europea e di numerosi governi regionali, enti e aziende in Italia e all’estero.