Il diritto di essere informati

Arriva in Senato il ddl sulle intercettazioni

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 11 maggio 2010
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Qual è il ruolo dell’informazione in una democrazia moderna? Basta l’equilibrio tra i poteri dello Stato (parlamentare, esecutivo e giudiziario) di montesquiana memoria per garantire la tutela dei singoli cittadini dal distorto esercizio del potere? No. Non credo sia sufficiente. Non basta, perché l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il diritto di critica e di controllo della stampa devono essere posti su piani diversi.

Un comportamento che può non venire sanzionato nel codice penale o in un'altra norma può trovare, nel giudizio della pubblica opinione, una sanzione politico-morale. Per questo è giusto che in una democrazia moderna non si ponga alcun limite alla libertà di informazione, in particolare sugli uomini pubblici e di governo, purché si abbia sempre il rispetto per la dignità delle persone e l’onestà di fornire un quadro completo delle informazioni, consentendo ai lettori di elaborare un autonomo giudizio. Anche per la stampa deve valere il principio che il potere non deve mai sconfinare nell’abuso e nel libero arbitrio.

E’ anche necessario che vi sia una correlazione tra l’informazione e l’utilità sociale (anche istituzionale) della notizia, del fatto comportamentale oggetto della notizia.

L’opinione pubblica deve poter conoscere i fatti e le circostanze, anche non penalmente rilevanti, ma che possano costituire verso il politico un elemento di giudizio secondo i valori che ogni singolo individuo riconosce per la gestione della res publica.

Il diritto d’informazione non può spingersi, utilizzando notizie processuali, a farci conoscere le abitudini sessuali o i fatti intimi di un presidente di Regione che non rilevano sulla sua capacità di governo, ma deve farci capire se queste abitudini possano rendere quel politico ricattabile e vincolarlo nel libero esercizio del potere discrezionale, nell’adozione dei provvedimenti che favoriscano o ledano qualcuno.

L’opinione pubblica deve poter sapere se un ministro della Repubblica, pur al di fuori di ogni fattispecie penale, abbia ricevuto favori o sia stato (nell’ipotesi più favorevole) circuito, perché anche questo può e deve essere un elemento di giudizio verso gli uomini che vogliono governare e decidere per altri uomini.

Se queste posizioni (giudizio penale – giudizio politico) sono poste su piani diversi lo sono viepiù rispetto ai tempi di conoscenza degli stessi. Ci sono alcuni comportamenti, e qui il garantismo deve essere massimo, che potranno essere conosciuti nel processo ma non essere penalmente rilevanti, e che hanno bisogno, perché ciò sia chiarito, dei necessari tempi processuali (che certamente dovrebbero essere i più brevi possibili). Tali comportamenti, però, possono avere, per i fatti che si vengono a conoscere, una forte rilevanza politica. La politica non può attendere i tempi processuali per quanto brevi possano essere. Il tempo non è una variabile indipendente per il giudizio politico sui comportamenti etici della classe dirigente.

La trasparenza nei comportamenti degli uomini di governo non può attendere alcune volte e in relazione a specifiche circostanze, giudizi processuali, ma deve essere sempre posta in essere per consentire un giudizio sociale il più possibile immediato rispetto alla conoscenza del fatto e pertanto deve essere sempre conoscibile anche grazie alla libertà d’informazione. Le conseguenze politico–istituzionali saranno rimesse alla coscienza e alla sensibilità dei singoli politici interessati.

Vengo ora brevemente al disegno di legge c.d. sulle intercettazioni telefoniche come approvato dalla Camera dei Deputati ed oggi in discussione al Senato, in particolare per gli aspetti che riguardano i funzionari e i pubblici amministratori.

Un reato commesso da un pubblico ufficiale o da chi riveste un incarico di governo (sindaco, presidente regione, ministro ecc.) è un atto che ha in sé un profondo disvalore sociale, perché compiuto da chi ha la fiducia dei cittadini per gestire il bene comune e non ammette attenuanti. I comportamenti illeciti posti in essere dai pubblici funzionari minano profondamente le basi della società e rompono quel rapporto indefettibile nelle società moderne di reciproca fiducia tra governati e governanti con effetti devastanti.

Per questo motivo è sbagliato porre limitazioni all’ammissibilità delle intercettazioni telefoniche per i delitti contro la pubblica amministrazione; è sbagliato non poter far conoscere i fatti nel momento in cui gli atti non sono più secretati e rinviare la conoscenza al dibattimento processuale; è sbagliato che il giornalista sia perseguito per aver pubblicato i fatti di cui sia venuto a conoscenza, limitando il libero esercizio del diritto di informazione. Va in questo caso perseguito chi, tenuto al rispetto del segreto istruttorio, è venuto meno ai suoi doveri.

Al tempo stesso si vincoli il diritto di informazione al principio di etica professionale, con la consapevolezza che esso può essere, in alcune circostanze, un’arma che può compiere danni irreparabili all’immagine e all’equilibrio psico-fisico delle persone. Ci si limiti alla notizia strettamente utile al giudizio politico-sociale, non a ciò che rileva nella sfera intima e personale, non si coinvolgano soggetti terzi estranei ai fatti pubblici, sia a questi ultimi dato il tempo processuale per dimostrare l’estraneità ai fatti.

Non potrà mai essere cancellato dai nostri ricordi quel padre sbattuto in prima pagina accusato di abusi sessuali verso la figlia di due anni perché un medico superficiale non ebbe la capacità di riconoscere e distinguere un abuso da un male incurabile. Dopo poco tempo a quel padre non rimase altro che piangere il ricordo di una figlia precocemente scomparsa, con la triste consolazione delle pubbliche scuse dell’allora Capo dello Stato Francesco Cossiga a nome di tutti gli italiani.

Questa storia che, ammetto, ho ricordato a fatica, ci ha insegnato poco o nulla.

Non cerchi la politica di limitare il diritto all’informazione, ma sia la stessa libera stampa, siano gli stessi giornalisti, sia chi ha un compito così bello, importante, e al contempo gravoso, a darsi un vero codice etico e morale, siano essi stessi a contribuire alla rinascita di questo Paese. Diano il buon esempio alla politica, mettano da parte il giornalismo urlato, di parte, ideologico: concordino tra di loro una tregua.

Se la stampa è un potere autonomo si autoregoli. I giuristi la chiamerebbero autarchia, gli uomini coscienza.

E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  libertà di stampa   sfera privata   democrazia   gossip   intercettazioni  


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#6 da Agostino Ratto, inviato il 4/6/2010
E' consolidato il concetto che il cittadino debba essere informato dei fatti da parte dei giornali, delle radio e delle televisioni.
ma io spingo il pensiero anche verso i dibattiti televisivi che vedono fronteggiarsi politici dei vari schieramenti oppure giornalisti , anche loro su opposte rive politiche.
però fate caso ai dibattiti, vi sono lunghe disquisizioni e quasi sempre gli interessati non rispondono direttamente al presentatore o a chi pone le domande.
I discorsi volano e la verità non si rivela, anche quando è evidente, cchiara e semplice.
A questo punto io ho una proposta provocatoria che potrebbe senz'altrorendere palese la verità.
Nello studio televisivo fare accomodare accanto ai politici di turno almeno 5 "pasdaran" muniti di fruste.
Ad ogni risposta poco chiara, fuorviante o falsa farli scatenare con le fruste.
Pensate che la verità e la chiarezza possano così venire a galla?
Credete che io sia esagerato?
Siamo arcistufi delle faalsità imperanti che vengono soffiate nell'etere o su alcuni giornali da definire meschini.
A mali estremi estremi rimedi!

#5 da Carlo Giovanardi, inviato il 24/5/2010
L'informazione deve essere libera in assoluto, non deve esserci limite per legge su come informare con quali contenuti e in che tempi. Se qualcuno sbaglia o abusa dovrà pagare secondo le leggi già in vigore. La notizia è falsa è una calunnia viola la privacy si pagherà per il danno arrecato. Pensiamo a come rendere la nostra giustizia celere corretta moderna e funzionale. Più che normare ogni singola attività facciamo in modo che sia possibile avere giustizia velocemente ed efficacemente. Troppe leggi spesso in contraddizione tra loro determinano solo l'alibi per ricorsi ed interpretazioni, consulenze e perizie, bloccando o rallentando i processi.

#4 da capuano simone, inviato il 15/5/2010
Egregio Stancanelli condivido il suo pensiero,mi permetta solamente di osservare che il drammatico caso del padre accusato ingiustamente di abusi sessuali sulla propria figlia e per questo sbattuto in prima pagina è si un esempio di come l’informazione può danneggiare moralmente(ed anche fisicamente) una persona del tutto innocente,ma non ha nulla a che vedere con le intercettazioni.
Di per se le intercettazioni sono un valido strumento a disposizione della magistratura inquirente, non è il presunto abuso di eccesso di intercettazioni e dei relativi costi ad inficiarne la validità ma è l’uso improprio che spesso si fa delle intercettazioni.
Sarebbe sufficiente una migliore regolamentazione che preveda :
una scelta accurata delle aziende che devono svolgere il servizio(tutti hanno potuto leggere come il Presidente Berlusconi era venuto in possesso di intercettazioni riguardanti i suoi avversari politici e come le abbia utilizzate facendole pubblicare sul giornale di famiglia);
una selezione accurata del personale che deve ascoltare e compiere tutte le attività connesse alla registrazione;
una raccolta delle intercettazioni ben custodite non solo dal magistrato ma anche da un responsabile del procedimento che deve garantire la riservatezza massima delle registrazioni;
una lettura delle registrazioni da parte del magistrato che deve immediatamente cancellare tutte le parti inutili e private in particolare quelle che riguardano persone non sottoposte ad indagine.
Dopodichè quando le intercettazioni saranno disponibili alle parti interessate dell’indagine potranno essere anche pubblicate.
Il vero problema e che la legge sulle intercettazioni non solo è una legge bavaglio ma un grave attacco alla vita democratica di un paese che ha la necessità di una autentica e maggiore trasparenza del pubblico.
Ho avuto modo di ascoltare gli sgangherati interventi di esponenti del Pdl in difesa di questo becero disegno di legge ;hanno il vezzo del loro capo:mentire.
Hanno fatto passare,specialmente su programmi della RAI, il messaggio di un grande fratello che ascolta i fatti di tutti gli italiani;si sono attaccati alla difesa della privacy come se effettivamente tutti gli italiani fossero ascoltati e poi sbattuti in prima pagina,senza parlare del leitmotiv dei costi esorbitanti per realizzare il servizio e quindi un grande spreco da parte della magistratura.
In ordine ai costi del servizio ed ai benefici ricavati,un magistrato che opera in Calabria ha spiegato con pacatezza e serietà che privi o limitati nelle intercettazioni gli operatori di giustizia e del servizio di ordine pubblico se volessero sopperire con pedinamenti 24 ore su 24 di migliaia di soggetti indagati o indagabili i relativi costi di questo servizio (ammesso che ci fossero gli uomini disponibili) sarebbero di gran lunga superiori ai costi delle intercettazioni.
Quindi il vero problema è non far indagare(almeno su determinati settori);spero che nessuno abbia dimenticato la pesante protesta di alcuni mesi fa dei poliziotti che lamentavano di non avere i mezzi per svolgere il proprio lavoro e non gli venivano pagati gli straordinari.
Il disegno di legge ha un solo scopo evitare intercettazioni dei politici,dei funzionari corrotti e degli affaristi.
Chi voterà questa legge si macchierà pesantemente perché non farà un buon servizio al paese specialmente in questo particolare momento dove sta emergendo una grande e diffusa corruzione,la cui sola paventata legge anticorruzione(tutta da approvare) non eliminerà il sistema se i magistrati non avranno la possibilità di ascoltare come si svolge l’intreccio del malaffare,che peraltro diventa sempre più raffinato e quindi più difficile da provare da parte degli inquirenti;il caso della compartecipazione all’acquisto delle case lo comprova in modo ineccepibile.



#3 da Rocco Iacovella, inviato il 12/5/2010
Concordo con la seguente affermazione: "è giusto che in una democrazia moderna non si ponga alcun limite alla libertà di informazione, [...] purché si abbia sempre il rispetto per la dignità delle persone e l’onestà di fornire un quadro completo delle informazioni". Tuttavia, mi domando: non è proprio questo un limite? Anzi, il limite della stampa? Intendiamoci: non che non sia d'accordo su questo punto (l'ho detto fin dall'inizio), ma mi pare d'aver capito che la stampa - in quanto tale - può (e dovrebbe) solo auto-regolarsi. Difatti, leggiamo: "Se la stampa è un potere autonomo si autoregoli". Ora, la stampa può essere così autonoma (dal potere politico, evidentemente) da autoregolarsi? E' pur vero che essa è fatta dai giornalisti che in-formano l'opinione pubblica. Il ruolo della libertà di stampa e il giudizio che l'opinione pubblica si forma intorno ai vari eventi, come possiamo notare, ci offrono lo spunto per riflettere sull'essenza stessa della democrazia moderna. Un caro saluto a tutti

#2 da ennio, inviato il 12/5/2010
Questo è un discorso molto più ampio di quel che sembra, a mio parere. E' condivisibe il fatto che chi ha ricevuto mandato dai cittadini di rappresentarli abbia una condotta morale giusta e qualora non lo faccia, venga sottoposto a pubblico giudizio, sopratutto se lo fa per farsi i suoi interessi. Ma è anche vero che in Italia se un amministratore vuole fare qualcosa (qualsiasi cosa) è davvero difficle farlo rispettando tutte le regole esistenti!!ad esempio: in base alla legge 81 (quella sulla sicurezza sul lavoro) quanti edifici, sia pubblici che privati, oggigiorno potrebbero restare aperti?praticamente zero.. sono tutti fuori norma.. e allora un sindaco cosa dovrebbe fare, non avendo i soldi per la messa in sicurezza, chiudere tutto?scuole ospedali enti attività private ecc?? eppure se succede qualcosa.. poi la colpa e sua e si troverebbe giudicato colpevole!!il vero problema, spesso, sono le norme stesse.. perchè si rischia di non fare niente per paura di sbagliare..

#1 da Giulio Portolan, inviato il 11/5/2010
In questo intervento si parla del rapporto tra informazione e reati. Io vorrei completarlo con riferimento ad un altro aspetto di questo rapporto. La magistratura e gli apparati inquirenti e investigativi dello stato dovrebbero poter accere alla lettura dei conti correnti di tutti i cittadini. Una commissione (provinciale) composta da giudici e psicologi valuterà, per ogni reato, caso per caso, se procedere (anche alla divulgazione di notizie), in base al triplice criterio dell’utilità per lo stato, della sicurezza della società, e della libertà, dignità e fragilità della persona coinvolta. La legge è uguale per tutti, ma non tutti gli uomini sono uguali tra loro. Si eviterebbe, ad esempio, in questo modo, di ledere all’immagine di un politico e, quindi, del Paese, per questioni di poca importanza.



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