Mondo Futuro
Il Tea Party, con una differenza
di Thomas L. Friedman
pubblicato il 4 maggio 2010

Ho provato a capire cosa fosse il Tea Party Movement. Sembra un mucchio di persone arrabbiate che vogliono che il governo esca dalle loro vite e chiedono tagli sia alle tasse che al debito pubblico. Non c’è niente di male in questo - anche se qualcuno si meraviglierà di dove fossero negli anni in cui governava Bush. Ma non importa. Sono certo che, come altri simili movimenti di protesta, il Tea Party otterrà un risultato che oscilla tra il 10 e il 20 per cento alle prossime elezioni.
Ma se il movimento intendesse davvero andare oltre, attraendo a sé molti giovani e diventando qualcosa di più di uno spassoso passatempo per Fox News, avrei un suggerimento:
Diventate il Green Tea Party.
Sarei felice di disegnarne il logo per le magliette e di scriverne il manifesto. Il logo è semplice. Mostrerebbe giovani americani che gettano barili di petrolio importato dal Venezuela e l’Arabia Saudita nelle acque del porto di Boston.
Anche il manifesto è facile da immaginare: “Noi del Green Tea Party crediamo che il modo più efficiente di aumentare il livello di sicurezza nazionale e di stimolare l’economia degli Stati Uniti sia di imporre una “tassa patriottica” di 10 dollari su ogni barile di petrolio importato, destinando le somme generate al rimborso del debito pubblico.”
L’America importa attualmente 11 milioni di barili al giorno, circa il 57% del nostro fabbisogno totale - principalmente da Canada, Messico, Venezuela, Arabia Saudita e Nigeria. Pochi giorni fa Thomas Boone Pickens ha dichiarato al Congresso che: “Il nostro deficit commerciale per il mese di gennaio 2010 è di 37,3 miliardi di dollari - di cui 27,5 miliardi sono soldi che abbiamo spedito all’estero per importare petrolio.”
Se decidessimo di tassare ognuno di questi barili, calerebbero di sicuro i consumi, smetteremmo di arricchire cattivi regimi, rafforzeremmo il dollaro, renderemmo l’aria più pulita e il clima più stabile, stimoleremmo lo sviluppo di fonti di energia domestica e rinnovabile, aiuteremmo sia a promuovere la diffusione dei veicoli elettrici che a far crollare il valore globale del petrolio (il che colpisce l’Iran e aiuta la parte più povera dell’Africa), e potremmo usare i proventi di questa tassa per ridurre il debito. Sarebbe una vittoria su tutta la linea.
Il Green Tea Party potrebbe così dichiarare: “Abbiamo il nostro piano per la sanità pubblica - un piano che migliori la salute statunitense promuovendo allo stesso tempo la sicurezza energetica, la sicurezza economica e la sicurezza ambientale.”
“Pensateci”, ha detto Carl Pope, il presidente del Sierra Club. “Il tè verde è pieno di antiossidanti”, che in molti credono capaci di ridurre i rischi di tumori e malattie cardiovascolari. “E’ davvero buono per la vostra salute”. E un Green Tea Party, ha proseguito, potrebbe essere buono per la salute del Paese “canalizzando molte sue energie e le forme meno convenzionali di impegno politico” allo scopo di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio.
Sì, lo so, sto sognando. Il Tea Party Movement guarda ai falchi della destra - seppur libertaria - e non sosterrebbe mai un disegno di legge sull’energia che imponga una tassa sulle emissioni di carbonio.
Se ci sarà mai un Green Tea Party, dovrà dunque emergere da un’altra area politica - il centro radicale, che si impegni a concepire la politica in un modo diverso. Mossi da quest’impulso, i senatori John Kerry, Lindsey Graham e Joseph Lieberman hanno forgiato una proposta di legge bipartisan su clima/energia/occupazione che merita il sostegno energico di un Green Tea Party di centro per poter diventare realtà.
Quest’importante disegno di legge doveva essere presentato dai tre senatori lunedì (26 aprile), ma è stato deciso di posticipare l’evento nella serata di sabato per via della furia del senatore Graham quando ha appreso che il capogruppo democratico al Senato, Harry Reid e la Casa Bianca stavano declassandolo nell’agenda parlamentare, ponendo al primo posto una controversa proposta di legge sull’immigrazione.
Se è quello che l’amministrazione Obama sta facendo - guadagnare con mezzi politici di poco conto qualche consenso tra gli ispanici - è una farsa. La proposta bipartisan sull’energia è pronta. E’ lontana dall’essere perfetta. Anzi, è una vergogna che l’industria dei combustibili fossili abbia ancora tanta influenza sul Congresso da poterla modificare. Ma è quanto di meglio possiamo attenderci ora, è comunque un necessario primo passo. Tuttavia, senza un Green Tea Party di centro - che alzi la voce per ridurre le emissioni di carbonio come fa il Tea Party per ridurre il debito pubblico - questa proposta non verrà mai approvata.
Il disegno di legge introduce una tassa sul carbonio e altri mezzi per regolare le emissioni di CO2 di vari settori dell’economia, senza però un sistema di “cap and trade” che riguardi l’intera economia. L’obiettivo della proposta è di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 17% (rispetto ai livelli del 2005) entro il 2020. Per ottenere un largo consenso dovrà anche incrementare la produzione domestica di petrolio, gas naturale ed energia nucleare e offrire sgravi fiscali alle imprese che investono sull’efficienza energetica dei loro impianti e creano posti di lavoro “verdi”.
“Non esiste una proposta che potrebbe essere approvata oggi - o nel futuro immediato - che generi una quantità di energia pulita tale da produrre sul cambiamento climatico l’impatto di cui abbiamo bisogno”, ha dichiarato il fisico Joe Romm, che anima il blog climateprogress.org ed è l’autore del lungimirante libro - appena uscito - sull’argomento, “Straight Up”. “Non siamo semplicemente abbastanza preoccupati per fare il necessario, che sarebbe lo sviluppo e la produzione a tempo pieno di ingenti quantità di energia a basse emissioni di carbonio, sfruttando anche l’efficienza energetica, per il resto del secolo.”
Il motivo per cui un Green Tea Party dovrebbe aggregarsi per sostenere la proposta di legge, ha dichiarato Romm, è perché fisserebbe un prezzo sulle emissioni di carbonio e stimolerebbe la diffusione di tecnologie “pulite” - come i veicoli ibridi, batterie per motori elettrici, e l’energia solare - ad una scala sufficiente per permettere agli Stati Uniti di produrre già a regime quando l’importanza e la concretezza dei cambiamenti climatici diventerà ovvia agli occhi di tutti.
In poche parole, la proposta di legge è un primo passo fatto nella giusta direzione: la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e l’ampliamento delle tecnologie che permettono di produrre energia pulita, così da poter competere con la Cina in questo nuovo settore dell’economia globale. Non è perfetta, ma non è nemmeno da buttare. E se non iniziamo ora, ogni pannello solare, automobile elettrica e pala eolica che acquisteremo, quando gli effetti del cambiamento climatico si faranno davvero sentire, avrà il manuale d’istruzioni scritto in cinese. Go Green Tea Party.
Copyright The New York Times. 27 Aprile 2010.