Sanità regionale ma tutela nazionale per garantire gli standard di qualità
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Ministero della Salute
In un sistema sanitario sempre più federale è indispensabile il ruolo centrale del Ministero della Salute. Il suo compito è quello di svolgere adeguatamente i compiti di programmazione, indirizzo e controllo per fornire alle Regioni e ai singoli professionisti gli standard di riferimento per tutte le pratiche assistenziali.

Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari
Diffondere le migliori pratiche assistenziali e monitorare i meccanismi di formazione continua dei professionisti. Per raggiungere questo obiettivo bisogna rafforzare il ruolo dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari che deve supportare, sia il Governo nazionale sia quello regionale, nella valutazione dei risultati dell’assistenza e nella riduzione delle disuguaglianze.

Agenzia Nazionale per la valutazione delle tecnologie sanitarie
Creazione di una tecnostruttura nazionale di riferimento che valuti, anche in collaborazione con analoghe agenzie internazionali, le nuove tecnologie sanitarie da introdurre e quelle obsolete da abbandonare. In un contesto federale, nel caso che singole regioni o province avviino le proprie strutture a livello locale, il ruolo dell’Agenzia sarà quello di coordinarle tra loro.



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#13 da Massimo Dal Bosco, inviato il 26/9/2011
Perché non si può copiare? Dalla Germania: 1-praticamente tutte le strutture mediche (a parte quelle di pura ricerca) sono private 2-esistono molte assicurazioni (che si finanziano con le trattenute dallo stipendio) con un portafoglio standard di prestazioni garantito. Il cittadino sceglie quale assicurazione avere e può cambiare ogni anno 3-contrattazione del prezzo standard per prodotti e servizi effettuata centralmente (con conseguenti economie di scala) Effetti: 1-il cittadino sceglie liberamente da chi andare per essere curato. Il medico/ospedale che lavora male perde clienti e chiude (e ci sono siti internet che informano) 2-notevole incremento della qualità (attenzione al paziente, tempi di attesa, servizio) 3-eliminazione totale del nero (niente fattura niente pagamento) Perché no? Non mi risulta che in Germania ci sia un sistema sanitario "per soli ricchi" come si intende negli Stati Uniti.

#12 da Piero, inviato il 26/8/2011
Sono pienamente d'accordo con quanto scrive Giuseppe Fiore perché sicuramente Lui è un osservatore interno e descrive bene il "bug" che affligge gli Ospedali pubblici. Occorre meditare su questo perché negli ultimi anni questi pseudo-politici (Direttori generali) hanno riempito gli ospedali di organizzazioni collaterali che niente anno a che fare con l'assistenza ai malati e parlo di ingegneri della "qualità", ingegneri clinici, avvocati per il "rischio clinico", amministrativi, giornalisti e politici che si occupano solo di esportare una bella immagine dell'ospedale ma che a nessuno importa qualcosa del paziente. Occorre ridare la gestione della sanità in mano alle categorie che si occupano realmente dell'assistenza ai pazienti (Medici ed infermieri)e saranno loro a trovarsi le referenze necessarie (amministrativi, avvocati, ingegneri ecc.) se saranno realmente necessari.

#11 da Riccardo Batistini, inviato il 29/4/2011
La sanità non dovrebbe essere percepita come spesa, anche se esistono degli sprechi in alcune realtà, ma dovrebbe essere percepita opportunità di sviluppo economico e sociale attraverso l'implementazione della ricerca, innovazione tecnologica, formazione e informazione sanitaria. Questa è una sanità all'avanguardia e che produce salute di eccellenza e ricchezza economica
Riccardo Batistini

#10 da Riccardo Batistini, inviato il 29/4/2011
La sanità non dovrebbe essere percepita come spesa, anche se esistono degli sprechi in alcune realtà, ma dovrebbe essere percepita opportunità di sviluppo economico e sociale attraverso l'implementazione della ricerca, innovazione tecnologica, formazione e informazione sanitaria. Questa è una sanità all'avanguardia e che produce salute di eccellenza e ricchezza economica
Riccardo Batistini

#9 da Riccardo Batistini, inviato il 29/4/2011
Per migliorare il nostro sistema sanitario occorre inziare a pensare che la sanità non è soltanto una spesa, ma è ricerca, innovazione tecnologica, formazione ed informazione. Tutto questo si trasforma in investimento per il futuro. Questa è la nuova politica, lungimirante che raccoglie le sfide e propone nuovi orizzonti.

#8 da vincenzo di serafino, inviato il 14/4/2011


Le liste di attesa e il governo dell’offerta in sanità


E’ una legge della fisica : più si dilata l’imbuto dell’offerta più aumenta la richiesta di prestazioni . Questa è anche la conseguenza della medicalizzazione della nostra società , indotta dalla cultura mediatica massificante che ha generato la richiesta della soddisfazione di una esigenza inpropria sia per scarsità di mezzi finanziari che per inappropriatezza : lo screening di massa .
Tradotto in pratica il cittadino conferisce con il proprio medico curante con pretese indotte che superano le competenze dell’esercizio della medicina classica e dall’altro lato opera il sanitario che in genere esercita demandando sia per soddisfare le richieste dell’utente già confezionate sia per autotutelarsi . Da qui si genera l’aumento progressivo della richiesta di offerta prestazionale in tutti gli ambiti dell’universo sanitario .
Nella storia recente dei sistemi di accesso alle prestazioni sanitarie i centri unici , meglio noti come CUP , sono stati i primi organismi ad operare ; si sono dilatati nel tempo e in funzioni fino ad avere una crisi di crescita ad esito implosivo . In effetti i cup dove sono stati presenti hanno avuto autonomia operativa e sono arrivati a prenotare di tutto , anche viaggi o quant’altro .
Per meglio gestire la crescente richiesta prestazionale le aziende con tradizionale presenza di sistemi prenotativi col tempo hanno abbandonato il modello cup , che per natura operava su un sistema largo , per realizzare un sistema a gestione diretta denominato Centro Aziendale di Prenotazione o CAP con personale proprio e a gestione tipo reparto .
Nel CAP il mezzo di controllo filtrante per l’accesso alle prestazioni di diagnostica o di prestazioni specialistiche di primo livello è di pertinenza solo del medico di medicina generale . Questa è una figura che riveste un ruolo centrale nel riordino del settore delle prenotazioni e delle liste di attesa in sanità . Il medico di base prescrive e prenota direttamente , utilizzando una rete intranet aziendale e codificando l’urgenza della richiesta con un codice a raggruppamento omogeneo di attesa. Sull’altro versante del sistema opera il CAP (centro di prenotazione aziendale ) formato da figure professionali preposte e capaci di procedere ad una prima verifica dell’appropriatezza delle richieste.
Il sistema così riassunto non è teorico , è attuato con successo in ASL quali Cesena ed Ancona dove alla fine degli anni novanta aveva operato Il gruppo dell’Ing. G. Mari ( ex ASL Teramo ) , che aveva redatto un progetto tipo per le ASL abruzzesi , ma mai attuato perché referenziato da professionisti non graditi alla classe politica regionale dell’epoca e per di più ritenuti capaci , con atti di comando , di operare solo in ambiti marginali quali le dipendenze .
Oggi con intelligenza e sensibilità l’argomento è stato riaperto dal nuovo assessore alla sanità e si spera che nello sviluppo futuro faccia tesoro delle esperienze e degli studi aggiornati sull’argomento .
Vanno bene le farmacie e dopo di queste per essere più capillari sul territorio si possono coinvolgere i centri sociali e le chiese di qualsiasi culto , ma attenti ! Questi erano sistemi validi per i cup . Nei Centri Aziendali la richiesta di prestazione è una competenza specifica del medico di medicina generale , che nell’ottica gestionale di un sistema cap andrebbe incentivato a prenotare direttamente , sia perchè unico competente per il codice di accesso a raggruppamento per ridurre l’attesa , sia per un costante controllo dei report e degli elementi di spesa . Questo sistema permetto un accesso costante al budget del professionista convenzionato.
Le ultime ricerche effettuate hanno evidenziato come , in netta maggioranza , siano le fasce deboli della popolazione , quelle con meno strumenti culturali ed economici , a ricorrere alle cosiddette prestazioni specialistiche di primo livello .
Inoltre si è appreso come queste siano in gran parte ascrivibili alle cosiddette cure primarie , quelle cioè di pertinenza dei medici di base e dell’insieme dei servizi territoriali .
Proprio queste fasce deboli della popolazione accedono con maggiore difficoltà alle prestazioni specialistiche di diagnosi , cura e riabilitazione , di secondo e terzo livello dove è maggiormente garantita l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni .
Quindi bisogna stare molto attenti , al fine di non rendere ancora più “ingiusto” il sistema . In effetti il rincorrere acriticamente una domanda crescente può mettere insieme vari interessi , ma rischia di dilatare un’offerta impropria e inappropriata riservandola a coloro che hanno meno potere contrattuale sociale , mentre a chi ne ha di più è maggiormente garantito l’accesso a cure appropriate . Si perpetuerebbe così una forte disuguaglianza sul terreno dei diritti .
La soluzione è nell’approccio politico , culturale e tecnico che porti a una rivisitazione del governo dell’offerta . Ciò vuol dire che vanno potenziati i servizi di prevenzione ; quelli afferenti alle cure primarie , favorendo e sviluppando forme di collaborazione tra i medici di base e le strutture erogatrici di prestazioni , definiti i codici di accesso in base alla sospetta gravità e urgenza della patologia , riconvertendo risorse , ridefinendo la funzione di ospedali piccoli e di scarsa efficacia in strutture aperte all’intervento di curanti a forte gestione infermieristica con supporti specialistici di primo livello operanti almeno nell’arco delle dodici ore anche attraverso day hospital diagnostici .
Gli ospedali di alta specializzazione potrebbero così potenziare l’offerta di percorsi più impegnativi , aumentando la possibilità di accesso a tutti i cittadini utenti .

#7 da Antonio Caputo, inviato il 26/11/2010
La vicenda organizzativa, di mezzi e risorse, deve coniugarsi con il rispetto dei diritti delle persone e in tale dimensione, ritengo importante la valorizzazione della figura del Difensore Civico Regionale, quale strumento di garanzia della legalita' e della trasparenza, ma anche tutore di diritti fondamentali.

#6 da gladio, inviato il 25/11/2010
Io credo che la soluzione sia estremamente semplice ed efficiente in realtà... Credo che chiunque di noi sia stato in un ospedale, e se avete prestato un minimo di attenzione, avrete sicuramente notato che nella stessa struttura ci sono reparti di assoluta efficienza ed avanguardia con personale super qualificato, e magari due piani più su o più giù, reparti da girone dantesco. Ora chi gestisce i reparti d'efficienza? e perché rispetto a gli altri sono d'eccellenza? è la domanda che bisogna porsi, la struttura organizzativa di un ospedale è piramidale proprio come quella di un azienda, ora chi deve svolgere funzione di controllo perché non interviene? Se il ministero ha voluto rendere la sanità come Als (Azienda sanitaria locale), Asp (azienda sanitaria provinciale) perché non le fa funzionare come tali e ciò è come aziende. Se in un azienda un dipendente non rende non produce non è efficiente viene richiamato, se non è in grado di svolgere il compito che gli è stato assegnato viene ri assegnato in fine se è completamente inetto e pericoloso per i i colleghi di lavoro viene licenziato, perché questo semplice principio non può essere applicato efficacemente alla sanità? Trovo ridicolo che nella sanità pubblica ci sia qualcuno che compri una tac per un reparto che fa 20 tac all' anno....quando dovrebbe ammortizzare il costo di quel apparecchiatura? non sarebbe più logico che mettesse il cittadino in condizioni di fare lo stesso esame in un altro ospedale più centrale? se in due ospedali si compra un elettrocardiografo come è possibile che in uno costi 10 ed in un altro 100? non è che a qualcuno sia venuto il dubio che chi ha pagato 100 magari è un idiota o un corrotto? io non trovo immorale che qualcuno provi a "fottere" il sistema ma trovo immorale che il sistema lo stato si lasci "fottere". Il sistema è fondato su una dirigenza vecchia fatta di gente che non ha alcuna capacità di innovare che si trova in posti di potere solo per favori politici e parentali il nocciolo della questione è solo questo... come diceva un noto comico: > Il problema e che non si vuole risolvere la situazione sanitaria perche troppi interessi verrebbero intaccati se la sanità venisse ressa efficiente. Con rassegnazione io che nella sanità dovrei lavorare per ottimizarne le risorse, assisto invece come spettatore impotente al inesorabile declino. Trascorrendo 3 ore in un ufficio pubblico, in attesa di un dirigente osservando il Non lavoro degli altri per poi essere finalmente ricevuto venendo trattato con sufficienza, mentre il "dirigente" al telefono parlava di energia e fondi della regione dove potevano attingere.... Signori questa è l'Italia. Altro che sinergie tra pubblico e privato, le sinergie tra pubblico e privato già ci sono e funzionano alla grande, il privato paga il pubblico perché il pubblico non funzioni. E come direbbe un grande saluti e baci a tutti!!!

#5 da paolo, inviato il 27/8/2010
Il problema va affrontato senza preconcetti (per esempio la politica è marcia, i politici gestiscono la sanità solo come strumento per mantenere il potere).
Non si può scollegare la scelta del politico (assessore o presidente della regione) sul direttore generale: E' LA REGIONE CHE "PAGA" LA SANITA'!
E' necessario individuare strumenti che coniughino politica e scelta del manager.
Un buon esempio, proprio in questo periodo, è quello della regione Puglia.Un gruppo di esperti, terzi rispetto alla regione, sta selezionando,con criteri tecnici, una rosa di 80 manager su 400 candidati fra i quali il presidente della Regione sceglierà i 10 direttori di aziende sanitarie.

#4 da Giuseppe Fiore, inviato il 13/8/2010
Miei cari amici, esiste un proverbio molto esplicativo, che dimostra quale sia l'inizio della riqualificazione organizzativa e operativa della Sanità in Italia. Il proverbio è il seguente "il pesce puzza dalla testa". Mi spiego. La prima azione che va fatta e velocemente è quella di togliere la Sanità dalle mani dei Politici. L'assessore regionale alla sanità non deve essere mai più,colui che designa il Direttore Generale di una ASL,ma questo deve essere nominato da una commissione costituita da dirigenti delle ASL, commissione che non sia connivente con poteri politici o inflenzata da questi. Oppure se proprio non si può fare a meno del potere politico si costituisca un comitato di gestione( come era una volta) formato da tutti i partiti politici di maggioranza e minoranza compreso un comitato cittadino. Quanto meno si controllano a vicenda. Abbiamo in questo modo un controllore e un controllato.Oggi il controllore controlla se stesso per il suo operato.
Inoltre il Direttore Generale non può essere un Avvocato, un Ingegnere, un Filosofo,uno Psicologo ecc ma deve essere un dirigente che ha avuto a che fare con il sistema Sanità. Oggi basta partecipare ad una campagna elettorale Regionale, da parte di alcuni individui, che subito viene assicurato un posto da Direttore Generale o Direttore Sanitario.
Basta. La Sanità è una cosa seria, e non appartiene ne alla destra ne alla sinistra, ma appartiene ai cittadini.
Questo è il punto di partenza per poter migliorare la Sanità in Italia.Dopo possiamo fare tutte le proposte che vogliamo.

#3 da Gian Luigi Gardini, inviato il 23/4/2010
Non c'è tema piu'vasto e pletorico che quelli inerenti all'organizzazione ove ognuno rivendica soluzioni miracolose.Quindi ritengo opportuno partire da un doveroso "patto di lealta'"nei confronti dei nostri inerlocutori,sia cittadini che politici,dichiarando come minimo che si debba partire dalla "Certezza del Dubbio"
Non possiamo quindi avere un approccio qualunquistico o assolutorio,nè affermare che tutto va male cosi'come il dire che siamo tutti santi o tutti demoni.Dal tempo dei Guelfi e dei Ghibellini siamo forse stati abituati a concepire il tutto od il niente,non veniamo da una Cultura Calvinista(ovvero lo Stato garantisce quando il cittadino merita quella cura)ma abbiamo nel nostro dna la Cultura Cattolica(lo Stato garantisce sempre)
Evolvendosi la ns.societa'siamo di fronte ad un dilemma culturale che ci obbliga ad affrontare il Bisogno di Salute non piu'con un approccio solo Umanitario,inteso come concedere tutto,ma con un Nuovo approccio Realistico che ci dica che con le Risorse attuali possiamo avere ed erogare "solo X" servizi e che ,forse,con "X"servizi non possiamo soddisfare tutti i bisogni.E quindi?
Una prima risposta che vorrei dare ,come tecnico di organizzazione sanitaria,è quella di provare anzi volere,sempre che i politici lo condividano,trasformare le risorse esistenti del comparto privato in erogatrici,sinergicamente con quelle pubbliche,in Servizi Sanitari comunque controllati dalla Organizzazione Pubblica.
Ovvero immettere sull'organizzazione Sanitaria forze economiche ed organizzative che gia'esistono e che quindi non comportano alcun incremento della spesa pubblica.
Tale affermazione non nasce da un volo pindarico dell'ennesimo privato che ricerca la sola speculazione ma da chi è anche "attore"di questo sistema misto(Pubblico-Privato)che è una realta',seppur meritoria di miglioramenti,esistente in Emilia-Romagna.
Vorrei quindi spezzare una lancia a favore di tale integrazione citando dati economici(fonte Ministero della Salute)che afferma:
1)Spesa Sanitaria Pubblica Totale(Prevenzione-Promozione e cure)cresce nel tempo (nel 2007=85.8 Miliardi euro)
2)Spesa Sanitaria OSPEDALIERA totale (pubblica e privata accreditata)tocca nel 2007 i 47 Mld di e.(pari al 54,9 della Spesa Sanitaria Pubblica totale.
Analizzando i dati del 2008 sulle dinamiche di spesa del comparto Privato Accreditato si segnala
3)Spesa per Osp.Privati accreditati
-Stabile nel tempo(4.1%)negli ultimi4 anni rispetto alla Spesa Sanit.Pubblica totale
-Stabile rispetto al Pil(0.28%)mentre la sola Spesa Ospedaliera Pubblica totale risulta in crescita nel tempo (3.66%)
La prima riflessione è quella che il contributo della componente Privata Accreditata rappresenta un meccanismo di reale contenimento dei costi a parita'di prestazioni erogate come complessita'(case-mix).
La seconda è quella di affermare che tali risorse gia'esistono sul territorio nazionale ed andrebbe solamente pianificata una loro miglior utilizzazione.
Concludo per chi ha ancora la pazienza di leggermi e per chi ha partecipato al convegno di Bologna sulla Salute che purtroppo esiste ancora una lieve ..asimmetria d'informazione cosi'come ho segnalato al Dr.Mannheimer quando ha enunciato le risposte avute dai sondaggi sul gradimento degli Italiani verso un Sistema Pubblico nei confronti del Privato.
Peccato(in maniera molto ironica!) che alla formulazione della domanda non fosse stato detto al cittadino che esiste anche un Sistema Privato Accreditato.
Buona riflessione.

#2 da Michele Saracini, inviato il 23/4/2010
A mio modesto parere se si vuole veramente cominciare ad avere una Sanità che funzioni, bisogna rinunciare per almeno i prossimi 20 anni all'assistenza parallela fornita da enti caritatevoli. Si prendano decisioni radicali, chiudere strutture obsolete, aprirne di nuove ove necessario, rinnovare e promuovere ulteriormente le eccellenze e soprattutto introdurre i ticket per tutti e tutte le regioni (esclusi i casi di redditi veramente bassi ovvero le famiglie disagiate ed affidate ai servizi sociali). Pagare, poco, ma tutti e proporzionalmente.

#1 da piera messina, inviato il 17/4/2010
La salute è la condizione più importante delle persone per vivere la vita, principio generale su cui si conviene facilmente,invece,la tutela della salute assume modalità svariate sulla base dei servizi sanitari prestati, sovente noi meridionali siamo soliti dire che per godere servizi efficaci dobbiamo prendere un aereo e lo facciamo.E'il caso di interrogarci? Credo proprio di no,è sotto gli occhi di tutti il divario fra il nord e il sud in fatto di tutela di salute. Condivido pienamente quanto Italia Futura sottolinea sulla sanità



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