di Salvatore BragantiniSul Corriere del 12 aprile Michele Salvati ha riportato la discussione sulle "riforme" dall'iperuranio istituzionale alla concretezza dell'economia. Quella fiscale è ormai urgente: se non si affronta il tema con i decreti attuativi del federalismo poi sarà troppo tardi. E' sulle tasse che il Pd deve ingaggiare la maggioranza, non per aumentarle, ma per meglio distribuirne il peso.
Il punto di partenza è riconoscere la realtà, scrive Salvati; non quella rosea della tv, ma quella presentata a Parma dalla Confindustria. Il Paese è fermo; abbiamo perso più Pil di tutti nel G7, il saldo primario è sotto zero, il debito pubblico cresce ancora, la competitività declina. Il governo, assorto nella polemicuccia di cortile, resta fuori dal dialogo franco-tedesco sulla finanza.
In Europa siamo un peso piuma, eppure la campana greca suona anche per noi; succede, a cullarsi nel sogno retrò delle piccole patrie. Una causa del declino sempre negletta è la progressiva nostra assuefazione alla criminalità economica, spicciola e no; tale è anche l'evasione. Se non si affronta questo nodo con gran determinazione, ne sarà travolto il contratto sociale che tiene insieme il Paese, prima dei conti pubblici.
E' questa, con l'emersione del nero, la sfida dell'economia e della società civile; una sfida la cui portata fa paura.
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