L'angolo dei marziani
La grande rivoluzione culturale di Sacconi
L'angolo dei marziani
di
E.I. Zamjatin ,
pubblicato il 13 aprile 2010

Il Ministro del Welfare Sacconi ha dichiarato "Occorre lavorare anche sulla cultura dei giovani: bisogna aiutarli ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche il più umile. Solo così si potrà difendere la vera cultura del lavoro". Rivalutando il lavoro manuale, si potrà "battere il nichilismo delle generazioni degli anni '70 che sono entrate nei mestieri dell'educazione, della magistratura e dell'editoria non tanto per occupare, come diceva Gramsci, le casematte del potere, quanto, come si dice a Roma, per infrattarsi, perché è sempre meglio che lavorare".
Siamo felici che il Ministro del Welfare condivida il pensiero di Italia Futura sulla centralità del tema della mobilità sociale. Essendo un uomo ambizioso si è dato un obiettivo sfidante: abbandonare la società della conoscenza per quella della pala e del piccone. Ancora una volta, in barba ai declinisti di professione, l'Italia è avanti: in nessun altro paese occidentale tanti figli degli operai fanno gli operai. Ma attenzione, non travisiamo, Sacconi non ha in mente un ritorno indietro alla tradizione della cultura contadina e artigiana, ma al contrario (come appare evidente leggendo le sue dichiarazioni sugli intellettuali infrattati) pensa ad un grande balzo in avanti per tutta la società italiana.
La nuova frontiera del governo in tema di mobilità sociale trae ispirazione dalla grande rivoluzione culturale proletaria cinese. Messe da parte le tre I (Internet-Inglese-Impresa) di Berlusconiana memoria Sacconi riscopre Mao: "Come giudicare se un giovane è rivoluzionario? C'è un solo criterio, quello cioè di vedere se è disposto o no ad integrarsi con le larghe masse degli operai e dei contadini e se lo fa effettivamente. Se è disposto a farlo e lo fa realmente, è un rivoluzionario. Altrimenti è un controrivoluzionario" . Ora capiamo finalmente la vera portata delle parole del Ministro. Ed in fondo gli siamo grati perché mentre gli intellettuali si infrattavano le menti più acute e raffinate del paese si preparavano allo sforzo titanico di guidarci verso il sole dell'avvenire.