Apoti e tasse

Lotta all'evasione fiscale: per Italia Futura (e Draghi) così si riducono le tasse

di Carlo Calenda e Andrea Romano , pubblicato il 6 aprile 2010
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L’astensione ha colpito equamente tutti i protagonisti del cinepanettone della politica italiana, a sinistra, a destra e al centro. È la conferma che anche in Italia gli elettori esercitano il non voto come uno strumento di espressione democratica, come da tempo accade in tutto l’Occidente. Più che un segnale di distacco dalla cosa pubblica, è una forte richiesta di migliorare la qualità dello spettacolo politico. Gli apoti, coloro che con Prezzolini “non se la bevono”, non possono essere sbrigativamente e comodamente etichettati, di volta in volta, come qualunquisti, moderati scoraggiati o radicali delusi. Chi scrive ritiene che non esista una loro precisa fisionomia civile e politica, e che dunque nessun partito presente o futuro possa ritenere di intestarsi la loro rappresentanza. La scommessa non è quella di creare un nuovo contenitore partitico per gli astenuti, quanto piuttosto quella di cambiare il logoro format della politica italiana affinché chi non ha votato possa tornare a riconoscersi in proposte concrete.

In ogni caso, una conseguenza positiva l’astensione l’ha già determinata. La disponibilità che la gran parte delle forze politiche ha mostrato a discutere di riforme quanto mai urgenti per il paese. Tutto bene? Forse sì, se non fosse che i temi scelti (giustizia e presidenzialismo) sono i più conflittuali per gli schieramenti politici e tra i più lontani dalla vita di tutti i giorni per i cittadini. Dati alla mano, ne ha scritto Renato Mannheimer sul Corriere della Sera di domenica: la grande maggioranza degli italiani preferirebbe che le riforme si concentrassero su questioni più concrete come lavoro e tasse.

E forse proprio sulle tasse si può immaginare una diversa proposta intorno a cui la politica potrebbe tentare di trovare una convergenza in tempi brevi. Il fisco è il tema fondamentale su cui si concentra ampia parte del dibattito pubblico nei paesi occidentali e che in Italia rappresenta ancora una volta una patologia, con il doppio record negativo dell’evasione e del livello della tassazione (rapportato alla qualità dei servizi). Le tasse dividono in due il paese, tra chi è obbligato a pagarne troppe e chi non le paga affatto. È un tema su cui la gran parte degli italiani prova un profondo senso di ingiustizia e di inefficienza (per gli sprechi infiniti della spesa pubblica). Le tasse rappresentano infine una delle più importanti promesse disattese della politica italiana: dalla destra, per quanto riguarda una loro diminuzione, e dalla sinistra, con il logoro ritornello della lotta all’evasione come unico rimedio di ogni male.

Perché allora non trovare un’ampia convergenza intorno ad un meccanismo tanto semplice da apparire banale? Maggioranza e opposizione varino un provvedimento legislativo in base al quale ogni singolo euro recuperato all’evasione fiscale venga destinato AUTOMATICAMENTE alla diminuzione delle aliquote fiscali (magari incominciando proprio da quei giovani lavoratori che stanno patendo maggiormente la crisi). Un meccanismo che leghi una vera, forte e implacabile azione di contrasto all’evasione ad un’altrettanto decisa azione di diminuzione della pressione fiscale. L’aspetto fondamentale di questa proposta è l’automatismo del meccanismo che escluda margini di discrezionalità per la politica sull’utilizzo dei fondi recuperati. Inoltre si demolirebbe l’argomento principe dell’evasore (“non pago le tasse perché sono troppo alte”), sottoponendolo pubblicamente ad una pressione morale ben più incisiva di quella che riceve oggi. Si uscirebbe da quella trappola dell’uovo e della gallina che ci ha sin qui imprigionato su questo tema, con la destra che sostiene che l’unico modo di combattere l’evasione è abbassare le tasse e la sinistra che risponde che l’unico modo di abbassare le tasse è combattere l’evasione. Proviamo invece a legare le due cose in un modo immediatamente comprensibile dall’opinione pubblica. È un’iniziativa che tra l’altro permetterebbe finalmente al centro destra di mantenere la sua promessa fondativa di una rivoluzione fiscale. Anche perché dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che per molti anni a venire sarà difficile recuperare diversamente risorse da destinare ad un taglio significativo del fisco.

Dodici milioni di cittadini hanno mandato un messaggio molto preciso alla politica in generale, ed al Pd e al Pdl in particolare. Gli apoti d’Italia, tutt’altro che qualunquisti e oziosi, hanno diritto a qualcosa di più dell’ennesima replica del generico “clima di concordia nazionale” già sperimentato dopo le elezioni del 2008 con quella che doveva essere la legislatura costituente che non ha mai visto la luce.




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#44 da Costantino, inviato il 8/6/2010
Convengo sulla proposta. Ritengo però che senza un rinnovamento culturale e morale di lungo periodo, che coinvolga l’intero paese, rimanga uno dei tanti pii desideri di cittadini vessati dai soprusi di uno stato arrogante e prepotente. Questo rinnovamento richiede azzeramento dell’attuale casta politica, sia essa di destra che di sinistra, e la proposizione, a livello nazionale e periferico, di un quadro dirigente giovane, moralmente motivato e competente.
In 150 anni di storia dello stato unitario non siamo riusciti a liberarci delle diverse e oltremodo virulente forme di criminalità organizzata: mafia, andrangheta e camorra. Queste sì , per la pavidità e spesso connivenza di parti importanti degli apparati statali, hanno imposto pesanti balzelli ai cittadini, condizionandone la libertà e l’esercizio dei propri diritti e doveri.
L’attuale evasione fiscale non è solo un’ingiustizia. E’ lo specchio di una sistemica corruzione sociale, che presto può uccidere anche la tenuta delle ultime istanze democratiche. Di fatto paga le tasse solo chi ha una sola fonte di reddito, perché percepisce un salario da lavoro dipendente o è pensionato. Spesso però, oltre che vittima della esosità statale, per quadrare i propri conti quotidiani, deve diventare complice degli evasori.
Questa situazione ritengo sia stata creata prima da uno stato elefantiaco e da tutte le sue espressioni burocratiche, autoreferenziali e fuori mercato, poi da un malinteso welfare, costosissimo quanto inefficace rispetto ad altri sistemi dei paesi nordeuropei. Il posto garantito a vita con scatti legati solo all’anzianità per i dipendenti pubblici e le casse integrazioni, elargite anche per oltre 20 anni agli operai dei grandi gruppi industriali, hanno di fatto favorito la diffusione del lavoro nero sia del dipendente pubblico, in riposo durante le ore di lavoro nel suo ufficio, che dell’operaio furbetto, che integrava la CIG con prestazioni nascoste e non fatturate.
E’ notorio che quando si chiama un idraulico, un elettricista o un imbianchino per un servizio alla propria dimora l’utenza spesso rinuncia ad esigere la fattura per non pagare l’importo dell’IVA. Lo stesso dicasi molto spesso quando esso si rivolge ai servigi di un medico o di un geometra o di professionista di quale che sia altra natura. Se la lotta all’evasione creasse in solido l’interesse dell’utenza a dichiarare le spese sostenute in quanto detraibili almeno in parte dalla quota dei redditi, il sistema di riscossione delle tasse avrebbe meccanismi di controllo virtuosi già al suo interno.
Il sistema di tassazione italiano favorisce le corporazioni, le caste e le cosche di varia natura, che al libero dibattito, alla qualità del servizio verso l’utenza e al controllo della deontologia ed espressione delle capacità professionale dei propri associati, preferiscono la fedeltà ai segreti vincoli di appartenenza e di affiliazione.
Ultima, ma non meno importante, se nel corso di una generazione non si riesce ad alleggerire la farraginosa macchina dello stato con tutte le sue espressioni periferiche, enti e società fuori mercato create solo per allocare “i dinosauri della politica” e disperdere le risorse create dalla parte produttiva del paese, rimarremo sempre un paese destinato al declino prossimo venturo. La lotta all’evasione deve di pari passo marciare con la diminuzione della spesa pubblica.
Confrontiamo il nostro paese con il suo elefantiaco assetto statale nazionale (parlamento, senato, esecutivo e presidenza) e locale (regioni, province e comuni) con gli Stati Uniti d’America e le loro relative strutture istituzionali (stato federale, parlamento e senato, singoli stati e contee). Per stare alla pari in Italia un presidente eletto dal popolo, un esecutivo agile efficiente e capace, un parlamento di 300 membri e un senato di 40, 10 regioni e 300 comuni sarebbero più che sufficienti per reggere al meglio l’intera società. Non solo in questa situazione sarebbe giocoforza che la selezione della classe dirigente avvenga secondo il merito e la probità morale In un vero agone democratico. E’ un’utopia. Ma sarà bene che i giovani ci pensino, se non vogliono annegare negli errori commessi da noi genitori.

#43 da Giulio Portolan, inviato il 1/6/2010
Credo che per abbattere il debito pubblico e le aliquote fiscali sia opportuno alleggerire lo stato, facendo sì che gran parte dei servizi pubblici siano prodotti da imprese private, poste sotto il controllo dei politici e gestite dalla società civile. Uno stato leggero non è uno stato minimalista, perché il potere più forte è quello simbolico.

#42 da Alessandro, inviato il 31/5/2010
Ottima proposta, ma temo non basti da sola. Il problema é che le famigglie non possono scaricare alcunché. Si modifichi la possibilitá di poter detrarre a fine anno molte voci che sono il motore della fuga al fisco (io stesso nn chiedo la fattura al meccanico...non posso scaricare e per di piú devo pagare sopra l´IVA),e vedremo che la situazione cambierá radicalmente.E´l´unico modo.

#41 da Angelo Castelli, inviato il 21/5/2010
una buona e concreta proposta! le persone verrebbero indotte a pagare e far pagare le tasse a tutti, per esempio richiedendo sempre uno scontrino fiscale...

#40 da vito, inviato il 30/4/2010
Assolutamente d'accordo ma si puo' pensare che sara' d'accordo un ministro dell'economia fautore di uno scudo fiscale al 5% ( e se lo avesse fatto al 25% il numero degli aderenti sarebbe stato lo stesso ma almeno l'incasso per il paese sarebbe stato 5 volte piu' alto) associto ad un completo anonimato? Non si tratta dell'apoteosi della differenza fra chi paga e chi no?

#39 da gianluca da pistoia, inviato il 24/4/2010
C'è un solo modo di non far evadere le tasse a tutti. Informatizzare completamente il sistema delle fatture e poter portare in detrazione tutto sui vari modelli fiscali. Ma proprio tutto, il minor incasso dell'IVA sarebbe di gran lunga superato dal maggior introito fiscale e l'informatizzazione totale renderebbe automatico l'accertamento senza bisogno di troppi operatori.

#38 da dario, inviato il 23/4/2010
ottima proposta, semplice e comprensibile vogliamo tentare di recuperare l'astensione con un idea semplice che riconosca il giusto valore alle schede bianche ?

#37 da Agostino Quadrino, inviato il 12/4/2010
Sì, l'idea è buona, anche se non scalfisce quello che per me è il cuore del problema. In Italia sono troppo elevate le tasse sul lavoro e troppo basse quelle sulle rendite. Non è possibile infatti incentivare imprenditori, professionisti e lavoratori se il loro impegno va al 43% allo Stato, mentre i titolari di rendite hanno solo il 12,50%. Fra l'altro, la ricchezza di rendita in Italia è soprattutto in mano alle generazioni più anziane, e questo rende ancora più difficile un riequilibrio ed una ridistribuzione della ricchezza fra vecchi e giovani, fra ricchi (di famiglia) e poveri. Una sana ed equilibrara pressione fiscale dovrebbe partire dai patrimoni e non dai redditi annuali. Ma su questo, chi sarebbe d'accordo?

#36 da Arturo Franzi, inviato il 12/4/2010
Ma come si fa solo a ipotizzare che una nazione, senza materie prime, energicamente non autosufficiente, possa creare ricchezza e benessere dismettendo tutta la sua industria e concentrandosi solo su attività commercio e servizi ove i margini di guadagno sono ormai molto vicini allo zero.
L'italia è l'unica nazione in cui gli imprenditori portano le loro aziende in borsa per condividere i loro debiti.

#35 da Atruro Franzi, inviato il 12/4/2010
Il popolo italiano e le piccole e medie imprese hanno già dimostrato che è possibile riformulare il budget famigliare nei periodi di recessione economica.
Siamo ancora in attesa che l'amministrazione pubblica, ove senso di responsabilità è pari a zero, faccia lo stesso.
Se andiamo avanti cosi il problema dell'evasione fiscale si risolverà da solo in quanto l'italia, con questa classe politica di caciottari, andrà presto in default economico e finanziario

#34 da Gianluca, inviato il 11/4/2010
Ritengo che questa idea sia efficace per quanto attiene all'automatismo degli impieghi che semplifica e soprattutto chiarisce i meccanismi decisionali ed attuativi della politica. Credo invece che sia debole sul piano "non pago le tasse perchè sono troppo alte". Forse da questo punto di vista è giunto il momento di affrontare seriamente un modello fiscale diverso che consenta nella denuncia dei redditi delle persone fisiche di scaricare molte più voci di spesa di quanto si possa fare oggi. Solo con un metodo che consenta al sistema di autoregolarsi si ha la possibilità di EQUILIBRARE e regolare la pressione fiscale su tutti i contribuenti (aumenta l'interesse di tutti di chiedere regolari ricevute/fatture). Di questo tema se ne è parlato molte volte e si è detto che il gettito non sarebbe abbastanza ma io credo al contrario che se il tutto viene ben progettato questo modello stia in piedi e magari la contrapposizione tra l'esrcito della partita IVA ed i lavori dipendenti si può ridurre o addirittura eliminare. Saluti

#33 da Roberto Motalli, inviato il 9/4/2010
Le statistiche pubblicate non sono affidabili. Il bravo senegalese con regolare licenza di ambulante (commercio) di fatto dimezza il reddito di un onesto contribuente. Mettiamoci i peones delle pseudo partite iva, quelli che effettivamente gli va male, di quelli che hanno appena aperto o appena chiuso e vi raccomando il risultato. Eppoi chi credete che guadagni > 100.000 se non politici, boiardi, funzionari statali, ufficiali, dottori e magistrati e i loro pensionati ?

#32 da Monty, inviato il 9/4/2010
Potrebbe essere condivisibile laddove la lotta all'evasione portasse annualmente nelle casse dello Stato cifre pari almeno al 30% del valore dell'evasione totale, ovvero un recupero nell'ordine di ca.100 miliardi di euro...trattandosi di pochi "spiccioli" la realtà non cambierebbe...Più semplice ma naturalmente NON condiviso da nessuno, poter portare in detrazione ogni spesa sostenuta, per alcune financo al 100% del corrisposto: fra queste anche l'ammortamento pluriennale di auto e motoveicoli, elettrodomestici...insomma da una parte avremmo il vantaggio di pagare meo tasse e farne pagare di più a chi evade, dall'altro emergerebbe in sede di dichiarazione anche la veridicità del dichiarato....a fronte di questo, naturalmente, l'obbligatorietà per ogni spesa di essere rintracciabile con il codice fiscale...vero e insostituibile strumento che può incidere sulla lotta all'evasione...Non dimenticherei , per evasioni o elusioni importanti, la " sanzione penale domiciliare , il sequestro dei beni, la sospensione dei diritti civili per almeno 5 anni.."....Insomma, i " tumori" vanno curati chirurgicamente e non con l'aspirinetta.....
In merito poi alla " classazione" degli evasori, non faccio distinzione ....perchè questo costume è diffusissimo anche fra i dipendenti non in quanto tali , ma percettori, ad esempio, di redditi immobiliari e/o secondi e terzi lavori al nero...Escludiamo, pertanto, una lotta di classe a proposito del fenomeno evasivo, non porta a nulla...come vediamo da decenni...

#31 da mauro ciccarelli, inviato il 9/4/2010
Chi non vorrebbe la riduzione delle tasse?Ma guardiamo la situazione con realismo : abbiamo un debito pubblico spaventoso e l'eventuale diminuzione delle entrate porrebbe lo stato a rischio di default! Il recupero di denaro dalla lotta all'evasione non riuscirebbe ad essere significativo alfine di una riduzione sostanziale delle tasse.Con ciò non dico che non debba essere fatta una dura lotta contro gli evasori anche con maggiore collaborazione con banche ed anche con i comuni e tutti gli enti territoriali ; a questo scopo può essere strategico il federalismo fiscale che porterebbe ad una maggiore responsabilizzazione degli enti locali. Ma resta il fatto che per ottenere una netta riduzione delle tasse occorre diminuire la spesa pubblica che è elevatissima ( ad esempio dimezzare il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali ed eliminare le provincie ).In aggiunta è importante ridurre la montagna del debito pubblico dello stato, per dimezzare almeno la spesa per interessi, alienando il patrimonio statale che spesso è improduttivo.La velocità della nostra ripresa economica sarà inferiore a quella dei nostri partners europei proprio a causa del nostro debito pubblico!

#30 da Michele Amurri, inviato il 8/4/2010
Per rispondere a Gino: Scusami ma non mi sembrano esattamente proposte banali quelle fatte in tale sede. A ben pensarci in passato (prima di questo governo) Prodi&co, con tutte le loro contraddizioni, riuscirono però a incrementare gli introiti dovuti alla lotta contro l'evasione fiscale (ci tengo a precisare però che gli studi di settore per come sono stati ideati non sono fiscalmente equi). Quindi, senza negare il fatto che di certo la criminalità organizzata continuerà ad evadere, tutti gli altri enti da te citati sono, almeno teoricamente, soggetti all'autorità statale. Ovviamente per passare dalla teoria alla pratica serve una classe politica, un parlamento ed un governo che sia per la maggiorparte NON colluso con i 3 enti da citati. Missione impossibile? Allo stato attuale delle cose sì...ma questo sito si chiama Italia Futura, quindi sul futuro, almeno, è bene essere speranzosi, cercando di costruire nel presente le basi per esso!

#29 da Lucio Coletti, inviato il 8/4/2010
Se si vogliono far pagare le tasse occorre mettere in contrapposizione chi deve chiedere la ricevuta/fattura e chi deve emetterla. Le detrazioni per spese fatturabili dovrebbero essere per tutti in modo da alzare la soglia di imponibile di tutti i liberi professionisti che molte volte si approfittano di una posizione dominante e a volte anche del "male" dato che molti sono dottori, dentisti, fisioterapisti ecc... ecc...
Ma nessuno vule fargli pagare di più di quello che devono sia chiaro, ma che comunque paghino come i dipendenti.
Alzare le tasse sulle reditte si può, ma va tenuto conto che sui BOT non cambierebbe nulla perchè si parla di interesse netto, mentre sull'azioanrio si..... Gestione delle spese pubbliche trasparenti con accesso agli stanziamenti per opere pubbliche e pubblicità di chi li propone ( politico di turno) altrimenti si fanno le cose e nessuno si prende la colpa ma tutti i meriti.....

#28 da gino, inviato il 8/4/2010
Ma su via non facciamo ridere con queste proposte da oratorio.
Sappiamo bene che chi non paga le tasse e parlo di importi veri e non di scontrini del caffè, sono nell'ordine:
- criminaità organizzata
- banche
- liberi professionisti
- aziende
Quindi, dato per assodato che i lavoratori dipendenti sono spremuti all'inverosimile, mi spiegate cosa pensate di risolvere?

#27 da Stefano, inviato il 8/4/2010
L'idea mi sembra valida ma dovrebbe essere rafforzata lasciando i soldi sul territorio dal quale vengono recuperati. Se io di Torino so che il mio vicino non paga le tasse sarò più contento che i soldi recuperati dalla sua evasione vengano reintrodotti per il sostegno della mia provincia o nella mia regione per averne un vantaggio diretto. I risultati sarebbero più visibili e incentiverebbero l'opinione pubblica a diventare più attenta al problema.

#26 da Andrea Bondanini, inviato il 8/4/2010
L'idea è semplice, potrebbe essere buona solo, a mio parere, se è inquadrata nella struttura di un fisco riformato, altrimenti è solo piccolo cabotaggio, pregevole forse, ma fonte di arricchimento delle già mille regole che amministrano e deformano la nostra fiscalità. Posto le necessità dello Stato, una volta eliminati sprechi e enti quali le province nella loro struttura politica che può essere economicamente assorbita da comuni e regione mantenendole solo per la parte "Stato" ossia prefetti e questori per la indispensabile sorveglianza di insiemi di comuni, una volta ricuperata l'ottanta - ottantacinque % della evasione ( è utopia sopprimela totalmente, neppure gli USA ci riescono ), come vogliamo strutturare il reperimento delle risorse dello Stato? Quanto su IVA, cioè uguale per tutti - non terrei conto dei non abbienti, perché la loro soluzione si trova alzando i redditi minimi -assistenziali e non - e quando IRPEF?. Probabilmente 23 e 33% vanno bene, ma a questo punto il 20% è sufficiente per l'IVA? Ecco sono questi i problemi prioritari da risolvere per inquadrare correttamente l'azione di riduzione delle tasse pensando anche alle risorse indispensabili alle fasce "povere".

#25 da Giorgio, inviato il 8/4/2010
La proposta appare poco praticabile perchè incostante nel tempo, mentre è costante nell'eventuale applicazione delle riduzioni delle aliquote d'imposta.
Nel considerare che il debito pubblico dello stato pesa come un macigno sui conti pubblici, a me pare più utile e immediato destinare ogni euro recuperato dalla lotta all'evasione fiscale alla riduzione del debito. Non è comunque sufficente ma se tale proposta fosse affiancata da una legge che impone al bilancio dello stato di destinare annualmente una fetta delle risorse a copertura del debito pubblico è più evidente il risparmio degli interessi pagati con conseguenti minori uscite e quindi riduzione del carico fiscale. Questi sono i conti del buon padre di famiglia, ma non credo che i nostri parlamentari arrivino a tanto visto la gran mole di risorse che assorbono e penso che sia il loro unico scopo.

#24 da Giulio Portolan, inviato il 8/4/2010
Mi sembra una proposta molto concreta e efficace, anche perché, data la situazione dei conti pubblici, non possono sussistere “tesoretti” frutto della lotta all’evasioni fiscale. Destinare le maggiori entrate a diminuzione della pressione fiscale equivale a instaurare uno di quei meccanismi virtuosi e automatici, di cui l’Italia ha bisogno per risollevarsi, meccanismo che non inciderebbe negativamente sul debito pubblico, e che davvero costituirebbe l’indicazione del valore morale intriseco dell’auto-tassazione.

#23 da Gianluigi Robbiano, inviato il 8/4/2010
Finalmente una idea da condividere in toto ma pensate veramente che in Italia si possa, anche solo per un istante, prendere in considerazione questa proposta? Scherzi a parte sono sempre più soddisfatto della mia iscrizione a Italia Futura. Grazie!

#22 da Massimo Biondi, inviato il 8/4/2010
L'idea è eccellente per premere sulla coscienza degli evasori e armi di propaganda ai politici. Però: 1) gli evasori generalmente non ascoltano la coscienza 2) dobbiamo tenere sotto controllo il debito pubblico, come è stato già commentato 3) il Paese ha tanto bisogno di investimenti infrastrutturali. Le nostre infrastruture non sono quelle necessarie ad un paese competitivo 4) abbiamo tasse elevate in rapporto ai servizi. E allora perchè non pensare al riequilibrio dei due aspetti invece che agire solo su uno?

#21 da Giorgio Brogliati, inviato il 7/4/2010
Il conflitto di interessi che appoggio è quello tra venditore o produttore di servizi e acquirente. Solo mettendo in contrasto queste due figure si riuscirà a risolvere il primo problema dell'Italia : equità fiscale. Attraverso il concetto persona fisica = persona giuridica. Con lo stesso meccanismo di detrazione fiscale con ricavi e costi detraibili. Solo così attraverso una curva di detraibilità direttamente proporzionale ai costi ( più costi più detraibilità) si potra innescare un meccanismo virtuoso. Su tale aspetto vi invito a leggere il periodico L'opinione Veneta ( wwww.opinioneveneta.it) dove vi è uno studio sugli effetti positivi se si utilizzasse questo nuovo meccanismo fiscale. Giorgio Brogliati

#20 da gabriele, inviato il 7/4/2010

non esisterà mai un automatico "automatismo"
sul controllo e sugli utilizzi degli introiti fiscale-finanziario-erariale.
la manualità nel "maneggiare", secondo convenienza, prevarrà sempre; soprattutto dagli appartenenti al "Palazzo", la verità sulla situazione dell'Azienda Italia la conoscono molto bene, ce la nascondono con tanti bla bla bla...neanche fossimo idioti.
comincino loro a dimezzarsi le "competenze" mensili, vivrebbero bene lo stesso e darebbero un esempio concreto con un risparmio per l'Azienda Italia (e quindi di noi tutti) di svariate decine di miliardi di euro. Ma il mio, stimatissimo, Silvio Berlusconi non ha convenienza a dimezzare la paga dei propri "fedeli sudditi", Lui non ne ha bisogno...ma i suoi "fedeli Sudditi"....si. La maggior parte delle tasse che noi tutti paghiamo servono per le spese del "Palazzo". Signore e Signori che leggete, anche Voi fate del bla bla, non capite che a furia di "proposte" non fanno altro che continuare a farsi i fatti loro ?
saluti a tutti.
gabrielebrambilla@libero.it

#19 da oriente47, inviato il 7/4/2010
Molti dei miei obiettivi convergono con quelli di tanti,che quì esprimono pacatamente il loro pensiero.La riduzione tasse sarebbe una boccata d'ossigeno ed un passo in avanti per far ripartire l'economia.Ma le industrie non possono pensare di sfornare all'infinito auto,moto,cucine,frigoriferi,ecc., in quanto il mercato è saturo. Solo nuove applicazioni tecnologiche,potrebbero far ripartire il mercato. Inutile illudersi,nelle famiglie ci sono più elementi di quelli da me citati e solo chi ha denaro in eccesso,si può permettere il lusso di anticipare gli acquisti.Ma la maggioranza sta annaspando.L'immunità parlamentare,va reintrodotta per tutti,almeno per il periodo del mandato,tranne per la flagranza di reato. Questa legge,che risale a tempi molto antichi,aveva lo scopo di impedire che frequenti attacchi ai politici,li mettessero in condizioni di dover difendersi continuamente,costringendoli a non operare per il mandato ricevuto.

#18 da michele, inviato il 7/4/2010
le tasse sono un problema,certo, ma ricordo che far funzionare la macchina dello stato fatalmente ha dei costi, quindi prima bisogna assolutamente tagliare gli sprechi che sono molti poi si puo' ridurre le tasse. NEL CONTEMPO DUE PROPOSTE: abbassare le tasse dirette e modulare quelle indirette e poi incentivare le nuove assunzioni a tempo indeterminato con crediti fiscali, forse aiuterebbe sia le aziende in crisi che giovani e non in cerca di occupazione

#17 da simona, inviato il 7/4/2010
ok abbassare le tasse ma il punto è con quale criterio. nell'articolo questo aspetto non è affrontato. mentre mi appare decisivo, visto che è diverso privilegiare potenziali creatori di ricchezza - anche micro - piuttosto che sostenere nuclei a basso reddito che ricchezza non ne mettono in circolo. il come farlo è evidentemente una precisa scelta politica. ed è in fondo proprio il tipo di scelta che fa la differenza, ad esempio, negli UK di Cameron e Brown. in ITALIA credo inoltre sarebbe opportuno stimolare il dibattito pubblico sulle virtù dei tagli alla spesa improduttiva, magari legandolo anch'esso ad un immediato taglio delle tasse.

#16 da Michele Amurri, inviato il 7/4/2010
Leggere questo post mi ha fortemente consolato: ho fatto benissimo ad iscrivermi a questo Sito! FINALMENTE una sede in cui vengono proposte IDEE CONCRETE E RAZIONALI per la risoluzione effettiva dei PROBLEMI REALI del nostro Paese. A proposito dell'aspetto tecnico della proposta, mi permetto di far notare che per favorire l'instaurarsi di un efficiente automatismo (recupero fondi sommersi --> alleggerisco pressione fiscale) sarebbe auspicabile anche la pubblicazione periodica (mensile) di resoconti fiscali a livello regionale e nazionale. In tal modo, per quanto a livello amministrativo ci possano essere irregolarità, i numeri pubblicati sarebbero compromettenti per gli enti addetti, fungendo in un certo senso da da 'deterrente'. Non me ne intendo di giurisprudenza, infatti sarei grato a chiunque volesse spiegarmi come tale mia idea potrebbe applicarsi a livello legislativo! Grazie! Mike

#15 da Luciano, inviato il 7/4/2010
Troppi soldi in mano a pochi ma, poi non devono venire a piangere che non c'è mercato. Se il consumatore che è il 70% della popolazione è povero tutto si ferma e a questo punto loro preferiscono chiudere o andare in Cina, bravi!!!!!!! Cose fece Henry Ford nel 1930 quando non riusciva a vendere le sue auto? Niente di speciale, capi' che doveva aumentare il potere d'acquisto alla gente ed egli cominciò ad aumentare gli stipendi dei suoi dipendenti. Chiaro no!



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