La notizia di oggi sull’aumento della disoccupazione giovanile purtroppo non è una sorpresa. I dati riportati da Istat ed Eurostat dicono che in Italia un giovane adulto su quattro è disoccupato al nord, addirittura uno su tre al sud. Sono numeri da allarme sociale, e per trovarne la responsabilità non bisogna andare troppo lontano.
La crisi economica, infatti, sta aggravando problemi che l’Italia si porta dietro da molti anni: diventa semplicemente più difficile ignorarli, seppellendoli dietro un dibattito pubblico impegnato in altre conversazioni. Già nel 2006, quindi prima della crisi, il tasso di occupazione giovanile – un importante indicatore di partecipazione alla vita economica, dunque sociale – si attestava al 25.5% mentre la media dell’Unione a quindici era del 40%. In maniera simile a quanto riportato dalle statistiche di oggi, anche la disoccupazione giovanile era superiore alla media UE, sia pure con cifre assolute più basse di oggi: “solo” il 21.6% a fronte di una media del 15.7%.
Questi dati sono ancora più gravi se si considera che, fin dal 2000, l’Italia è di gran lunga il paese europeo che spende di meno per il welfare dei suoi cittadini più giovani. Welfare significa semplicemente “benessere”. Ma quando un’intera generazione viene mortificata a questi livelli, in gioco c’è il futuro stesso della nazione. Anche per questo Italia Futura se ne occuperà già dalle prossime settimane.
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