Il segnale consapevole del non voto

Le tre astensioni

di Renato Mannheimer , pubblicato il 22 marzo 2010
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Si parla, sempre più insistentemente, in questi giorni del pericolo astensionista, che minaccerebbe la partecipazione alle prossime elezioni, sulla spinta di un disagio presente tra i cittadini.

In realtà, il discorso va almeno un po’ approfondito. Le astensioni provengono infatti da diverse tipologie e motivazioni assai differenziate tra loro. Ne esistono almeno tre tipi. Il primo è costituito dall’astensionismo “necessario”, compiuto da chi è fisicamente impedito (per inabilità, malattia o altro) dal recarsi al voto. Si stima che questo sia costituito dal 5-7% della popolazione: esso non dipende, ovviamente da alcun fattore politico, né da scelte legate alla campagna. Un secondo tipo di astensionismo è quello legato al disinteresse per la politica e le sue vicende. Lo pratica una parte di quella (relativamente ampia, attorno al 30-40%) quota di cittadini che vive completamente lontana dal dibattito politico, non lo segue neanche distrattamente ed è, da questo punto di vista, assolutamente non partecipe: la diserzione dalle urne è per costoro un’ovvia conseguenza del loro stile di vita e di approccio alla società. Una terza motivazione della scelta di non recarsi a votare è quella che più ci interessa in questa sede ed è invece direttamente connessa ad un giudizio sulla politica, essendo il frutto, solitamente, di un sentimento di lontananza, di disaffezione, se non di protesta.

Quest’ultima modalità è l’unica per la quale l’astensionismo costituisce dunque una vera e propria scelta consapevole, legata alle vicende politiche.

Benché osteggiato da molti, oggi l’astensionismo come scelta viene reputato un comportamento comunque praticabile e legittimo. Non è sempre stato così. Fino agli anni ’70, l’astensione “volontaria” veniva considerata una sorta di crimine civile, un segno di tradimento nei confronti dell’ordinamento democratico, peraltro potenzialmente punito anche dalla legge, con la possibile iscrizione della notazione “non ha votato” sul proprio certificato penale (una misura comunque quasi mai applicata). Successivamente, grossomodo a partire da metà degli anni ’70, l’astensionismo venne sempre più interpretato come una libera scelta, come una delle possibili espressioni della propria opinione.

Oggi, possiamo parlare liberamente di astensionismo come opzione passibile di essere presa in considerazione in vista delle elezioni. Non si tratta più di un’eventualità caratterizzabile come espressione di qualunquismo o di superficialità.

Al riguardo, c’è chi, nei giorni scorsi, ha promosso come auspicabile il comportamento astensionista. Questa posizione riflette un orientamento molto presente nell’elettorato. Quest’ultimo è caratterizzato infatti da una crescente disillusione – e ulteriore disaffezione – nei confronti della politica, anche a seguito della sequenza impressionante di scandali succedutasi in questi mesi. Di qui la tentazione, sempre più diffusa di lanciare un segnale, non recandosi alle urne. E’ un atteggiamento relativamente più presente nel centrodestra, il cui elettorato appare molto colpito in negativo da quanto va accadendo in questo periodo. Ma si trova anche in vasti settori dei votanti abituali per il centrosinistra.

Quanti di questi astensionisti potenziali finiranno per non recarsi davvero alle urne? La risposta dipende dai futuri sviluppi di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Se il “sentiment” critico verso la politica si manterrà tale, è ragionevole ipotizzare un forte tasso di astensioni, che non potrà non essere interpretato come un netto segnale della popolazione verso le istituzioni. Se, viceversa, i partiti, specie quelli di centrodestra, riusciranno a “rimobilitare” il proprio elettorato (con appelli anche drammatici di incitamento alla “salvezza della democrazia” o simili), quest’ultimo potrebbe essere spinto, magari controvoglia a votare “ancora una volta”, magari turandosi il naso.

Un’altra eventualità da prendere in considerazione è il possibile estendersi del voto per il Presidente (e non per le liste), che già aveva coinvolto una quota significativa di elettori nelle passate elezioni e che, in qualche modo, suggerisce anch’esso una disaffezione nei confronti dei partiti.

Resta il fatto che questo atteggiamento di distacco verso la politica, sempre più diffuso nella popolazione, non può in ogni caso essere trascurato o sottovalutato. Pena un ulteriore distacco dei cittadini dalle istituzioni.



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#10 da ennio, inviato il 31/3/2010
si quello che dicevo io è proprio questo.. volenti o nolenti.. noi italiani il biglietto lo paghiamo lo stesso!!perchè il rimborso spese ai partiti arriva sia che andiamo a votare, sia che votiamo scheda bianca, sia che ci asteniamo.. il tutto tenendo presente che un referendum popolare vieta il finanziamento ai partiti.. è una vera porcata!

#9 da Gianfranco, inviato il 26/3/2010
L'ulteriore chiarimento apportato da Ennio aiuta a leggere in maniera trasversale la storia quindi, a maggior ragione, l'astensione incide principalmente come segnale di disaffezione alla politica visto che eventuali altri "effetti" sono stati "attenutati" negli anni '70

#8 da Bruno De Stefano, inviato il 24/3/2010
anche io sto meditando l'astensionismo come forma di protesta..........pur sapendo che purtroppo combattere il sistema per cambiarlo è impossibile :-(
Forse però gli attuali politici (di destra e sinistra) capiranno che si è arrivato ad un punto di non ritorno.....l’avidità senza fine, la dissolutezza e l’assoluta mancanza di moralità ci stanno portando al totale declino.

#7 da Carlo Giovanardi, inviato il 24/3/2010
I segnali saranno anche importanti, ma alla fine non votare significa delegare ad altri la scelta di come farci governare. Probabilmente se facessimo una scelta analitioca se non ci lasciassimo trasportare da idee preconcette avremmo da tempo fatto delle scelte di cambiamento. Abbiamo bisogno di una NUOVA guida politica che cambi il nostro paese radicalmente prima che sia troppo tardi.

#6 da noneoftheabove, inviato il 24/3/2010
Possibile duplicato (avevo sbagliato la digitazione del mio indirizzo email)

In quanto co-creatore del blog www.nonvotoquesti.wordpress.com avevo già segnalato alla redazione la possibilità di un diverso approccio all'astensionismo. Si tratta di un'iniziativa che vuol dar voce a coloro che si astengono per protesta e un'alternativa a coloro che votano per 'il male minore'. E' arduo sintetizzare la cosa in poche righe qui perciò invito i lettori a visitare il blog cercando di valutarne i contenuti con mente aperta. Sono esperienze già fatte o movimenti in corso altrove. Non è un'iniziativa partiticamente schierata.
Grazie.

#5 da noneoftheabove, inviato il 24/3/2010
In quanto co-creatore del blog www.nonvotoquesti.worpress.com ho già segnalato alla redazione la possibilità di un approccio diverso all'astensionismo. E' possibile offrire a coloro che si astengono per protesta uno strumento per far sentire la propria voce. Facendo ciò, tra l'altro, si renderebbe un po' più compiuta la nostra democrazia. Invito i lettori a visitare il blog e a non etichettarlo automaticamente. Crediamo che la proposta sia originale, almeno in Italia, pur essendo ispirata a realtà già esistenti o a movimenti in corso altrove.

#4 da ennio, inviato il 23/3/2010
PRECISAZIONE: come scrivete voi, fino agli anni '70 l'astenzsionismo era considerato un crimine, tanto da venire punito con l'iscrizione "non ha votato" nel certificato penale. Dopodichè viene considerato un modo di esprimersi, e quindi lecito. La vera motivazione di tale cambiamento è che fino agli anni '70 esisteva il finanziamento ai partiti, che avveniva in base ai voti realmente presi. Poi tramite un referendum popolare, il finanziamento ai partiti è stato eliminato. Oggi i partiti prendono un indennizzo spese in base a quanti voti prendono (tra senato e camenra, circa 4-5 euro a voto!!). E anche se vota il 30% della popolazione, i partiti prendono un indennizzo spese per le elezioni riportando i dati sul 100% della popolazione. Per cui anche se non voti, il partito si prende i soldi pubblici!!!ecco spiegato perchè negli anni '70 c'è stato questo GRANDE cambiamento..

#3 da lorenzo1939, inviato il 22/3/2010
Ho scritto il mio pensiero dichiarando che l'attuale classe dirigente, in particolare quella politica, è inadeguata ai probleni del paese. Ma credo che comunque votando si legittimi questo sistema di potere, dove i politici fingono di darsi battaglia trascurando al contempo i reali problemi del paese, quali: povertà, corruzione, inadeguatezza, improvvisazione, nepotismo, sfacelo delle istituzioni e dei valori. Credo e spero che nasca qualcosa di diverso che possa ridare speranza al paese, altrimenti siamo destinati allo sfacelo. Nel mio piccolo vorrei contribuire a questo eventuale progetto perchè quello che sto vedendo mi da sconforto e disperazione, mi sento incapace di reagire e di difendermi, questo mi toglie la voglia di fare mi sento come una pecora in un gregge. Vorrei che si cambiasse modo di vivere e di governare ridando speranza e fiducia alle persone.

#2 da nicola campoli, inviato il 22/3/2010
non limiterei il possibile ed eventuale astenzionismo ai soli elettori del centro destra. credo che sono tanti, invece, gli elettori del centro sinistra ad essere lontani dalle vicende dei loro partiti di riferimento. personalmente, ci sto pensando anche perchè il panorama politico che ci circonda non è dei più affidabile. il cambiamento è soltanto una utopia, allora meglio manifestare il disagio in qualche modo, come, il non voto

#1 da Gianfranco, inviato il 22/3/2010
L'analisi iniziale è chiarificatrice del fenomeno astensionismo consentendo di immaginare l'impatto delle differenti motivazioni. In generale torno a ribadire che a mio avviso, proprio perchè la scheda nulla o il non voto non sono rappresentati in nessuna sede, astenersi purtroppo non è una soluzione a nulla. Ritengo che, se l'astensione deve rappresentare l'espressione di un malessere, avrebbe maggior senso il voto di protesta che almeno rischierebbe di vedere messa in evidenza una qualche posizione alternativa. Per voto di protesta non c'è bisogno di pensare per forza agli estremismi ma anche a partiti piccoli, liste civiche, ecc. che hanno pochi e chiari obiettivi.
In generale la conclusione



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