Ancora sull'astensione motivata

Il dibattito sulla nostra provocazione

di Carlo Calenda e Andrea Romano , pubblicato il 16 marzo 2010
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La notizia di ieri è che in Francia, dove si è votato per le elezioni regionali, l’affluenza alle urne è calata di dieci punti rispetto a quattro anni fa. Più della metà dei francesi ha scelto di non votare. È una buona notizia? Certamente no. Eppure è il segno che in tutte le democrazie sviluppate gli elettori utilizzano anche il non voto come forma consapevole di espressione democratica, soprattutto laddove l’offerta politica tende a farsi deludente e ripetitiva. Tutto il contrario del qualunquismo, dunque, come abbiamo scritto nel post pubblicato giovedì scorso che ha generato un dibattito molto vivace sia sulla stampa sia su questo sito.

È allora utile rispondere ad alcune delle obiezioni sollevate. Vogliamo però premettere che la nostra posizione a favore di un’astensione motivata o, come ha scritto Michele Ainis, a favore di una vera e propria obiezione di coscienza rispetto all’esercizio del diritto di voto nell’attuale contesto politico, si è rafforzata dopo aver osservato i fatti degli ultimi giorni.

Il nostro cinepanettone si è infatti arricchito di scene già viste e sta seguendo fedelmente la trama che tutti conosciamo. Pdl e Pd hanno imboccato la strada della militarizzazione dei propri elettorati invocando rispettivamente il rischio di golpe e di regime, potendo contare ancora una volta sul supporto offerto da intercettazioni telefoniche finite ancora una volta a tempo di record sui giornali.

Ma torniamo alle obiezioni sollevate alla nostra posizione, che possono essere sostanzialmente ricondotte a tre tipologie. La prima: la diagnosi (il cinepanettone) è corretta ma la sola protesta non basta. Non andando a votare si rischia di avvantaggiare la “casta”. La seconda: nonostante la generale disaffezione verso i partiti, rimangono differenze profonde in termini di qualità e capacità dei candidati. La terza: in un paese che ha vissuto nella sua storia recente la dittatura fascista, l’esercizio del diritto di voto ha un valore talmente sacro da non poter essere intaccato da nessun’altra considerazione che nasca dalla contingenza politica.

Per rispondere alla prima obiezione proviamo a riflettere sugli eventuali esiti di un massiccio aumento dell’astensione e delle schede bianche. Chi scrive ritiene che uno scenario del genere metterebbe in crisi l’immobilismo che ha ormai congelato l’offerta politica dei due schieramenti, rafforzando il rifiuto di uno scontro ormai sterile che paralizza il paese da troppi anni. Così come sarebbe il miglior aiuto ad una politica che volesse davvero rinnovarsi. Perché siamo convinti, forse ingenuamente, che il cambiamento possa provenire dal suo interno.

Il secondo argomento di chi respinge l’astensione, la differenza nella qualità dei candidati e nell’offerta politica dei due schieramenti, è più impegnativo. Anche noi siamo convinti che le differenze esistano, nei programmi e nei curricula dei candidati, ma purtroppo ciò non può cambiare il copione e il finale di questo brutto film. Al di là della credibilità dei singoli esiste infatti in Italia un sistema fatto più o meno da centomila persone che sopravvivono solo grazie ai privilegi garantiti da una rendita di posizione politica.

Dobbiamo pensare a questo sistema come ad un'azienda inefficiente, senza eguali in Italia per potere e dimensione, che da tanti anni non è più responsabile di fronte agli azionisti-elettori del proprio operato e dell’utilizzo delle risorse pubbliche . La “Politica spa” continua a prosperare perché è riuscita ad erigere solide barriere contro l'ingresso di potenziali concorrenti (varando leggi elettorali “ad castam” ed esercitando un controllo ferreo sul sistema televisivo) e allo stesso tempo ha trovato uno straordinario messaggio di marketing capace di farla continuare a piazzare sul mercato la sua offerta scadente. Quel messaggio di marketing si regge sulla sopravvivenza di una contrapposizione ideologica che in tutti gli altri paesi occidentali è stata sepolta da almeno vent’anni e che rappresenta il vero meccanismo da sconfiggere. Una prova della forza di questa dinamica l’abbiamo nel Lazio, dove le due candidate che si presentavano come “indipendenti” rispetto ai due partiti principali si sono rapidamente adeguate, nel linguaggio e nelle posizioni, al solito vecchio copione.

E ancora, pensiamo ai due temi simbolo di questo scontro quindicennale: giustizia e conflitto di interessi. Domandiamoci perché destra e sinistra non hanno varato una riforma di queste due materie quando sono stati al governo. Noi riteniamo che il fatto di lasciare irrisolte queste questioni rappresenta la migliore garanzia per poterle usare al fine di mobilitare un elettorato stanco e deluso, e anche per questo l'astensione può essere lo strumento capace di rompere lo schema.

L’accusa di “Aventinismo” è collegata al terzo insieme di obiezioni che la nostra presa di posizione ha sollevato. Siamo naturalmente i primi ad onorare il ricordo di coloro che diedero la vita per garantire agli italiani il libero esercizio di voto ed è doloroso essere spinti a sostenere che l’astensione (o la scheda bianca) possano essere un mezzo per ripristinare il rapporto tra politica e cittadini. Riteniamo tuttavia che un’astensione costruttiva e motivata, che scaturisca dalla richiesta del ritorno di una politica alta e forte, sia profondamente in sintonia con lo spirito originario della nostra democrazia e della nostra Costituzione.

Infine la politica. Il dibattito di questi giorni ha visto il silenzio pressoché unanime dei partiti politici anche dinanzi ai dati del sondaggio SWG che mostra come il 51% dell’elettorato più giovane consideri giusto astenersi. Persino dinanzi alla delusione e al senso di tradimento degli elettori più giovani, quelli sui quali qualsiasi paese deve investire per costruire il proprio futuro, la politica sceglie di bendarsi gli occhi. È certamente la prova più eclatante di come sia proprio questa politica ad essersi ritirata sull’Aventino.


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tag:  francia   elezioni regionali   affluenza   astensione   politica spa  


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#18 da ester tanasso, inviato il 6/4/2010
Mi permetto di segnalare, sull'argomento, il mio paper "La rilevanza delle schede bianche nel computo elettorale:il valore del dissenso", pubblicato il 29 novembre 2007 su www.forumcostituzionale.it.

#17 da ROBERTO MANONI, inviato il 19/3/2010
Gentili Calenda e Romano,

debbo segnalarvi che sul vostro articolo non condivido la premessa:
“ PDL e PD hanno imboccato la strada della militarizzazione dei propri elettorati “.

Non mi sembra giusto nell’ attuale situazione politica fare questa classificazione, poiché i comportamenti sono più articolati, penso che possano allargarsi a quattro categorie:

1 – Elettorato di contrapposizione di sinistra, poco propenso al dialogo con chi è al
governo.
2 – Elettorato di contrapposizione di destra, molto propenso a legiferare ad personam
e poco propenso al dialogo su argomenti riguardanti il bene del paese.
3 - Elettorato di opposizione nel centrosinistra, pronto al dialogo su argomenti
riguardanti il bene del paese.
4 - Elettorato di opposizione nel centro, pronto al dialogo su argomenti riguardanti il
bene del paese.

Qualora le categorie fossero due il vostro ragionamento non farebbe una piega ed è
logico non andare a votare ( sarebbe meglio votare in bianco ), ma siccome il discorso è più articolato e l’ offerta è più completa mi sembra doveroso andare a votare alla grande e votare per chi si desidera.

Il vostro ragionamento presuppone che per le future elezioni arrivi un messia per il quale valga la pena andare a votare, ma che comunque deve convincere il
51 % degli italiani, e alcune di quelle quattro categorie sopra descritte.
Se in futuro si vuole il voto di quelle categorie non mi sembra giusto ora
Educarle all’ assenteismo e snobbarle.

Distinti saluti,
Roberto


#16 da AMEDEO GABBRIELLI, inviato il 19/3/2010
La politica è sempre più lontana dai cittadini.

Diminuire il numero dei consiglieri e gli amministratori locali.

Una lista civica difficilmente riuscirà ad eleggere un proprio
rappresentante.

Per essere eletto occorrerà essere nella lista di un partito forte che
spenda molti soldi per la campagna elettorale.

Eliminare le preferenze ha tolto al cittadino la possibilità di esprimersi e
di assumere un ruolo decisivo nelle scelte, conseguentemente i partiti sono
diventati gli esclusivi protagonisti della politica.

Il sistema maggioritario ha diminuito la rappresentatività ed ha costretto i
partiti a stringere accordi seppur in contrasto con i loro
programmi.

Più incarichi contemporanei per la stessa persona: deputato e sindaco,
consigliere regionale e consigliere comunale, assessore provinciale e
consigliere comunale; hanno tolto ai giovani e a tutti quelli che avrebbero
voluto impegnarsi in politica la motivazione per farlo.

I partiti non sono più capaci a stimolare i cittadini a partecipare alla
politica.

I politici sanno fare appelli elettorali per chiedere il voto.

E’ un errore diminuire il numero dei rappresentanti locali.

Per tagliare i costi, si poteva diminuire il numero dei deputati, dei senatori e
dei consiglieri regionali, sì che il loro compenso era elevato.

Eventualmente si sarebbe potuto pensare a tagliare i compensi, ma mai il
numero dei rappresentanti locali.

Non prevedere compensi per chi percepisca lo stipendio e compensi limitati per
i giovani alla loro prima esperienza.

Fare politica deve tornare ad essere un servizio e non essere un’occupazione o
la risoluzione di problemi personali.

#15 da MARIO MENTO, inviato il 18/3/2010
Forse non voterò, per quanto sia estremamente difficile capire cosa sia meglio fare. L'assenza di una alternativa credibile all'attuale, nonchè drammatica, compagine di Governo non aiuta a orientarsi.

#14 da Andrea Barbieri, inviato il 18/3/2010
A volte votando si fanno dei veri e propri atti di fede, chiudendo gli occhi e sperando che prima o poi le cose migliorino o almeno non vadano peggiorando. Ma quale stimolo avrebbero in questo caso gli attori in gioco a cambiare veramente il sistema in atto?

Rispetto pienamente gli elettori che anche a questo giro elettorale ritengano di riporre la propria fiducia in questo o quell’altro candidato, ma a mio avviso il vero stimolo al cambiamento verrebbe soltanto da un mare di schede elettorali annullate in modo consapevole e chiaro.

Consapevole perché il cittadino va a votare ma decide che sulla scheda elettorale non vi è nessun uomo politico che possa essere artefice di vero cambiamento.

Altrettanto importante a mio avviso è il tema della chiarezza sull’annullamento per non innescare la costruzione di ipotesi non rispondenti al vero. Bisognerebbe uscire maggiormente allo scoperto annullando la scheda con un comune messaggio di protesta. Una scheda annullata resta comunque una scheda annullata ai fini del voto ma usare lo stesso “biglietto da visita” darebbe il senso di appartenenza ad uno stesso gruppo di pensiero.

#13 da Michele, inviato il 17/3/2010
Centro destra....Centro sinistra la differenza? per scriverli occorre un numero di lettere maggiore

#12 da Gianluca, inviato il 17/3/2010
Che si astengano gli ex elettori ed estimatori di questo governo e di questa classe politica mi sembra una cosa naturale, perfino degna, visto il baratro in cui il Berlusconismo sta portando l'Italia. Astenersi da parte loro sarebbe onesto, il "minimo pentimento".
Ma che si astengano gli elettori di centro-sinistra o comunque gli oppositori politico-sociali a qeusto governo mi sembra una cosa incosciente, insulza, perfino idiota; astenersi infatti non farebbe altro che rafforzare, perchè ne aumenta il peso specifico elettorale, la classe politica attualmente al governo che rinfranbcata dal voto poi metterebbe in atto altre leggi ad personam, favorirebbe altri evasori e privlegiati, emanrebbe norme di impunità.
Sarebbe una tragedia civile.
Bisogna mandare un messaggio al governo. e questo lo si fa votando...altro che astenendosi.
Sono allibito!

#11 da fulvio ferrario, inviato il 17/3/2010
Sono un "vecchio" miltante della sinistra fin dal lontano 1967 e,a questa tornata elettorale, per la prima volta, mi asterrò.
Le motivazioni sono sostanzialmente quelle che avete correttamente illustrato ed attengono alla "obiezione di coscienza".
Allego le considerazioni che ho mandato ai vari candidati delle diverse forze di sinistra che mi conoscono e mi hanno chiesto il voto alla vostra e-mail perchè, qui, sarebbero troppo lunghe.
Vorrei aggiungere solo una considerazione; visto che la "casta" è, sostanzialmente, inamovibile e l'astensione, per quanto diffusa, può incidere sugli attuali equilibri ma non è in grado, da sola, di attivare un processo di profonda riforma della politica, mi piacerebbe ragionare intorno al concetto di "astensione organizzata", dalla prossima tornata di comunali in vista delle prossime politiche, che, ho idea, arriveranno prima della scadenza naturale della legislatura.
Di che si tratta? E' un'idea ancora molto grezza ma, sostanzialmente, il nucleo centrale è il seguente:
organizzare, dove è possibile, (direi in molte parti del paese) liste "per l'astensione consapevole" la cui caratteristica è quella di presentare candidati che, all'atto della candidatura, sottoscrivono le dimissioni dall'organismo a cui potrebbero essere eletti.
Ciò vorrebbe dire sottrarre alla "casta" un percentuale più o meno grande degli eletti ed erodere fortemente la sua rappresentanza.
E' un'idea "pre-politica", non nel senso di intellettualmente povera, ma nel senso che viene prima della politica così come oggi è rappresentata dai partiti orgnizzati
Vuol dire, sostanzialmente, riunire coloro i quali, di tendenze politiche diverse, di sensibilità e formazione culturale disomogenea, non ne possono più dell'andazzo attuale e si riconoscono intorno ai concetti di onestà, trasparenza, spirito di servizio, difesa della Costituzione, libertà di parola, di informazione, di opinione.
E' un'operazione quasi "costituente", nel senso che la sua finalità è esattamente quella di avviare un processo di rifondazione della nostra repubblica.
A quel punto, stabilito un terreno comune di riferimenti valoriali, potremmo serenamente tornare a differenziarci tra destra, centro e sinistra con la certezza che abbiamo individuato un terreno comune di confronto, anche di scontro, per carità, e che abbiamo posto le basi per un rinnovamento della classe politica di portata epocale.
Un paese normale, insomma, in cui vincano idee e proposte che, liberamente, i cittadini, non più sudditi, ritengano migliori.

#10 da luca alinovi, inviato il 17/3/2010
la politica oggi non solo e` vincolata su blocchi e da personaggi poco entusiasmanti ma di fatto non permette la scelta della classe dirigente. Credo quindi che dare un forte segnale con la astensione, motivandola e con una adeguata "campagna elettorale" potrebbe aiutare a risvegliare gli animi! Mi sembra che ci siamo tutti un po` seduti sulla triste idea che visto che il sistema non si puo` cambiare scegliamo il meno peggio. Questo tipo di scelta non ha mai portato molto lontano! E` meglio forse uno scossone un po` piu` vigoroso per ricominciare a costruire un'italia che ci assomigli un po` di piu`!

#9 da Pieraldo Pecchio, inviato il 16/3/2010
Credo che siete gli unici a dare come prima notizia l'astensione in Francia, infatti su le Monde di ieri la prima notizia era la vittoria della "gauche", seguita dal rafforzamento di le Pen. Oggi la prima notizia é una foto di Le Pen. Per conseguenza, sembra proprio come ho già scritto, che l'astensione favorisce gli estremi, giustamente perché i media chi intervistano come rappresentante del partito dell'astensione? Il signor Nessuno, chi é costui? L'astensione non può essere notizia perché nessun personaggio la rappresenta. A meno che si arrivi al 90%, il che non succederà mai.
Per SILVIA, le schede bianche non vengono ripartite fra i partiti, peró ti posso dire, certificato da persone che sono state presidenti di seggio, che molto spesso viene fatto un segno sul simbolo del partito che piú conviene su quella che doveva essere una scheda bianca, e viene quindi contabilizzata.

#8 da Antonio D'Andrea, inviato il 16/3/2010
A mio modestissimo e ininfluente parere ciò che gli Autori dell'articolo affermano non è pertinente e non tiene assolutamente in conto quanto da me affermato nei vari articoli di pertinenzxa. Senza alcuna sorpresa ne prendo atto. Non soffro di manie di protagonismo e non è questo il punto.
Italia Futura avrebbe - ritengo - dovuto affrontare la questione non nel qualunquismo.
E' questo, invece, il punto. L'aricolo di sintesi è qualunquista e si nasconde, maldestramente, dietro i commenti suscitati da altri articoli. Rischia, in tal modo, di diventare, esso stesso un cinepanettone.
Ma, se Voi siete felici così, perchè toglierVi l'illusione?
Il Vostro è un parlarVi addosso, senza tenere conto della Verità delle cose. Somigliate moltissimo a quelli che pure dite di voler criticare.
Vi faccio tanti Auguri...avete tutte le carte in regola per sostituirVi a quelli che già ci sono e per continuare, in sintonia, la loro Opera.

#7 da Agostino Quadrino, inviato il 16/3/2010
La proposta di astensione, in un momento come questo, mi sembra solo un modo come un altro per dare ancora di più campo libero a chi sta distruggendo la coscienza civile e politica di questo paese alla deriva. Il voto espresso, in un contesto democratico, è l'unico strumento valido per giudicare l'operato di chi governa e di chi è all'opposizione, mentre l'astensione non ha alcuna connotazione, può avere mille possibili ragioni ed è perciò ostaggio di tutte le interpretazioni del giorno dopo, da destra, da sinistra da sopra e da sotto. Ciò comporta l'ovvia conseguenza che l'astensione, non avendo in sé significati oggettivi riconducibili ad un'omogenea motivazione, non ha alcun potere di mandare messaggi ai politici e tanto meno di modificare alcunché dello stato delle cose. L'unico modo per mandare messaggi a chi è al governo - se lo si considera responsabile dell'attuale disastro - è votare uno dei partiti all'opposizione. Ogni altra scelta è un avallo, esplicito o implicito, alla conduzione attuale di chi è al potere nel Paese.

#6 da SILVIA, inviato il 16/3/2010
Una domanda a chi intende creare un movimento costruttivo e motivato per cambiare la situazione politica: chi sa dirmi la differenza tra scheda bianca, scheda annullata e astensione. La schede bianche vengono ripartite tra i partiti? Grazie.

#5 da Francesca Passerini, inviato il 16/3/2010
L'astensionismo e' il piu' grande alleato dell'individualismo che continua a sfornare farabutti al potere.

#4 da Michele, inviato il 16/3/2010
70 anni di dominio partitocratico ed ancora siam convinti che possiamo cabiare qualcosa con il voto? Per converso quando ci viene richiesto di partecipare ai referendum (la manifestazione di volontà più alta in democrazia) cosa accade che il popolo viene sollecitato a NON partecipare!!!! Cos avi suggerisce tutto ciò?

#3 da massimo, inviato il 16/3/2010
Scusate ma la vostra posizione non convince per niente. Astenersi avrà solo l'affetto di galvanizzare questa politica di governo che di fronte alle proprie incapacità e malefatte pretende pure l'impunita e si atteggia da vittima.
E' chiaro in tutto ilm mondo il motivo per cui l'Italia sta sprofondando dal opunto di vista etico e morale. belrusocni e il belrusconismo!
Non capisco perchè ds parte di sedicenti "liberali" si faccia fatica ad ammetterlo.
Il Pd avrà tanti difetti, ma mi smebra che in questa fase si sia comportato in modo più che dignitoso.
Io vado a votare e lo farò con la testa e con il cuore.
Non ne posso più di bugie, vittimismi e ingiustizie...non sopporto più che quando si denuncia il malaffare si venga tacciati di invidia!
adesso basta!
Al voto!
come non mai
con stima
massimo

#2 da Alessandro Garibbo, inviato il 16/3/2010
Quello che e' successo in Francia e' sicuramente sintomatico e certamente paragonabile a quello che potrebbe succedere in Italia. Vanno pero' fatte alcune osservazioni, perche' il "modello" non e' importabile al 100%.
1) Astensionismo: e' vero, i Francesi si sono in larga parte astenuti. Questo puo' succedere anche da noi.
2) Vittoria del Partito Socialista: l'elettore francese che e' andato a votare si e' dimostrato immune dalla sindrome "da stadio" e, mentre al giro precedente aveva votato Sarkozy, questa volta, dopo averne giudicato l'operato, ha premiato i socialisti, sottaendosi alle logiche delle "fedi" delle tifoserie. Questo sarebbe bello che potesse succedere anche da noi, ma ho dei dubbi a riguardo.
3) Effetto numerico (ma non solo) dell'astensionismo: il Front National di Jean-Marie Le Pen, affondato al turno precedente, e' riemerso grazie alla bassa marea dei votanti e si e' posizionato alla quota, assai imbarazzante, del 12%. Come il FN, altri partitini hanno approfittato della bassa marea e hanno conquistato, anche loro, posizioni di rilievo. Chi potra' smentire Jean-Marie Le Pen quando sosterra' di essere stato eletto dal popolo? Chi potra' dirgli che non conta nulla, dal momento che e' risultato eletto in una consultazione disertata da piu' del 50% dell'elettorato? Jean-Marie Le Pen e' persona dal linguaggio colorito. Immagino gia' le possibili risposte. Purtroppo, anche questo potrebbe succedere in Italia.

#1 da politwica, inviato il 16/3/2010
Il governo Prodi aveva iniziato a prepare una bozza di legge sul conflitto di interessi ma e' stata bloccata da Mastella in stato ancora embionale e si e' arenata a causa della risicata maggioranza. Il veto di Mastella si e' poi chiarito nel passaggio di maggioranza (i famosi 200mln promessigli per far cadere il governo). Io credo che questa casta cosi' autoreferenziale non si possa combattere con l'astensionismo ma con l'ingresso di nuove leve. In modo democratico. Un 5/6% di liste 5 stelle farebbe scricchiolare il sistema da dentro. Una casta cosi' autoreferenziale non farebbe altro che daarsi a vicenda la colpa dell'astensione per qualche mese per poi tornare alle solite cose con un governo peggiore. Peggiore perche' a stancarsi e non votare sarebbero soprattutto le persone oneste. Chi ha interessi andrebbe comunque a votare.



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