L'astensione come obiezione di coscienza

Il parere di un costituzionalista

di Michele Ainis , pubblicato il 15 marzo 2010
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Facciamo un’ipotesi (quanto astratta, giudicherà il lettore). Supponiamo che alle prossime elezioni regionali astensioni e schede bianche siano un fiume in piena, come accade in un paese immaginario nel Saggio sulla lucidità di José Saramago. Sarebbe un altro segno – l’ennesimo – di disaffezione verso i principi che regolano la nostra convivenza? Usciremmo fuori dai binari della legalità costituzionale?

La Carta del 1947 disegna il voto come un diritto, ma altresì come un «dovere civico» (art. 48). Sappiamo che nel catalogo dei doveri pulsa la dimensione etica della Costituzione italiana, riecheggia la lezione di Mazzini. Sappiamo inoltre che vecchie norme mai abrogate (art. 98 del testo unico delle leggi elettorali della Camera) puniscono con una pena detentiva il pubblico ufficiale che induca gli elettori all’astensione. Ma sappiamo pure che la legge protegge in vari casi l’obiezione di coscienza: per esempio nei confronti dell’aborto o della fecondazione assistita. E sappiamo che tali fattispecie normative danno fiato e gambe a un principio di libertà, anch’esso custodito dalla Carta.

Da qui la conclusione: non la propaganda verso l’astensionismo elettorale, bensì il non voto in sé, la scelta di non accomodarsi nella tavola imbandita dai partiti, configura un diritto individuale. A certe condizioni, e secondo il giudizio dei singoli elettori. Mentre è un diritto a tutto tondo votare scheda bianca, anche perché in questo caso rimane soddisfatto pure l’adempimento del dovere, quello indicato nell’art. 48 della Costituzione. Che poi tale situazione sia l’esito obbligato dello spettacolo messo in scena dai partiti in questi giorni, giudicherà – di nuovo – il lettore, ma soprattutto l’elettore.



Michele Ainis è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all'università di Roma Tre.


tag:  astensione   costituzione   obiezione di coscienza   elezioni regionali   michele ainis  


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#1 da Francesco Clementi, inviato il 24/3/2010
La ricostruzione che fa Michele Ainis la condivido in pieno. E tuttavia, mi chiedo se il cambiamento possa arrivare da un "fiume di voto d'astensione". Credo proprio di no. Sarebbe segnale durissimo per l'intera classe politica, ma un po' come quei numeri che volano quando si chiama la gente in piazza...Qui si fa l'Italia -a ridosso del suo 150° anniversario- solo se ci si rimbocca le maniche con una proposta, e ventre a terra le si dà forma concreta tra la gente. Lascerei la protesta, anche nella sua variante astensionistica, a chi crede che la piazza sia la soluzione. E che vive attraverso benaltrismi e rancorosi mugugni...tuttavia tanto liberatori...

#2 da raf.Lele, inviato il 17/3/2010
... si???.. ma.. e poi che facciamo???.. si, sarebbe una bella cosa astenersi ed andare in montagna o al mare.. ma poi???.. poi che succede???.. ce lo teniamo lì fino alla scadenza dei 5 anni???.. per altri 3..fino al 2013???.. dio mio.. non ci voglio neanche pensare!!! io mi auguro, invece, che.. la parte buona della destra (di persone oneste.. e che ragionano non solo per i propri interessi!!!.. nella ns bell’ITALIA ve ne sono tante.. ed in tutti gli schieramenti politici.. di destra e di centro o di sinistra).. la parte buona della destra, dicevo.. si svegli e comprenda che.. quest'individuo qui non conviene a nessuno.. ci sta mandando letteralmente in rovina tutti !!!

#3 da Antonio D'Andrea, inviato il 16/3/2010
Ritengo che la Costituzione consideri un presupposto essenziale e inderogabile il Diritto di Voto, senza il quale non potremmo parlare di democrazia. Per lo stesso motivo, non essendo la democrazia un valore acquisito una volta per tutte, in perpetuo, bensì a rischio continuo di caduta e, dunque, richiedente una perenne tutela, a cura degli stessi cittadini italiani, lo considera un dovere.
La punizione prevista per il pubblico ufficiale che istiga al non voto è, ugualmente, diretta alla tutela della democrazia. Paradosso democratico: chi ritiene che la democrazia sia in pericolo, si astiene dal votare-. "Io non voto e manifesto la mia contrarietà (protesta) nei confronti dei partiti presenti alla competizione elettorale". La Costituzione prevede anche altre cose che, però, sono state disattese, violate, aggirate, nell'ignavia dei più e nella contesa politica degli ultimi 16 anni che di politica ha ben poco. La politica è stata compressa ad interesse di poche persone (si possono contare su una sola mano, sono i capi fazione che hanno deciso la composizione del Parlamento: Berlusconi, Veltroni(Bersani) Bossi, Di Pietro, Casini), operando un sovvertimento della Costituzione, senza che la Corte manifestasse disappunto e senza che alcuno manifestasse proteste.
Io non appartengo ai cittadini che vivono il paradosso, in quanto, per regola non voto. Invito, però, gli altri ad andare a votare. Il mio paradosso l'ho risolto così: "io protesto ogni giorno, tranne i due giorni di votazione", coloro i quali non protestano mai, protestino durante la campagna elettorale e durante i 2 giorni di voto, andandoci. Faccio salvi la maggioranza degli italiani che è disinformata, non informata e ai margini, se non al di fuori, del "gioco democratico". Per essere responsabili, dovrebbero, precedentemente, aver preso parte alla farsa mediatica, che invece, al contrario, li vede come "consumatori" di notizie. Un sussulto o un singulto di dignità consiste in ben altro e costringe ad assunzione di ben altra responsabilità.
La responsabilità non è un esercizio dialettico che può avvenire nelle aule di università o nei circoli chiusi con le chiavi del censo e delle relazioni sociali altolocate. Bisogna aprirsi e interessare i Cittadini all'Intelligenza, alla Passione, all'Amore, alla Giustizia. Per fare ciò che la situazione richiede, ci vogliono soltanto i Mezzi e gli Artisti che "lavorano" il Marmo (cioè i Mezzi).

#4 da aldo, inviato il 16/3/2010
votare il menopeggio oggidì mi pare inopportuno a meno di non riuscire a spostare una ingente massa di voti al difuori dei principali contendenti. missione impossibile. votare la scheda nulla è una brutta figura. da la sensazione di non essere in grado di compilare una scheda. gli improperi sono quasi la normalità quindi non sono appropriati su una scheda elettorale. astenersi è ammissione di torto. l'astenuto è sempre presente quindi non ha numeri nè motivazioni concrete. potrebbe anche darsi che questa volta l'astensionismo sia maggiore ma in realtà non si fa leggere compiutamente. annunciare la protesta basata sul voto bianco è l'unica opzione semprecchè le schede bianche non cambino poi in compilate... da qualche pellegrino. ci si potrebbe sempre contare attraverso la rete per avere la dimensione della protesta. il rischio sarebbe solo che qualche buontempone annunciasse scheda bianca. agli schierati per questa o quella compagine non converrebbe annunciare scheda bianca. forse!? siamo sufficientemente onesti per praticare la conta attraverso la rete? bisognerebbe pure pubblicizzare la scheda bianca intesa quale forma di protesta in modo che chiunque ne sia a conoscenza e organizzare un sito per attuare la conta. mi pare un tantino complicato;-) io sto qua nella pacata svizzera e vi seguo dal divano e il più delle volte mi si accappona la pelle zappando fra i vari tg e quant'altro. devo dire che farò l'astenuto perchè il voto per corrispondenza, che qui è la norma anche se la partecipazione è sempre un tantino scarsa, non esiste e mi dovrei scarozzare sette ore di auto per deporre una scheda bianca senza garanzie. (il pellegrino) una marea di schede bianche annunciate avrebbero un bel effetto, forse. scrivo forse perchè il "pudore" mi pare essere diventato una opzione. e questi onorevoli (non tutti) dalla faccia di tolla la prenderebbero sportivamente. comunque sia, ragazze e ragazzi, svegliatevi perchè s'è fatto tardi! oltre alle leggi elettorali (una porcheria) inaudita dovete pure togliere il quorum al referendum. per il semplice principio che chi non vota ha sempre torto. quindi il referendum è accolto o no con il numero maggiore di voti. p.e. 31 a 27. e non ci si deve neppure contare considerando che nessuno sa realmente quanti siamo. (½+1) ;-) un referendum con il quorum è uno zuccherino amarognolo per il cittadino. in bocca al lupo

#5 da Barbara, inviato il 15/3/2010
L'incitamento al non votare, non è assolutamente corretto.
Comunque sia mio nonno mi diceva "l'importante oggi è tapparsi il naso e votare il meno peggio!....Aveva ragione.... guardiamo cosa sta facendo Fini..... Sta preparando il piano di divisione da pdl.Forse lui non ricorda da dove viene e cosa era prima del governo di centro dx (ERA NESSUNO!)e oggi più di prima, non rispetta i suoi italiani.
VAI A CASA FINI...... X SEMPRE!

#6 da Gianfranco , inviato il 15/3/2010
In linea del tutto teorica il non voto o la scheda bianca, quando sono ragionati, sono comunque espressione di una presa di posizione. In queso caso potrebbe addirittura significare prendere posizione al fine di poter votare in alcuni collegi anche le liste escluse. Ritengo che per chi volesse pensare di manifestare in questa maniera la speranza di andare nuovamente alle urne la cosa resterebbe una presa di posizione senza riscontro pratico. La soluzione per migliorare il panorama politico italiano è sempre la stessa, programmi, idee, forza di volontà.

#7 da Michele, inviato il 15/3/2010
@ Alessandro: Ciao Alessandro, anche io sono un ingegnere ma la questione è un po' più complicata. Il problema risiede nel fatto che l'esercizio dei diritti politici avviene per tramite (o delega) ad enti organizzati: i Partiti Politici.
Tali Partiti hanno oramai "scippato" il cittadino del protere di determinare la politica nazionale inserendo nell'ordinamento tutta una serie di norme e regolamenti che di fatto impediscono il ricambio della classe dirigente (o lo rendono molt difficile), come ad esempio il metodo di presentazione delle liste. In questo modo si garantiscono la perpetua presenza in Parlamento indipendentemente dalla loro capacità politico/ammministrativa. Per non parlare del finanziamento pubblico ai partiti (abrogato e rinato sottoforma di rimborso elettorale) e degli spazi informativi (vedi Par Condicio) dove i partiti (e non le idee) di maggioranza e non trovano albergo senza aver alcun tipo di norma che consenta un minimo di rinnovamento culturale.
Che dire di fornte a questo sistema che si auto giustifica (e che non ha campioni di altro genere) l'unica forma percorribile sarebbe la "delegittimazione". E come si deleggitima un sistema partitocratico? Semplice si esercita il diritto di non votare, con buona pace dei costituzionalisti che sono anche loro immersi fino al collo nel sistema (e chi ha fatto questa costituzine? I partiti! Toh! Guardà un po').
E' tempo di avere un sistema in cui vadano al Governo le idee; siano o meno espressione di un partito.

#8 da Pieraldo Pecchio, inviato il 15/3/2010
Continuo a non capire questa tendenza ad incitare o a giustificare l'astensione. Vinceranno sempre quelli che saranno votati anche se da pochi. L'ultimo esempio ieri, in Francia, alle regionali, 53% di astensione. Quali sono i titoli dei giornali : ha vinto la "gauche", Le Pen al 12%, si é ripreso, Sarkozy battuto, i verdi al 13%. Per ultimo, il 53% di astensione. Cosí come dato e basta, senza spiegazioni. L'astensione non fa testo, non é titolo, non é mediatico. "Les absents ont toujours tort", purtroppo é cosí. Infatti i media chi intervisteranno, chi é il capo del partito dell'astensione? Nessuno. Incitiamo a votare, partecipazione al 90%, cosí si avrà piú forza per spingere i partiti ad ascoltarci. Forse sogno, ma non credo. Nella storia l'astensione ha sempre consegnato il potere al piú forte e a quello che parla con la voce piú alta.

#9 da Alessandro Garibbo, inviato il 15/3/2010
Premetto: non sono un costituzionalista. Non sono nemmeno laureato in materie giuridiche. Sono un ingegnere. La mia sara' quindi un'argomentazione semplice, forse semplicistica, forse errata, ma non credo.
Quanto meno, non errata nella sostanza.
A mio avviso, se "la sovranita' appartiene al popolo" e il popolo non va a votare, cosi' facendo "abdica" alla propria sovranita' e lo fa a favore - passatemi il termine - di "persona da nominare" e cioe' a vantaggio di chi risultasse eletto nell'ipotesi non peregrina che, non ostante il "fiume in piena" delle astensioni, le elezioni riescano tecnicamente per essere stato raggiunto - anche solo per un voto - il quorum.
Beninteso, sappiamo benissimo che sovranita' del popolo e' drasticamente diminuita dal fatto che - coi "listini" e con altre manovre - sono oramai i partiti che esprimono le candidature e la selezione dei potenziali amministratori della cosa pubblica e' diventata appannaggio di una oligarchia (Sui criteri di selezione ci sarebbe poi da discutere assai ...).
Che le leggi elettorali vadano cambiate e' talmente ovvio che non merita soffermarsi sull'argomento.
Molto meno banale e' decidere come queste leggi elettorali debbano essere riscritte.
Ad ogni buon conto, abdicare al proprio diritto di voto (un "diritto/dovere", ricordiamocelo) e' una scelta che pur comprendendone le motivazioni, personalmente non condivido.



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