Ora il rischio è l'astensionismo

Il Sole 24 Ore Roma

pubblicato il 11 marzo 2010
di Stefano Folli


La vicenda, drammatica ma non seria, che ha ruotato intorno alla presentazione mancata (e non ancora sanata) delle liste del Pdl rappresenta una fotografia nitida della condizione politica nel Lazio. Una regione che avrebbe bisogno, al pari di molte altre, di un cospicuo rinnovamento della classe dirigente; ma che non riesce a portare a termine questo compito in modo soddisfacente.
A ben vedere, le vere novità si riassumono nelle due candidate alla presidenza, Emma Bonino e Renata Polverini: entrambe, ciascuna con la propria storia e temperamento, simbolo di una stagione che si spera più fantasiosa e meno sfortunata delle precedenti.

Il fattore di novità, ovviamente, sta nel fatto che a confrontarsi sono per la prima volta due donne. E' un segnale importante, a patto che le candidature femminili non siano solo un'astuzia per catturare l'opinione pubblica. Ma, nè la Bonino nè la Polverini bastano da sole, con la loro indubbia personalità, a supplire al vuoto di progetto politico e di personale delle forze che le sostengono, non sappiamo con quanta convinzione.

Un punto è certo. Un tempo le regioni erano un prezioso laboratorio amministrativo dove si facevano le ossa i futuri parlamentari e dirigenti dei partiti. Non era tutto oro quello che luccicava, s'intende, ma il meccanismo di selezione funzionava piuttosto bene. Oggi è rimasta qualche traccia dell'antica consuetudine, ma nel complesso le regioni vanno perdendo quella loro benefica funzione. Il Lazio, sotto questo aspetto, non fa eccezione.

A scorrere le liste è difficile essere colpiti da qualche biografia. Non mancano i casi positivi, naturalmente, ma nella sostanza l'elenco dei candidati lascia pensare che sia carente una visione generale della regione e dei suoi problemi. E che tutto venga caricato, come abbiamo detto, sulle spalle larghe delle due governatrici "in pectore". Se così fosse, sarebbe un'occasione persa in un'epoca in cui non c'è molto da scialare. Il Lazio, più di altre regioni del centro o del centronord, ha bisogno di robuste iniezioni di buona amministrazione. Ora, dopo il caos al momento della presentazione delle liste, è necessario che la campagna elettorale riesca a dissipare il grigiore iniziale.

Ma non sarà facile. Quanti saranno i candidati in grado di contribuire a un confronto serio sui contenuti della prossima legislatura con idee originali, a cominciare dalla Sanità? Quanti saranno in grado di restituire anche al Lazio la sua funzione di regione in cui matura una nuova classe dirigente? E infine, quanti sapranno trasmettere all'elettorato un certo "culto" della legalità, sia detto senza retorica, per far dimenticare i tanti abusi piccoli e grandi di cui segmenti non trascurabili della classe politica si sono resi protagonisti nelle ultime settimane e negli ultimi mesi?

Quest'ultimo è un nodo cruciale. L'opinione pubblica è sempre meno propensa a perdonare ai politici i comportamenti scorretti o cinici. E la decadenza del senso civico si misura soprattutto dall'estensione della zona grigia, ai confini dell'illegalità, in cui muore il buongoverno. Anche qui il rinnovamento delle candidature non dà sufficienti garanzie ed è tutta da verificare la qualità politica dell'offerta elettorale. Attenzione, perchè il rischio è la disaffezione e l'aumento dell'astensionismo il 28 marzo. Sarebbe una sanzione dolorosa, ma forse meritata dopo i recenti e meno recenti pasticci.



tag:  astensionismo   politica   polverini   bonino   opinione pubblica  


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#1 da Barbara, inviato il 14/3/2010
Per quale motivo nel Lazio un cittadino dovrebbe andare a votare, quando si è rappresentati dalla sola sinistra? Il consiglio dato è quello di non andare, in modo tale che la sinistra non possa avere la maggioranza!



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