E se gli italiani smettessero di comprare il biglietto?

In uscita l'ennesimo "cinepanettone"

di Carlo Calenda e Andrea Romano , pubblicato il 11 marzo 2010
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Ciak, motore, azione! La politica italiana somiglia ogni giorno di più ad un cinepanettone. Il format è sempre uguale, gli attori sono gli stessi, le battute anche, ma il pubblico continua a comprare il biglietto. In qualche modo la ripetitività dell’insieme rappresenta un punto fermo, un antidoto contro tutte le allarmanti sollecitazioni che arrivano dalla vita reale.

Da qui alle elezioni regionali assisteremo al seguente copione: a) Il Pdl griderà al complotto comunista (e delle élite) che mira a defraudare gli italiani del loro sacrosanto diritto di votare mettendo a rischio la democrazia; b) il Pd lancerà un severo monito sulle regole ignorate che mettono a rischio la democrazia; c) Idv griderà al golpe che ha già cancellato la democrazia; d) l’UDC richiamerà tutti al senso di responsabilità, la democrazia è forse a rischio ma occorre abbassare i toni; e) La Lega avanzerà silenziosa, la democrazia non è più in pericolo perché l’indipendenza della Padania è finalmente dietro l’angolo.

Ognuno recita coscienziosamente la propria parte di un’unica commedia. Questo ovviamente non vuol dire che tutti i candidati siano uguali. Ma certamente sono pezzi di un meccanismo che da anni rende impossibile l’assunzione di scelte di fondo per il futuro del nostro paese. Tutto ciò mentre la qualità delle liste raggiunge livelli mai visti, il confronto sui programmi evapora e delle cose da fare non c’è più traccia nel dibattito politico. Intanto i protagonisti di questa brutta commedia che viene replicata da un quindicennio si garantiscono un altro giro di giostra. Pur giudicando pessimo lo spettacolo, correremo tutti a vederlo. Non potrebbe essere altrimenti. Questo sistema ha trovato il modo di rendere difficilissimo qualunque ricambio o alternativa e l’unico elemento di sollievo diventa lo sforzo del Quirinale di garantire un terreno di correttezza istituzionale e di garanzia democratica. A parte questo, per restare alla nostra metafora, non ci sono altri film in cartellone.

Domandiamoci per un momento cosa accadrebbe se i cittadini, rimanendo sordi al richiamo della militarizzazione di parte, deludessero per una volta le aspettative e disertassero le urne. Un messaggio forte, persino ultimativo, che si manifesterebbe attraverso la decisione consapevole e legittima di non esercitare un diritto di scelta la cui efficacia è stata svilita.

L’astensione è generalmente considerata, a ragione, una manifestazione di qualunquismo. Oggi però c’è da chiedersi se esercitare ancora una volta il diritto di voto senza alcuna convinzione, per riprendere il giorno dopo la quotidiana lamentazione sul sistema politico nel suo complesso, non rappresenti l’espressione di un qualunquismo ancora peggiore.

E allora viene da pensare che se vi fosse una crescita dell’astensione e se aumentasse il numero degli italiani decisi ad esercitare il diritto individuale al non voto, ciò potrebbe rappresentare un impulso utile ad un auspicabile rinnovamento del copione. In questo caso sarebbe difficile biasimare gli astenuti, nei quali si potrebbe persino riconoscere, vista la qualità della crisi che abbiamo davanti, un sovrappiù di dignità civile. Perché in fondo siamo noi che, pagando puntualmente il biglietto, consentiamo a questo brutto spettacolo di andare ancora una volta in scena.



tag:  elezioni regionali   partiti   astensionismo   caos liste   democrazia  


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#28 da Bruno De Stefano, inviato il 29/3/2010
complimenti per l'articolo, centra perfettamente il problema e rappresenta in toto la realtà dei fatti............."il re è nudo!"

#27 da abeona, inviato il 29/3/2010
Mi par di capire che per voi l'eventuale vittoria di Bonino nel Lazio papalino e partitocratico (ripeto... papalino e partitocratico) segnalerebbe solo una delle tante alternanze tra feudatari di corte. Complimenti per le fette di prosciutto così orgogliosamente indossate sugli occhi.

#26 da Nickos, inviato il 28/3/2010
io da un po' di tempo faccio così: vado a votare, così qualunquista non sono, e voto scheda bianca. che mi pare il partito più serio che ci sia attualmente nello scacchiere politico. per come la vedo io: scheda bianca è un vero e proprio partito e forse uno di quei partiti che fornisce la più leale "rappresentanza" oggi in Italia.

#25 da Antonio Botterelli, inviato il 15/3/2010
Sono contrario all'astensionismo, MA COME SI FA A FAR CAPIRE A CHI CI GOVERNA CHE IL POPOLO ITALIANO QUESTA LEGGE ELETTORALE COSI' COM'E' NON LA VUOLE?il partito deve proporre il proprio programma ed i propri candidati, e gli italiani devono essere ASSOLUTAMENTE LIBERI di scegliere l'uno e l'altro. pertanto sono a chiedervi: facendo 'scheda bianca' non si comunica questo messaggio?vogliamo veramente cambiare questo modo ridicolo di votare, e far capire che LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO e NON A CHI GOVERNA!!

#24 da Corrado, inviato il 15/3/2010
E' inutile che vi arrampichiate sugli specchi del "è qualunquismo ma questa volta no". L'offerta politica è vasta, e tra l'altro ci sono pure le preferenze. Se cercate nelle liste di sinistra troverete un bel po' di vecchi tromboni MA ANCHE molta gente nuova e in gamba. Piuttosto che non votare, è sempre meglio scegliere CHI votare...

#23 da Lucia, inviato il 15/3/2010
Non mi piace l'invito all'astensione, e ancor meno mi piace da un'associazione che si dichiara "nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del paese". L'astensione, per quanto comprensibile, è sempre un chiamarsi fuori e dare carta bianca a quelli che votano e lasciarli decidere per tutti: il voto è un mio diritto-dovere e lo eserciterò anche questa volta!

#22 da Lucia, inviato il 15/3/2010
Non mi piace l'invito all'astensione, e ancor meno mi piace da un'associazione che si dichiara >. L'astensione, per quanto comprensibile, è sempre un chiamarsi fuori e dare carta bianca a quelli che votano e lasciarli decidere per tutti: il voto è un mio diritto-dovere e lo eserciterò anche questa volta!

#21 da Alessandro, inviato il 15/3/2010
Barbara vivi al Nord, la grandiosa Padania di Bossi, come mai non ti senti sicura, il tuo Bossi e il tuo presidente ti hanno per caso lasciato sola???

#20 da Andrea Barbieri, inviato il 13/3/2010
E’ chiaro che in un paese democratico il miglior modo per far sentire la propria voce sta nel voto. Quindi non bisogna lasciarsi mai sfuggire questa occasione.

Tuttavia oggi occorre un voto di protesta per dare un chiaro segno al mondo politico che le cose non possono andare avanti in questa maniera. Che senso avrebbe però un “voto di fortuna”, alla meno peggio, se non quello di regalare il proprio consenso a persone che non lo meritano?

A mio avviso in questo momento l’unico voto utile per far capire lo sdegno degli Italiani è il non voto o meglio l’andare a votare annullando la scheda con un messaggio inequivocabile di protesta.

Penso che i non votanti siano stati erroneamente considerati dalla classe politica come una parte innocua dell’elettorato, eventualmente come una risorsa da cui attingere, ma le cose cambierebbero se il numero dei non votanti “consapevoli” crescesse esponenzialmente alle prossime elezioni.

Sicuramente i non votanti sarebbero considerati d’improvviso un problema serio, meritevole di vera attenzione e non riconducibile al semplice “qualunquismo”.

Certo questo risultato sarebbe soltanto un punto di partenza e non un punto di arrivo: il vero problema è ovviamente un’alternativa politica in cui gli Italiani credano davvero.

#19 da Barbara, inviato il 13/3/2010
Gli italiani ci tengono al loro paese, anche se molti politici non li rispettano. Hannno maggior rispetto x gli extra comunitari, ma la sinistra non comprende il danno che continua a farci senza alcun rispetto. Guardate nelle grosse città quanti sono gli stranieri a cui danno abitazioni popolari senza rispettare i propri cittadini nati in Italia di origine italiana e bisognosi di un'abitazione a basso costo, poichè non riescono più a far fronte a tutte le pressioni fiscali. Avrei tanto piacere se i ns. politici subissero danni dagli stranieri che a casa ns.(al nord) fanno tutto quello che vogliono senza mai pagare danno.
Sotto casa mia degli ubriachi hanno danneggiato 4 macchine dei ns. vicini senza pagare dazio. p.s. Nelle denunce avrebbero voluto dar fuoco nel parcheggio dove ce ne erano una decina.Chi ci ripaga del danno subito?
Ed io non dovrei andare a votare? Dal mancato rispetto della sinistra è dovoroso andare a votare !!!!

#18 da Ermanno Mantova, inviato il 12/3/2010
L'articolo di Carlo e Massimo, è mia personale convinzione che voglia essere non un invito a non votare, ma un messaggio che ricordi a tutti che non basta votare per vedere poi risolti i probemi del Paese.
Questo soprattutto da un quindicennio, in cui da tutte la parti abbiamo promesse che non sono state rispettate.
Non una riforma di quelle prmoesse da berluscono è stata fatta. Non una riforma di quelle promesse dai partiti di sinistra è stata fatta.
La nazione è ferma perchè lo Stato è tenuto "ostaggio" di una classe politica che si è inceppata a "parlare2 sempre delle stesse cose. E' come un disco che si è incagliato da 15 anni e ci fa ascoltare sempre il preludio di un brano senza mai farci sentire la conclusione.

Dell'articolo di Carlo e Massimo io scelgo di scrivere sul mio diario questa frase come la più importante: >

#17 da Bepi Ghibellini, inviato il 12/3/2010
Condivido, solo in parte, la proposta di astensionismo. Io andrò comunque a votare, ma se un'astensione diffusa fosse un segnale per costringere ad affrontare i veri problemi economici e strutturali (anche di democrazia), ben venga una 'spallata'. Ciao a presto, bepi

#16 da Francesco Pillosu, inviato il 12/3/2010
Perchè no! Se i candidati non ci vanno a genio perchè delegarli con il voto, perchè dargli il potere che non si meritano? Se in tantissimi non votassero abbasserebbero sicuramente la cresta!

#15 da Arcangelo, inviato il 12/3/2010
Perchè andare a VOTARE? perche lo vuole la Democrazia. Un giorno un grande vecchio disse "Bisogna sempre difendere la Democrazia; preferisco la peggior democrazia alla migliore dittatura". Oggi rischiamo di perderla la Democrazia; puntando sul fatto che gli Italiani sono sempre più insodisfatti qualcuno, anche invogliato da un forte astensionismo o da un sondaggio più o meno estorto, potrebbe IMPORRE delle leggi speciali. Vogliamo tornare indietro di 90 anni ca? Andiamo in massa a VOTARE, votiamo persone che stimiamo (ce ne sono ANCORA) e difendiamo questa nostra democrzia che i nostri nonni hanno conquistato e difeso con la vita.Ciao a tutti.

#14 da Francesco Ferrara, inviato il 12/3/2010
ANCORA TAGLI ALLA SANITA A CHI ? AI DISABILI Il MID (Movimento Italiano Disabili) boccia il decreto legge emesso dal Commissario Elio Guzzanti, per l’emergenza Sanità nel Lazio il quale stabilisce che dal 1° Aprile 2010 tutte le terapie riabilitative, saranno a pagamento con ticket, comprese quelle dei minori. Noi ci opponiamo fermamente in quanto, come ormai di prassi, quando vi è da fare tagli sulla salute si vanno a colpire sempre e solo le fasce più deboli. Quindi il Mid sarà presente IL 22 Marzo alle ore 10,30 davanti alla Regione Lazio In via Della Pisana N° 1301 per dar voce di protesta di questo Il Presidente Francesco Ferrara Il Coordinatore di Roma e Provincia Gianfranco Malato http://www.ilmid.it

#13 da Riccardo de Vergottini, inviato il 12/3/2010
Ormai, da quanto sta emergendo dagli ultimi eventi, non credo che sia in questione tanto la correttezza o meno di proporre agli elettori una scelta di astensione ma di mettere in chiara evidenza la questione della impresentabilità della maggiorparte dei candidati alla presidenza delle Regioni(in particolare, Lazio e Lombardia) e delle relative liste. Sopratutto per le elezioni locali emerge la povertà di contenuti e la bassezza dei profili della maggiorparte dei candidati. Gli stessi quotidiani non danno alcun risalto ai programmi, a pochi giorni dal voto, preferendo vendere copie giocando sugli scandali e appiattendosi al livello culturale degli stessi candidati. Le elezioni locali ormai appaiono come un dibattito limitato all'interno delle correnti di partito e all'esterno danno l'impressione che giunte regionali, provinciali e comunali servano soltanto quale sostituto degli uffici di collocamento o pensionamento per politicanti falliti. Di fronte a tanto squallore prevale una sensazione di rigetto assoluto; l'astensione è solo una conseguenza.

#12 da Alessandro Garibbo, inviato il 12/3/2010
Ritengo - come ho gia' detto in un'altra pagina di questo sito - che l'astensionismo sia generalmente pericoloso e raramente utile.
Utile solo quando tale da invalidare le elezioni per il on raggiungimento del qurum (cosa possibile per un referendum, ma che non ho mai visto verificarsi per una consultazione elettorale, dove gli interessi sono be altri e molto piu' diffusi).
Detto questo, nella presente congiuntura ritengo l'astensionismo vieppiu' pericoloso, per i seguenti motivi:
1) Chi gia' si proclama "eletto dal Popolo" potrebbe continuare a farlo, a maggior ragione, quando il Popolo fosse rappresentato da un limitato numero di votanti, sufficienti pero' per la riuscita tecnica della consultazione elettorale;
2) Lo stesso "eletto dal Popolo" potrebbe, dopo essere stato eletto, arrivare alla conclusione che "intanto le elezioni non servono" (giustificata - in parte - dal dato oggetivo della limitata affluenza alle urne) e adoperarsi per "risparmiare al Paese lo sforzo economico-organizzativo collegato all'organizzazione delle elezioni, abolendole ... magari con un decreto d'urgenza.
Fantapolitica, mi direte.
Fantapolitica, ma fino a un certo punto. Di sicuro c'e' che l'astensionismo delegittima la sovranita' del Popolo e favorisce la deriva autoritaria a cui il nstro Paese e' soggetto da quindici anni almeno (strana coincidenza).
Per parte mia, andro' quindi a votare.

#11 da Antonio D'Andrea, inviato il 12/3/2010
Ho già commentato, ieri, l'articolo.
Il Corriere di oggi lo ripropone.
Ho letto i commenti e non credo che sia "cosa buona" continuare ad alimentare una discussione sterile e senza senso.
Mi aspettavo un tavolo diverso.
Ho 47 anni e avrò votato si e no tre volte. Mi sono candidato almeno 7 volte.
Non ha alcun senso porre la questione in questi termini. Secondo il mio punto di vista è ingannevole e fuorviante. Per il resto, mi richiamo a quanto già detto nel precedente commento.

#10 da Giorgio, inviato il 12/3/2010
Sono pienamente d'accordo con l'ipotesi di esercitare il diritto individuale del NON voto...per rientrare nella metafora sono propenso a NON pagare il biglietto di uno spettacolo veramente osceno che mi fa ribollire il sangue giorno dopo giorno...Accolgo con molto favore il suggerimento consapevole che non basterà ma sarà, magari, quella pietruzza che smuoverà finalmente uno stagno ormai in putrefazione..... un abbraccio

#9 da Massimo Laurenza, inviato il 12/3/2010
Sono nato nel 1943 e ho preso le botte per garantire a questo paese una democrazia vera: visti i risultati forse potevo risparmiarmele, comunque sono contento di averlo fatto perchè non avremmo la 1204 sulle lavoratrici madrei, il divorzio, l'aborto e altre leggi civili. Per un'educazione alla disciplina vado a votare ed ora che non c'è più la Binetti, con più entusiasmo. La gente, però deve farsi sentire in maniera incisiva, partecipare alle battaglie politiche e sindacali in modo da cercare di spingere politica e sindacato in una certa direzione: queste organizzazioni non sono la mamma talvolta (sempre) vanno prese a calci in culo.
a d'altro canto se su 10 lanci d'agenzia almeno due riguardano il Grande Fratello che vogliamo sperare... vincerà sempre il Berlusconi di turno.

#8 da Luca Colombo, inviato il 12/3/2010
Ho ottenuto il diritto di voto nel 2002 e da allora non sono MAI andato a votare. Sono molto attento alla vita politica del paese e cerco di informarmi il più possibile; e più m'informo e più sono convinto della mia scelta. Volete dei buoni motivi per non andare a votare? Ne bastano due: - Non si deve legittimare il potere dell'attuale classe politica dando il proprio voto a persone che dimostrano costantemente la propria incapacità. Il voto è uno strumento democratico importantissimo, perché si dovrebbe regalarlo a persone che non lo meritano? Non ha senso scegliere "il meno peggio" o "andare a votare turandosi il naso": come scritto in questo articolo il non-voto sarebbe "... un messaggio forte, persino ultimativo, che si manifesterebbe attraverso la decisione consapevole e legittima di non esercitare un diritto di scelta la cui efficacia è stata svilita". - Il propio voto, se soppesato con la disinformazione e l'ignoranza politica diffusa, perde notevolmente di valore. Nonostante l'argomentazione diffusa (riportata anche nel commento #2) che con un non-voto si delega la scelta e si aumenta il "peso" del voto di altre persone, la realtà è che per ogni voto di persone che scelgono con congizione di causa ci saranno almeno 10 voti di persone totalmente disinformate e che di conseguenza non sono in grado di valutare quale sia la migliore scelta possibile per loro (e per tutti). A voi il compito di smontare le mie argomentazioni: quando qualcuno mi darà almeno un buon motivo per andare a votare (o ci sarà uno schieramento politico in grado di meritarsi il mio voto) allora rivedrò le mie posizioni.

#7 da Massimiliano Tonelli, inviato il 12/3/2010
Sono anni (anni!) che ripeto questo concetto: la cose verranno sovvertite solo e soltanto quando il tasso di astensionimo arriverà a livelli più che critici. Fino ad allora, cari cittadini, siete complici. Tecnicamente complici!

#6 da Gianluca Grossi, inviato il 12/3/2010
Condivido quanto espresso dagli autori. Personalmente non esercito il mio diritto di voto da molti anni essendo questa l'unica forma di dissenso percepibile nei confronti di esponenti politici risibili per manifesta incapacità tecnica e pochezza di idee, laddove esse riescano ad essere espresse in una forma italiana appena percepibile. Una possibile via di uscita è rappresentata dalla candidatura di esponenti di forze dell'ordine come sta avvenenendo in occasione delle elezioni regionali in alcuni comuni del casertano, ovvero il commissariamento di fatto della nazione a cura di esponenti della Banca d'Italia che è l'unica struttura che surrettiziamente assieme all'Arma dei Carabinieri tiene in qualche modo in piedi la struttura. In ogni caso non potranno fare peggio.

#5 da Frank jr Iaspalco, inviato il 12/3/2010
Ho praticato l'astensione nelle passate elezioni ma dai risultati non è servito a molto.
La cosa migliore, secondo me, sarebbe il "voto veramente alternativo".

#4 da Pieraldo Pecchio, inviato il 12/3/2010
Molta attenzione con l'astensione. Ricordate cosa é successo in Venezuela qualche anno fa. Le opposizioni chiamarono a disertare le urne e consegnarono il paese a Chavez. Ci sarà sempre qualcuno che andrà a votare e quindi quelli che vinceranno potranno dire che li hanno comunque votati e peggio per quelli che non sono andati a votare. Al contrario credo che bisogna andare a votare in massa per dimostrare quel che si pensa e partecipare di piú all'attività politica, a livello locale, per far capire quel che si vuole e non piú sottostare alla volontà di uno. Il problema maggiore mi sembra essere che quasi tutti i partiti tendono ad identificarsi, non in un'idea o un programma, ma in una persona (Berlusconi, Di Pietro, Bossi, Casini, Bersani, etc..). Se ricordate bene trent'anni fa questo era impossibile, nei partiti c'erano diverse personalità e si discuteva di idee. Da ragazzo vivevo a Bologna ed imparai a discutere di idee con amici che erano comunisti ed io ero cattolico, senza insulti, senza menzogne, ognuno diceva la sua e dopo ritornavamo a casa con le nostre idee, peró avevamo imparato a confrontarci, a difendere le nostre idee, senza accusare nessuno.
Credo che bisognerebbe ritornare ad un confronto e per questo bisogna votare in massa.

#3 da Sabino, inviato il 11/3/2010
Quello che sta avvenendo in questi giorni sembra aver segnato il culmine, il punto di non ritorno da questa politica e dai suoi rappresentanti. A soli quindici giorni dalle elezioni nessuno parla di programmi e le stesse elezioni non si sa si svolgeranno regolarmente perché ormai non si ha la certezza su nulla. Gli elettori di destra e di sinistra assistono inermi all'orrendo spettacolo che questa "classe dirigente" sta offrendo, allo scempio della politica che stanno attuando dimostrando una totale mancanza di senso dello Stato, se mai ce ne fosse stato. L'astensionismo viene presentato come l'unica arma che l'elettore ha a disposizione per dire a chi ci governa la gente è stufa di questo spettacolo, perché di spettacolo si tratta; l'alternativa è recarsi ai seggi è votare in massa scheda bianca.

#2 da vittorio savarese, inviato il 11/3/2010
Grazie di questo articolo che riesce ad esprimere un sentimento che sento mio oramai da un paio d'anni (e chissà, forse più). L'idea di un maxi-astensionismo come possibile risposta ad una classe politica non più rappresentativa del demos, l'avevo espressa tempo addietro ricevendo in cambio proprio l'epiteto di qualunquista (e tra l'altro, in contraddizione con me stesso, ho cmq continuato a votare). E così da due anni il sentimento più ricorrente è quello dell'impotenza: impotenza di fronte alla prevaricazione, all'arroganza e soprattutto all'ignoranza da parte di quello che oramai è giustamente considerato un ceto (tanto che l'astensionismo sarebbe equiparabile ad una rivoluzione non violenta), ovvero un insieme di persone che si dedica alla politica non più per passione, ma per desiderio di arricchimento personale (con una conseguente selezione avversa dei partecipanti). Fatta questa lunga premessa (o sfogo) di cui mi scuso, passo alla domanda che pongo agli autori (e che mi sono posto quando sono arrivato alla loro stessa conclusione): pensate che la soluzione proposta sia realmente efficace, soprattutto in un sistema che, come giustamente sottolineato nell'articolo, "ha trovato il modo di rendere difficilissimo qualunque ricambio o alternativa"? Francamente non credo. Sicuramente è un segnale forte, ma la mia impressione è che il ceto dei politici semplicemente farebbe spallucce di fronte ad un tale fiasco (d'altra parte, probabilmente direbbero, in paesi in cui la democrazia non è in discussione come negli US, il tasso di assenteismo al voto è molto più alto). Penso che, se addirittura si arrivasse ad una percentuale di votanti prossima allo zero (mai zero, come abbiamo visto gli resteranno sempre i familiari e soprattutto i famigli), gli stessi non avrebbero problemi a diventare la prima classe politica (loro non si considererebbero mai ceto) autoreferenziata...Ed infine, dopo la domanda, una proposta: perché non indire un grande concorso tra gli elettori per chi trova la migliore risposta a questo quesito: cosa fare per migliorare le condizioni della democrazia in Italia? Più nel pratico, quale soluzione adottare per esprimere in modo efficace e costruttivo lo sdegno che provate verso il ceto politico attuale in Italia?
Che ne pensate, in un'epoca dominata dai sondaggi, non vi va di farvi promotori di un'iniziativa simile?
Cordiali saluti.

#1 da Antonio D'Andrea, inviato il 11/3/2010
Pure Marco Pannella, in tempi passati, quando non si chiamavano "cinepanettoni" faceva appello al non-voto e si attribuiva la paternità del non-voto.
Il voto non è che un momento della democrazia. Ciò che realmente conta - ritengo - sia la discussione che precede il voto. Durante il tempo della discussione - da non confondere con la campagna elettorale, che dovrebbe iniziare con la convocazione dei comizi - i partiti e la società dovrebbero dibattere su argomenti pertinenti e con rispetto verso i cittadini. Pluralità e onestà intellettuale dovrebbero dirigere gli ambiti di discussione, nella libertà di e per dire la verità (o, quantomeno, ciò che si ritiene che tale sia). Purtroppo le interconnessioni e le limitazioni dei mezzi impediscono la serietà del dibattito. Paradossalmente, coloro i quali pescano nel torbido hanno a disposizione (grazie alle interconnessioni) enormi mezzi di informazione e di pressioni varie.
I cittadini, sia che si rechino a votare, sia che decidano di non andarci, sono e restano ai margini delle decisioni, perchè estranei all'informazione. Se poi si considera che i cittadini sono continuamente e quotidianamente alle prese con mille problemi, tutti ad altissima priorità, mi sembra ingeneroso richiamarli ad una responsabilità che non hanno, nè potrebbe appartenergli. Le responsabilità, all'interno di una comunità civile ed avanzata, debbono ritornare a tutti coloro i quali pur potendo, pur avendo i mezzi a disposizione, per motivazioni varie, non hanno agito; né, gli stessi, hanno supportato, con i propri mezzi, quei cittadini che avrebbero voluto e potuto, con sacrificio e disinteresse, agire nel rispetto degli interessi di tutti e dei principi democratici.



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