10 marzo 2010

La signorina Toni

di Franck Nolesini


La signorina Toni non era un'attempata zitella e nemmeno credo avesse una sorella. Non era affatto anziana, anzi era giovane e bella. Con la maturità raggiunta ora direi che gli aggettivi corretti sarebbero attraente ed intrigante. Per cortesia mi si permetta un pò di sfacciataggine essendo io ormai un uomo sposato e quasi padre e la signorina in questione da tempo lontana dalle mie frequentazioni.

Me la ricordo come una donna elegante, un pò ribelle e contestatrice, insomma di quelle che o le adori o non le sopporti. Essendo io una finta "acqua cheta" ovviamente appartenevo alla prima categoria, mi sentivo attratto da quel suo temperamento un pò ribelle, abilmente mascherato sotto l'eleganza aristocratica di quel caschetto biondo.
Il tutto era mixato, come nelle ricette dei migliori cocktails, da una curiosità intellettuale e da una verve che non poteva lasciare indifferenti. Io non mi ricordo se fossi il primo della classe, ma in compenso non le ho mai prese. Non saprò mai se perché i tempi fossero diversi o se perché non fossi io il primo della classe.

In ogni caso preferivo senza dubbio vedere tutti i giorni la mia professoressa Toni anzichè la signorina Monghisoni.



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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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