Napolitano ha fatto la cosa giusta

Elezioni regionali

di Miguel Gotor , pubblicato il 8 marzo 2010
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La lettera con cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano spiega le ragioni che lo hanno persuaso a firmare il cosiddetto decreto «salva-liste» è ineccepibile: con grande equilibrio illustra la qualità dei diritti da difendere, i problemi politici da risolvere, i tempi contingentati con cui ciò doveva avvenire affinché i provvedimenti fossero praticamente efficaci, le reali e non trascurabili dimensioni del conflitto istituzionale in atto e le prerogative del proprio ruolo di garanzia costituzionale.

Il punto politico di fondo, il bene pubblico supremo da tutelare, era il seguente: privare milioni di elettori del Pdl del proprio diritto di voto nelle due più importanti regioni italiane avrebbe rappresentato una ferita insostenibile sul piano della vita democratica. Il diritto di voto è sacro.

Alla luce della missiva del Presidente della Repubblica è del tutto irresponsabile che il partito di Di Pietro gridi al suo impeachment, dopo avere cambiato posizione di 360 gradi, solo per lucrare qualche voto in più nella campagna elettorale in corso. Non soltanto è irresponsabile, ma è anche politicamente miope. In questo modo l’opposizione invece di concentrare il fuoco della polemica sugli evidenti e gravissimi errori commessi dal Pdl, sugli aspri scontri intestini in atto in quel partito tra Formigoni, Fini e Berlusconi, che hanno prodotto l’incidente della mancata o scorretta presentazione delle firme, sui limiti di un partito di plastica che, nella migliore delle ipotesi, non è in grado neppure di iscriversi nei tempi e nelle forme opportune a una competizione elettorale in città come Roma e Milano e affida il compito a improbabili personaggi, invece di attaccare sul terreno del mancato rispetto delle regole e della conseguente arroganza politica e istituzionale, riesce nell’impresa di spostare il conflitto nella propria parte del campo, aprendo uno scontro tra Di Pietro e il Partito democratico, addirittura avendo come punto di tensione gli atti del presidente della Repubblica. Sembra di sognare, ma è l’allucinante realtà di queste ore.

Il problema, tuttavia, è ancora più profondo: c’è un pezzo dell’opposizione di questo paese (si veda De Magistris che grida al golpe) che sembra essere afflitta da una sorta di virus antidemocratico: quello di volersi liberare di Berlusconi non per via elettorale (l’unica strada politicamente feconda), ma usando i provvedimenti della magistratura. È come se facesse finta di non guardare in faccia la realtà, ossia che nel 2008 il centrodestra ha conquistato una chiara maggioranza e ha il diritto-dovere di governare. E così ora l’opposizione, invece di incassare i risultati politici della figuraccia altrui facendosi forza del ruolo di mediazione, di garanzia e di responsabilità del Presidente della Repubblica, passerà i prossimi giorni a litigare su come organizzare la protesta di piazza più dura e pura, aprendo un imbarazzante fronte concorrenziale al suo interno. Pare incredibile che tanta insipienza possa essere raggiunta in un colpo solo, eppure è la lampante conferma che certa politica demagogica e populista sia la migliore garanzia di esistenza in vita per Berlusconi e il suo governo. È un lusso che la crisi politica, civile e morale raggiunta dal nostro paese non può più permettersi.

Docente di storia moderna all’Università di Torino e collaboratore de La Repubblica. Il suo volume “Aldo Moro, Lettere dalla prigionia” del 2008 ha vinto il premio Viareggio-Repaci per la saggistica.


tag:  napolitano   di pietro   pdl   caos liste   decreto interpretativo  


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#13 da luigi m., inviato il 13/3/2010
Quando un individuo raggiunge una posizione di rilievo per il potere e la responsabilità che gli vengono conferiti e può esercitare liberamente le sue capacità umane senza timore di essere fermato da qualcuno sopra di lui, in questo momento traspare la sua vera identità e la capacità di assumere decisioni che non possono essere demandate ad altri. Barak Obama e Giorgio Napolitano due persone diverse per estrazione, provenienza, età e razza esprimono in questi tempi bui, la bellezza dell’intelligenza umana e le più alte qualità dell’uomo. Questi due Uomini sono arrivati ad essere quello che sono sospinti dalla volontà popolare o del parlamento. Loro sono così e manifestano la loro vera anima. Si può non essere d’accordo ma non si potrà mai dire predicano bene e razzolano male. Ho scritto queste parole quando ho visto in televisione le immagini del loro incontro avvenuto prima del G8. Oggi davanti ai fatti accaduti, non posso far altro che sottolineare quanto espresso sopra, riguardo il comportamento del nostro Presidente verso la Costituzione e le regole che da essa derivano.

#12 da giordano antonelli , inviato il 10/3/2010
trovo che il problema delicato delle liste oscilli tra i due criteri del buon senso e delle regole, per cui trovo che l'intervento di Luigi Serra sintetizzi al meglio la situazione in atto, e si potrebbe utilizzare come monito a futura memoria per cominciare a capire che l'interpretazione della regola e'un ossimoro insostenibile .. punto! ...magari si dovrebbe consultare un costituzionalista tedesco e sentire come avrebbero agito in germania ... povera italia ...

#11 da luigi , inviato il 10/3/2010
caro Miguel Gotor, Non esiste Democrazia, senza "uguaglianza" . Vorrei sottolinearlo. E' il grado di uguaglianza che fa da spartiacque tra stato democratico e non . Uguaglianza, tanto essenziale, quanto flebile e fastidiosa. Questo è il vero punto ella questione. Il diritto di voto hai cittadini non l'ha tolto nessuno. C'è una legge ben precisa e ad ogni elezione vengono bocciate una infinità di liste. io ci starei attento a trattare la situazione con tutta questa sufficienza. Per quanto riguarda Il modo di esprimersi agreste di Di pietro, beh lo conosciamo, come conosciamo del resto quello circense del presidente del consiglio. in conclusione, sia il pd che il pdl sono vecchi inefficaci ed inefficiente. il nostro paese ha il disperato bisogno di una vera forza politica riformista. Credo che noi, in quanto italiafutura dovremmo attivarci e subito affinché tale forza prenda vita.

#10 da NO.SUDDITO, inviato il 9/3/2010
Alla luce della sentenza del TAR Lazio, Napolitano ha fregato il Berluska! Quello che stupisce è che Gianni Letta non si sia accorto che il "decreto interpretativo" non poteva esssere applicabile nel Lazio (amnesia, non conoscenza oppure dimenticanza voluta?)

#9 da Matteo Sperandeo, inviato il 9/3/2010
La cosa che lascia basiti, è constatare che molte persone, a parer mio, confondono la direzione sociale, politica, culturale ed istituzionale di una nazione con la guerriglia politico/mediatica volta esclusivamente ad accaparrarsi il mediocre consenso.

#8 da Argo, inviato il 9/3/2010
Mi auguro che tutti quelli che non hanno mai goduto di un decreto interpretativo votino alle regionali contro chi si ostina ingiustamente a non voler pagare i propri errori

#7 da Giuseppe Lopalco, inviato il 8/3/2010
Le regole sono fatte per essere rispettate, piaccia o no! Se alle prossime elezioni dovesse accadere la stessa cosa con i partiti di opposizione, siamo proprio sicuri che il governo realizzerebbe immediatamente un decreto per salvare le liste dell'opposizione? E il presidente sarebbe cosi celere a stimolare il governo a fare un decreto per salvare l'opposizione? Sicuramente NO! Basta pensare a tutte le leggi ad personam fatte fino ad ora.Su l'opinione che lei ha per l'onorevole Di Pietro, non voglio esprimere nessun giudizio, anche perchè, penso, sarebbe una fatica inutile (sono iscritto al PD tanto per capirci e il mio sito e WWW.glopalco.it)

#6 da alessandro, inviato il 8/3/2010
ma chi scrive è capace di ripetere solo ciò che dice la televisione?
non è capace di dire un suo pensiero?
ha perso la capacita di pensare?
siamo ridotti proprio male.

#5 da Agostino Quadrino, inviato il 8/3/2010
Dissento totalmente. Il Presidente semmai si è dovuto piegare alla prepotenza e alla tracotanza di chi è al governo. E mi meraviglio davvero che da Italia Futura, anziché prendersela con gli imbroglioni, si consideri sbagliata la posizione di chi vorrebbe solo salvaguardare le più elementari regole della convivenza civile. Tutti i cittadini, le imprese, gli studenti ecc. se sbagliano o arrivano tardi ne subiscono le conseguenze: basta partecipare ad un concorso o partecipare ad una gara. La casta invece gode sempre dell'immunità e dell'impunità. E' una vera vergogna, una colossale azione diseducativa nei confronti dei nostri figli e dei nostri alunni a cui chiediamo - giustamente di rispettare con rigore regole e norme, valide per tutti.

#4 da Vittorio, inviato il 8/3/2010
Condivido pienamente quanto espresso da Luigi Serra.

#3 da Matteo Sperandeo, inviato il 8/3/2010
E' insidacabile il comportamento di Napolitano, agendo come garante dell'ugualgianza di tutti gli elettori.

Il Presidente in nome dell'uguaglianza di "popolo" si è fatto carico di quella superficiale responsabilità politica che ultimamente è di casa nel PDL.

E' stato come un padre che visto l'errore politico, e capendo a cosa poteva andarsi in contro, ha affrettato subito il da farsi per garantire che tutti, ma proprio tutti coloro che si identificano anche minimamente nel PDL potessere esercitare un diritto inviolabile, ed impedire così una sorta di cannibalizzazione.

Sottoscrivo quanto scritto da Gotor :" ...politica demagogica e populista sia la migliore garanzia di esistenza in vita per Berlusconi e il suo governo"

La vittoria sul campo sociale si vince con le idee, non con le leggi, è questo il messaggio che dovrebbe passare.

#2 da renato comes, inviato il 8/3/2010
Buongiorno, la debolezza favorisce le dittature. La legge non ammette ignoranza, quante volte ci capita di averne subito le conseguemnze ? Se due milioni d'italiani non avrebbero potuto votare per le faide interne o le ignoranze di chi li dovrebbe rappresentare, che cosa c'entrano gli altri ? Basta con le leggi ad occasionem ! Deprimono animi e democrazia e voglia di partecipare: altro che Italia Futura !!

#1 da Luigi Serra, inviato il 8/3/2010
Questo articolo non mi trova del tutto d'accordo sulla risposta del Capo dello Stato. Tralascio le uscite di Di Pietro (che però dovranno far riflettere qualora, come sta già cominciando ad accadere, il decreto sarà riconosciuto incostituzionale) e voglio concentrarmi sulla risposta di Napolitano. Certamente l'esclusione del partito di governo dalla corsa elettorale rappresenta un fatto clamoroso ma non impensabile. Sanare quello che lo stesso Presidente ha definito come 'pasticcio' introducendo il precedente del "non è possibile che il più forte sia fuori dai giochi nonostante non abbia rispettato le regole come gli altri" lo trovo più grave del non partecipare alle elezioni. E sia chiaro anche che l'eventuale esclusione non avrebbe tolto ai cittadini la possibilità di votare ma avrebbero potuto farlo solo per candidati regolari.



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