Eppur non si muove

Dimmi da quale famiglia provieni e ti dirò quanto guadagnerai

di Italia Futura , pubblicato il 3 marzo 2010
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Benvenuti nel paese dove tutto tace. Non è una novità e lo sapevamo tutti. Pochi mesi fa Italia Futura lo ha denunciato con la sua prima campagna: l’Italia è il paese dove regna l’immobilità e l’ineguaglianza sociale. Ora a dimostrarlo è anche l’ultimo studio dell’Ocse, dal titolo “A Family Affair”, che ha preso in esame la mobilità sociale tra le generazioni nei paesi ricchi del mondo.

In Italia, a leggere i dati e i grafici del rapporto, non godiamo di buona salute se pensiamo che il figlio di un ingegnere ha il 60% di possibilità in più di laurearsi come il padre rispetto al figlio di un operaio e il 30% in più rispetto al figlio di un ragioniere. Per di più, il figlio di un laureato italiano, pur non prendendo la laurea, guadagnerà, in media, il 50% in più del figlio di un padre che si è fermato alle scuole medie. In Italia una laurea in famiglia si tramuta in un patrimonio di conoscenze e possibilità lavorative inattaccabili.

Nel nostro paese lo stipendio dei padri, quindi, influisce su quello dei figli quasi per il 50% e se confrontiamo il dato con quello degli altri paesi europei risulta che gli unici a superarci sono gli inglesi (dove, non a caso, il dibattito sull’argomento è da tempo molto vivace). In Danimarca, Austria e Norvegia la percentuale scende vertiginosamente e tocca il 20%.

In Italia la regola da seguire sembra essere: dimmi da quale famiglia provieni e ti dirò quanto guadagnerai!

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tag:  immobilità sociale   ineguaglianza   ocse   italia futura  


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#2 da Andrea Barbieri, inviato il 6/3/2010
Non c’è da stupirsi che un padre o una madre cerchino di assicurare ai propri figli un lavoro sicuro e remunerativo. Ma dove deve fermarsi questa lecita ambizione? Il limite a mio avviso sta al confine dell’altrui libertà.

È indubbio che un certo ambiente familiare renda più agevole una formazione di alto livello e favorisca un ingresso vantaggioso nel mondo del lavoro, tuttavia è altrettanto vero che le capacità e la bravura non sono sempre ereditarie.

A mio avviso in Italia si cade troppo spesso in atteggiamenti che limitano la crescita delle persone “qualunque”, quelli insomma che non possono contare su appoggi “forti”. È complice un mercato del lavoro povero e ristretto, ma in grande parte la causa di questa situazione sta nell’attribuzione dei ruoli solo marginalmente in base al merito.

Ne risulta una classe dirigente impoverita, a volte incapace di gestire le situazioni in modo adeguato e un consistente numero di persone con elevate capacità che bruciano sotto la cenere anche se il fuoco della nostra società sembra ormai spento.

A mio avviso, se vogliamo che il nostro paese riprenda vigore, occorre riportare in superficie queste risorse piene di energia innanzitutto in ambito politico. Alla guida del nostro paese servono persone nuove, capaci, con valori morali e civili forti non vendibili al miglior offerente.

Quest’esempio farebbe sicuramente scuola e la positiva influenza del rinnovato ambito politico sulla vita di tutti i giorni non tarderebbe ad arrivare. Il mondo del lavoro finirebbe per adeguarsi.

#1 da Matteo Sperandeo, inviato il 5/3/2010
Seguendo la filosofia del posto fisso, in Italia allo stato attuale e nella maggior parte dei casi si è indotti ad essere il proseguo di ciò che sono stati i propri avi, e la cosa non la si può biasimare.

Ovviamente di eccezioni che confermano la regola ve ne sono a iosa, ma sicuramente in Italia, la propensione allo studio e quindi ad un certo guadagno piuttosto che al lavoro - che può essere lo stesso caratterizzato da certi guadagni - deriva prima di tutto da fattori esogeni all'ambiente familiare.

Se poi il discorso lo si sposta su determinate "caste" di lavoratori allora si continua un'altro discorso già abbozzato tempo fa, su questo spazio.



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