Benvenuti nel paese dove tutto tace. Non è una novità e lo sapevamo tutti. Pochi mesi fa Italia Futura lo ha denunciato con la sua
prima campagna: l’Italia è il paese dove regna l’immobilità e l’ineguaglianza sociale. Ora a dimostrarlo è anche l’ultimo studio dell’Ocse, dal titolo “A Family Affair”, che ha preso in esame la mobilità sociale tra le generazioni nei paesi ricchi del mondo.
In Italia, a leggere i dati e i grafici del rapporto, non godiamo di buona salute se pensiamo che il figlio di un ingegnere ha il 60% di possibilità in più di laurearsi come il padre rispetto al figlio di un operaio e il 30% in più rispetto al figlio di un ragioniere. Per di più, il figlio di un laureato italiano, pur non prendendo la laurea, guadagnerà, in media, il 50% in più del figlio di un padre che si è fermato alle scuole medie. In Italia una laurea in famiglia si tramuta in un patrimonio di conoscenze e possibilità lavorative inattaccabili.
Nel nostro paese lo stipendio dei padri, quindi, influisce su quello dei figli quasi per il 50% e se confrontiamo il dato con quello degli altri paesi europei risulta che gli unici a superarci sono gli inglesi (dove, non a caso, il dibattito sull’argomento è da tempo molto vivace). In Danimarca, Austria e Norvegia la percentuale scende vertiginosamente e tocca il 20%.
In Italia la regola da seguire sembra essere: dimmi da quale famiglia provieni e ti dirò quanto guadagnerai!