La corruzione è un male invincibile?

Lo Stato non può arrendersi

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 18 febbraio 2010
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Non c’è alcuna possibilità di sconfiggere o arginare il fenomeno della corruzione in Italia. Questa, in sintesi, sembra essere la conclusione dell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia “La corruzione e le sue radici” del 17 febbraio pubblicato su Il Corriere della Sera. L’analisi puntuale, lucida se in parte è condivisibile non lo è nelle sue conclusioni: la ragione sociologica della corruzione in Italia non lascerebbe alcun rimedio: la corruzione è nel DNA degli italiani (!).

E’ proprio la conclusione pessimistica (ma è comprensibile l’amarezza che può nascere davanti ai casi concreti), dell’analisi di Galli della Loggia che mi preoccupa: abbiamo deciso di arrenderci davanti al problema? La corruzione, come sostiene l’Autore, e davvero “invincibile”?

Gli uomini onesti che continuano a lavorare, anche nelle pubbliche amministrazioni, per costruire un Paese migliore, che pagano puntualmente le tasse (per assicurare i servizi ai meno fortunati), che rispettano le regole del vivere comune, insegnando ai propri figli il rispetto dell’altro, dei principi di solidarietà, della pari dignità sociale e dell’uguaglianza davanti alla legge senza distinzioni, questi uomini, debbono arrendersi e abbandonare la speranza che questo Paese possa cambiare?

Credo di no.

E’ vero, lo Stato non si fida dei suoi cittadini e i cittadini non si fidano dello Stato. Questo è un serio problema che bisogna affrontare ormai senza indugio: la strisciante diffidenza che serpeggia nel nostro Paese, la cultura del sospetto, il giustizialismo, ma al tempo stesso il negare l’esistenza del problema corruzione, possono condurre questo Paese ad un punto di non ritorno.

Lo Stato regola ogni aspetto della nostra vita “dalla culla alla tomba” usano dire i giuristi. Non c’è atto, azione, attività, comportamento che non sia regolata e disciplinata dal diritto: tutto passa tra autorizzazioni, permessi, concessioni, certificati, istanze, bolli, copie autenticate. Come non ricordare la prevista scadenza del certificato di nascita o del certificato di morte (anche se non si ricordano casi di resurrezione oltre quello di Lazzaro!), l’obbligo annuale per i pensionati di presentare il certificato di esistenza in vita, i trenta giorni per un cambio di residenza, i cinque anni necessari per l’autorizzazione ad un insediamento produttivo, le difficoltà, sempre maggiori, di utilizzare l’autocertificazione, ormai purtroppo di nuovo in desuetudine e, infine, dove è la sussidiarietà orizzontale ( più spazio ai privati) prevista con la riforma costituzionale del 2001?

Le troppe regole imposte dallo Stato (sulla base del principio che è meglio non fidarsi dei cittadini), le difficoltà burocratiche sempre crescenti per i cittadini e le imprese, la giungla normativa e la complessità dei procedimenti possono essere per gli amministratori disonesti la linfa vitale della corruzione.

Credo invece che, come avviene nei paesi anglosassoni, è necessario dare più fiducia ai propri cittadini, ma, al tempo stesso, bisogna introdurre un sistema di controlli rigorosi e di trasparenza, garantendo la certezza della pena per chi si approfitta della fiducia riposta dallo Stato e dagli altri. Non servono regole puntuali, complesse e farraginose, ma regole di sistema, norme generali di comportamento dei pubblici amministratori e dei pubblici funzionari, norme di trasparenza e di semplificazione dell’azione amministrativa: bisogna creare gli anticorpi alla corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nel Paese; qui la politica può e deve svolgere un ruolo determinante.

Le conseguenze negative, oltre che sul piano morale, anche di immagine e a livello economico che tutti noi vediamo e riconosciamo, riguardano il pericolo di un’ amministrazione pubblica non più credibile agli occhi dei cittadini. Un’amministrazione non pienamente legittimata nell’esercizio dell’azione amministrativa, nell’ambito del corretto equilibrio tra poteri, rischia di fatto di essere “gestita” dal giudice penale in fase repressiva, con la possibile ingerenza (in questo caso legittima e corretta davanti ad una patologia del sistema) del potere giudiziario. In definitiva il rischio è che l’azione amministrativa (se l’amministrazione non saprà reagire prontamente con forza al fenomeno corruttivo) sia condotta o condizionata dalla magistratura penale.

Per questo vanno rivisti i codici di comportamento, enunciati con le riforme degli anni Novanta, che devono assumere la natura di veri e propri statuti dei doveri di comportamento con concrete sanzioni disciplinari in caso di violazione delle norme etiche, nonché l’automatico licenziamento (senza la necessità di avviare alcun procedimento disciplinare) per giusta causa a seguito di condanna per i reati di corruzione e concussione con pena superiore a sei mesi (oggi la pena deve essere superiore a tre anni). Per quanto attiene al personale dovrebbe essere prevista una rotazione, dopo un periodo più o meno breve, sia dei vertici che dei funzionari preposti agli uffici particolarmente sensibili (edilizia, urbanistica, lavori pubblici, appalti, ecc.) e, come è oggi per i deputati e i ministri, la pubblicazione dello stato patrimoniale (e non solo dello stipendio) per i funzionari pubblici posti nei ruoli strategici.

Un secondo passo può essere rappresentato, per le pubbliche amministrazioni, da una serie di azioni quali:

  • un costante monitoraggio dell'offerta di beni e servizi presenti sul mercato con la diffusione su internet dei risultati di tali monitoraggi;

  • la realizzazione, da parte delle stesse amministrazioni, di banche dati, accessibili dai cittadini/utenti, sulle acquisizioni di beni e servizi effettuate;

  • la valorizzazione delle funzioni dei nuclei di valutazione con riguardo, ad esempio, alla verifica del corretto utilizzo dei parametri prezzo-qualità delle convenzioni;

  • la previsione, in particolare per il settore della sanità, della costituzione di organismi indipendenti, a livello regionale, per l’acquisto di beni e servizi;

  • la previsione, per le regioni a rischio, di costituire un’unica stazione appaltante presso le prefetture.


Da ultimo, dovrebbero essere ripensati i controlli interni e i controlli di gestione, affidati ad esperti indipendenti dalla politica, che sappiano costruire, all’interno di ogni amministrazione, uno strumento economico ed efficace di valutazione dei costi-benefici dell’azione amministrativa. A questi servizi andrebbe affidato anche il compito di predisporre ogni anno un piano per la trasparenza amministrativa, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli utenti, che deve riguardare anche il conferimento degli incarichi ai dirigenti di vertice; non basta pubblicare sui siti web i curricula, ma vanno rese pubbliche anche le motivazioni dell’affidamento di responsabilità di rilievo nell’organizzazione amministrativa (perchè non prevedere audizioni parlamentari dei funzionari in corso di nomina?).

Al tempo stesso, dovrebbero essere istituiti all’interno di ogni amministrazione servizi ispettivi con il compito di verificare, anche a campione, l’attività di ogni singolo ufficio con l’esame puntuale dei procedimenti amministrativi posti in essere. A ciò dovrebbe corrispondere un maggiore impegno delle Sezioni regionali del controllo della Corte dei Conti, alle quali dovrebbero essere trasmessi, per il controllo preventivo di legittimità, gli atti di rilevanza economica adottati dalle amministrazioni pubbliche presenti sul territorio regionale, sulla base di quanto già avviene per le amministrazioni statali periferiche.

E’ comunque necessario che i rimedi siano accompagnati, per ottenere risultati concreti, oltre che da un unico indirizzo politico di governo, anche dalla costituzione di un luogo comune tra i livelli istituzionali, come la Conferenza unificata Stato, Regioni e autonomie locali, e le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e le associazioni degli utenti, dove affrontare e monitorare costantemente i risultati raggiunti nel prevenire i rischi di corruzione e di cattiva gestione delle pubbliche amministrazioni.

Forse tutto questo non servirà ad arginare la corruzione. Forse la corruzione è veramente “invincibile” come sostiene Galli della Loggia, ma non possiamo e non dobbiamo arrenderci mai.

E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  corruzione   stato   pubblica amministrazione   appalti   controlli  


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#8 da IO, inviato il 23/1/2011
La corruzione NON E' ASSOLUTAMENTE un problema solo italiano. Negli USA è ancora più GRAVE. Basti vedere che influenza hanno le lobby su chi viene poi eletto alla Casa Bianca e al Congresso. Galli della Loggia è un PAGLIACCIO oppure è in MALAFEDE.

#7 da davide agazzi, inviato il 12/3/2010
Sul tema, segnalo questo studio, a cura di Trasparency International e Vigeo (agenzia di rating sulla responsabilità sociale d'impresa) COSA FANNO LE IMPRESE EUROPEE E NORD AMERICANE PER PREVENIRE LA CORRUZIONE? Secondo l’analisi di Vigeo su quasi 800 imprese: - il 13% delle imprese europee e il 15% delle imprese nord americane sono state oggetto di almeno un’accusa di corruzione nei 18 mesi che hanno preceduto l’analisi di Vigeo. - il 72% delle imprese nord americane e il 50% delle imprese europee non dimostrano di aver adottato misure efficaci dopo essere state condannate. - Terna è la migliore tra le imprese italiane, grazie a un sistema di prevenzione articolato e adeguato al contesto in cui opera. Tutte le imprese dichiarano apertamente la loro avversione alla corruzione, ma cosa fanno effettivamente per prevenirla? Questa avversione viene in qualche modo tradotta e incorporata nei processi di azienda? Quali sono le best practices? Ci sono differenze sostanziali tra i Paesi? Sono queste alcune delle domande a cui gli analisti di Vigeo – in collaborazione con Transparency International - danno una risposta nella ricerca appena pubblicata “Cosa fanno le imprese per prevenire la corruzione?”, nella quale sono contenuti i risultati dell’analisi effettuata su quasi 800 imprese europee e nord americane, osservate nel triennio 2007-2009 e valutate nelle loro strategie anti-corruzione. Un’indagine che pone al centro della valutazione il ruolo del management, il coinvolgimento dei differenti livelli gerarchici, la tipologia di misure preventive inserite nei piani aziendali e l’adeguatezza delle misure correttive di fonte a casi di corruzione. Nella classifica delle imprese europee e nord americane che si impegnano maggiormente per prevenire la corruzione Terna è la migliore delle italiane (20° posto), seguita da Atlantia (24° posto), mentre tra le best practice è citata Enel grazie alla formalizzazione nel 2006 del Piano Tolleranza Zero contro la Corruzione (Piano TZC). “La ricerca conclusa da Vigeo offre un importante contributo alla lotta alla corruzione e promuove la cultura della trasparenza nel mondo delle imprese.“ dichiara Daniel Lebegue, Presidente di Transparency International France. Secondo Cristina Daverio, Responsabile Analisi Corporate Responsibility di Vigeo Italia: “In Italia, come altrove, la lotta alla corruzione deve coinvolgere i più alti livelli aziendali, attraverso politiche e sistemi di prevenzione, ma anche attraverso la promozione di una nuova etica della trasparenza che faccia emergere i comportamenti più virtuosi”.

#6 da Mario Placidi, inviato il 27/2/2010
Un ravvedimento operoso della classe politica Italiana affinchè facciano un passo indietro è puro sogno.
Continuerò a sostenere Italia Futura e qualsiasi associazione di liberi cittadini che combatta il disfacimento del nostro paese.

#5 da mauro ciccarelli, inviato il 27/2/2010
La corruzione può essere vinta certamente ,ma bisogna volerlo!! I partiti non vogliono il cambiamento, nè le riforme che possano condurre l'Italia ad una democrazia matura.Perchè dovrebbero volerlo quando il loro potere si esplica meglio nell'attuale sistema? I cittadini sono impotenti perchè anche cambiando il partito che governa, non cambia il sistema.Allora è inutile chiedere ai cittadini cosa propongano, quando nessun partito li ascolti!Non ci sono le condizioni perchè la rivoluzione venga dal basso . Il movimento per rinnovare la nazione deve partire per esempio da questa associazione promovendo manifestazioni e referendum sugli aspetti ben delineati nell'articolo sopra.

#4 da Giuliano Carzedda, inviato il 25/2/2010
In questo deserto, dove attecchisce soltanto la corruzione, una sorgente benefica potrebbe essere rappresentata: dall'abolizione delle province, delle comunità montane e di tutti gli altri inutili teatrini mangiasoldi; dall'abolizione delle immunità per tutto ciò che non sia politico. I parlamentari dovrebbero lavorare come tutti gli altri, presentandosi regolarmente in aula anzichè accumulare incarichi e titoli. Le pene devono essere scontate fino all'ultimo secondo. Coloro i quali si comportano bene in prigione, non devono uscire prima a sbeffeggiare le loro vittime, ma possono essere aiutati a trovare lavoro per il reinserimento nel consorzio delle persone civili. I corrotti devono essere allontanati dalla pubblica amministrazione.

#3 da emanuele de cupis, inviato il 25/2/2010
la corruzione va curata dal basso

#2 da Pier Paolo Grimaldi, inviato il 23/2/2010
Daccordo, non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo, secondo il mio parere, concentrare l'attenzione sulla "cultura" della corruzione. Accade spesso di ascoltare la "gente qualunque" criticare il corrotto di turno salvo poi ascoltare da quelle stesse persone la richiesta di aiuti per il familiare o per superare un concorso pubblico. E' questa la cultura corrotta, la mancanza di rispetto per il merito, il voler essere governati da chi può "aiutarci" e non da chi è capace e merita. E' carente (se non totalmente assente) l'idea, la cultura, la convinzione che ove a governare e dirigere la cosa pubblica fosse un soggetto capace, il beneficio che ne deriverebbe sarebbe distribuito e elargito all'intera comunità. Viceversa, l'interesse particolare, individuale e personale genera la domanda corruttiva, mettendo in moto meccanismi in cui non tutti i soggetti che governano o dirigono riescono a resistere. Il politico -nazionale o locale-, il dirigente della P.A., altro non sono che cittadini che in un determinato periodo storico occupano posizioni influenti sulla vita della società. Pertanto, se questi ultimi fossero messi nella condizione di governare scevri da condizionamenti e pressioni di natura soggettiva, è probabile, ma non certo, che si avrebbero minori occasioni di corruzione e un maggior controllo da parte dei cittadini. Sicuramente, però, formando una cultura della legalità avremmo governanti e dirigenti meno inclini alla corruzione e più favorevoli al riconoscimento del merito.

#1 da francesco di preta, inviato il 19/2/2010
io credo che in italia stiamo vivendo un emergenza corruzione , non paragonabile alla degradazione raggiunta con tangentopoli ma sicuramente dannosa per l'immagine del paese e per i costi di appalti gonfiati , bisogna prestare molta attenzione ad Expo 2015
non si può perdere di credibilità .



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