Mars attacks!
La classe politica e l'assunzione di responsabilità
di
Italia Futura ,
pubblicato il 11 febbraio 2010
Il dibattito che si è tenuto ieri sera a "Porta a Porta" sul caso Protezione civile ha messo in luce il problema principale della politica italiana: la totale assenza di assunzione di responsabilità. La questione politica (perché quella giudiziaria deve essere discussa nelle aule di tribunale, soprattutto quando riguarda un funzionario dello stato che ha dato tante prove di capacità e dedizione) è la seguente: in un Paese dove non si riesce più a fare nulla attraverso la via ordinaria l’unico modo di agire è classificare tutto come emergenza.
Come caso paradigmatico veniva preso quello delle carceri. Per risolvere il problema del sovraffollamento le tre soluzioni possibili sono: aspettare dodici anni per costruire una nuova struttura attraverso un processo ordinario, riproporre un indulto o un’amnistia, agire tempestivamente come si è fatto in Abruzzo per costruire in pochi mesi nuovi complessi di detenzione operando fuori dai normali processi autorizzativi e realizzativi. Seguiva dibattito di prammatica tra i diversi schieramenti.
Nessuno ovviamente avanzava le seguenti banali considerazioni: a) se ci vogliono 12 anni per costruire un carcere è perché il Paese ha smesso di funzionare; b) la responsabilità di questo stato di cose ricade sulla classe politica che ha alternativamente guidato il paese negli ultimi quindici anni (e di cui casualmente fanno parte tutti i politici che erano presenti in studio ieri); c) il manifestarsi di un’emergenza (che non sia dovuta ad un evento imprevedibile) rappresenta la sconfitta della politica che ha come compito fondamentale quello di gestire oggi il domani.
Insomma ieri abbiamo avuto conferma di un fatto: destra e sinistra parlano dei problemi dell’Italia come se fossero arrivati ieri da un altro pianeta invece di averli causati con la loro incapacità. Su una cosa hanno ragione, rispetto al paese reale sono sempre più marziani.
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