Esistono due Italie: una legata al piagnisteo, l’altra alla curiosità.
La prima è descritta da un titolo che scappa al
Corriere della Sera nel resoconto del dibattito dell’Aspen Institute sul futuro dell’Italia: “I valori del Paese minacciati dalla generazione web”. La minaccia è concreta: siamo in guerra. C’era una volta l’Italia, mentre adesso c’è la generazione web, che minaccia i valori, distrugge la cultura, la lingua, e tutto il resto. Le nostre radici erano salde, il web le porta a spasso, complice la malvagità di Google.
Le iniziative lanciate da Italia Futura sulla rete, evidentemente, sono malvagie. Siccome Google è malvagia, se io scrivo “Tremonti comunista Aspen” su un motore di ricerca, e scarico la lezione del Ministro dell’Economia a Pechino, commetto un’azione malvagia che danneggia i valori, complice lo stesso sito dell’Aspen. Dio stesso è minacciato dall’azione della rete, nonostante
l’attivismo digitale del Vaticano. La situazione non è né grave né seria: è ridicola. La storiella di radici/valori minacciati dalla generazione web è il solito ritornello di una classe dirigente la quale, con alcune eccezioni come Francesco Cossiga e Francesco Micheli, ignora le potenzialità della tecnologia creando un enorme danno strategico al Paese. Ragionare come se
Google non esistesse e lamentarsi: ecco l’Italia del piagnisteo.
L’Italia della curiosità ha una storia illustre, che s’intreccia perfino con radici, valori e compagnia bella. Pensate a Matteo Ricci, che è stato uno dei suoi più grandi esponenti: un italiano capace, molto più di Marco Polo, di mettersi nei panni altrui e di azzeccare, con più di quattro secoli di anticipo, il trend dell’ascesa cinese. Ora Pechino dà il via alle celebrazioni itineranti per i 400 anni della morte di questo straordinario religioso marchigiano, ma l’Italia perde una grande occasione per chiedere al governo cinese un panda gigante e ricordare che la curiosità è il nostro passato, presente e futuro.
Pensate a Carlo Maria Cipolla, storico dell’economia e geniale autore di “Allegro ma non troppo”, che due autorevoli esponenti pavesi del dibattito Aspen, Giulio Tremonti e Guido Rossi, conoscevano molto bene. Cipolla è stato un grande curioso, e nella sua intelligenza l’ironia giocava un ruolo decisivo. A dieci anni dalla morte di Cipolla, la generazione web sperimenta l’ironia, cerca di spiegare perché l’informazione in rete
non distruggerà il mondo, nonché di superare la retorica di un Paese/piagnisteo che ci ha già privato di Olivetti e molto altro.
L’Italia della curiosità è l’unica possibile, l’unica in grado di produrre innovazione, di esercitare un ruolo nel mondo, di parlare alla diaspora italiana. Il patriottismo del futuro sarà connesso e curioso, o non sarà. Per tutto il resto c’è la cara, vecchia Italia del piagnisteo.
Alessandro Aresu è nato a Cagliari nel 1983. E' co-fondatore dello Spazio della Politica. Scrive per La Nuova Sardegna, Abitare, Limes e Limesonline. Sta curando la prima edizione italiana de "L'ironia della storia americana" di Reinhold Niebuhr.