3 febbraio 2010

La scuola delle due Italie

Maestri d'Italia

di Adolfo Scotto di Luzio

L’otto febbraio, a Milano, Università Bicocca, l’Invalsi, l’istituto che valuta il sistema scolastico nazionale, presenterà i risultati di un’indagine sulla scuola elementare che farà molto discutere e che già in queste ore, dalle prime rivelazioni dei giornali, ha destato grande scalpore. Ne viene fuori il quadro di un paese profondamente diviso, e nei modi più crudeli. Bambini piccolissimi, tra i sette e i dieci anni, portano iscritti nelle loro carriere scolastiche i segni diseguali e carichi di ingiustizia delle loro successive fortune esistenziali.


Nell’ apprendimento della lingua italiana e della matematica, vale a dire sul terreno dei saperi fondamentali su cui ciascuno di noi edifica le basi cognitive e affettive del proprio rapporto con il mondo, i bambini di seconda e quinta elementare dell’ Italia del Nord e del Sud già oggi è come se appartenessero a due nazioni differenti, divise per qualità della vita civile e livello delle istituzioni culturali fondamentali. C’è, nei dati dell’ indagine dell’ Invalsi, l’immagine di un paese che in questi anni ha dismesso la scuola come istituzione della nazione, luogo della sua costruzione culturale quotidiana.

E’ successo non perché alla scuola diamo pochi soldi, ma perché alla scuola abbiamo smesso di pensare in maniera seria. Abbiamo smesso di pensare alla preparazione degli insegnanti e al rigore del loro reclutamento. Abbiamo smesso di pensare all’unitarietà dei programmi e alla qualità dei contenuti culturali che la scuola deve trasmettere.

Solo pochi giorni fa abbiamo denunciato a Bagnoli, in occasione della presentazione del rapporto di Italia Futura sui “Maestri d’Italia”, lo stato preoccupante della scuola elementare. Qualcuno ci ha detto che prendevamo un abbaglio. Non era della scuola elementare che dovevamo parlare. Oggi i dati dell’ Invalsi ci danno, purtroppo, ragione. Abbiamo denunciato una scuola in frantumi. Di questi frantumi, il Nord e il Sud nel nostro paese sono i pezzi più grossi.




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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Insieme a voi vogliamo costruire una nuova scuola. Suggeriteci come la vorreste.

Perché interessato a idee nuove e nella speranza venga proposta qualche interessante alternativa al caos attuale.
Carlo Farina

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