1 febbraio 2010

I libri di Caracas

di Patrizia Cantusci


Era donna riservata e dai modi asciutti. Gestualità composta e sguardo vigile andavano a completare la parte esposta del suo modo di fare e, forse, del suo modo di essere. Nata a Pola, ha insegnato alle scuole medie del Liceo Agustìn Codazzi, scuola italiana a Caracas dove ho avuto il privilegio di studiare in epoca preistorica, e quando a Italia Futura è venuto il guizzo di chiederci di rispolverare la figura del maestro, inteso come colui che molto e bene ha inciso sulla nostra formazione, a me è venuta in mente lei. Soltanto lei. Come fosse stata, lei, l'unica insegnante, nei decenni di studi che sarebbero seguiti.

Me ne sono chiesta ragione. Ma la ragione, come tale intesa, non arriva, se non lasci al ricordo lontano i suoi tempi e le sue pause. E' stato così che, d'un tratto, ho ricordato la frase con cui aveva uso chiudere le sue belle lezioni di italiano :"Dovete leggere. Chi non legge, nè saprà scrivere nè saprà parlare". Nelle piccole biblioteche delle scuole di oggi giacciono libri. Libri che non interessano. Forse inadatti a quella delicata fase che va dagli 11 ai 14 anni.Dove sono i libri di Giulio Verne? Dove, Piccole donne? Dove, I ragazzi della via Paal? Dove è finito Tom Sawyer?

E' a quella età che un ragazzino, sia pure recalcitrante, può accettare l'idea di dover dedicare qualche minuto alla lettura. Ma va aiutato a farlo. Gli editori, piuttosto di vuotare i magazzini a mezzo macero (macero:costo o contributi), potrebbero rifornire le scuole, specie quelle di periferia. Con autori dalla narrazione avvincente. Perchè la fortuna di crescere con molti libri in casa e di trovare sulla propria strada insegnanti di valore, è affatto scontata.




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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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Gloria Droghetti

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