1 febbraio 2010

Il maestro Culotta

di Pietro Bisconti


Il maestro Culotta arrivava ogni mattina da Palermo. Viaggiava a bordo di una Fiat Ritmo, appena comprata, di colore bianco. Il maestro Culotta aveva i baffi e gli occhiali. La giornata a scuola iniziava con la preghiera che recitavamo tutti in piedi. Sempre in piedi ci mettevamo appena entrava in classe un adulto. 
Amava l'ordine, il maestro Culotta, ma sapeva anche sorridere e il sabato, alle undici, ci portava in cortile a giocare a pallone.
Lo ebbi come maestro solamente per l'anno scolastico 1978/79 quando io avevo dieci anni e frequentavo la quinta elementare.
I fulmini del terrorismo erano lontani e nel mio paese, in provincia di Palermo, neppure arrivava il fragore del tuono.
Quell'anno il maestro Culotta ci parlò della democrazia e ci spiegò cosa volessero dire quegli strani manifesti con la scritta "black out".
 Accaddero tante cose quell'anno.
So che il maestro Culotta è morto una decina di anni addietro per un infarto, all'età di cinquantasei anni.




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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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