29 gennaio 2010

Un sorriso da nonna

di Pasquale Romano


La mia maestra, Vittoria Foster, è un ricordo indelebile.

Ormai anziana, furono gli ultimi cinque anni di insegnamento, capelli bianchissimi, occhi dolci, un sorriso da nonna, educazione di altri tempi.
Mi ha guidato con vero amore insegnandomi innanzitutto ad essere onesto, leale, comprensivo, tollerante, altruista, combattivo.

Non l'ho mai vista alterata... Eppure quante volte ne avrebbe avuto il diritto! Quando spiegava catturava totalmente la mia attenzione e sentivo, forte, il desiderio di compiacerla dimostrandole sempre di essere preparato. Lo meritava per il suo impegno e, in fondo, mi sembrava che fossi uno dei suoi alunni preferiti.

Negli anni successivi, fino ai tempi dell'università, ho continuato a vederla. Andavo a trovarla a casa tre o quattro volte all'anno. Mi accoglieva con la gioia negli occhi. Preparava il tè, d'altronde era figlia di un ufficiale inglese, e trascorrevamo un paio di ore a conversare della vita.

Finchè un giorno, all'inizio degli anni novanta, non rispose al telefono. Ciao Maestra.


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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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