28 gennaio 2010

La signorina Monghisoni

di Silvia Toni


La signorina Monghisoni era un'attempata zitella che viveva con sua sorella, anch'essa nubile. Le due signorine Monghisoni erano molto stimate in paese. La mia maestra, credo sia nata già anziana, anche quando frequentavo l'università, quindi circa 13-15 anni dopo l'inizio delle scuole elementari, mi capitava di incontrarla ed era sempre vecchia uguale...

Il primo giorno di scuola, vederla fu una grande delusione: portava abiti o sottane lunghe fino a metà polpaccio, sempre vestita di grigio o di nero, con i capelli raccolti tutti indietro in un "rotolo", come una sorta di bassa aureola che partiva da un orecchio e passando alla nuca arrivava all'altro orecchio, ricoperti da una retina grigia, come il colore dei suoi capelli. Io sono sempre stata ribelle, curiosa e chiacchierona, la maestra mi picchiava spesso con sonori ceffoni: ricordo la prima volta che presi lo schiaffo, ritornata a casa lo riferii a mia madre che prontamente me ne diede un altro affermando "si vede che te lo sei meritato". Da quella volta non lo riferii più.

A scuola ero la più brava della classe, prendevo sempre il premio in denaro che la scuola consegnava a fine anno, la maestra mi esibiva di fronte alle altre maestre, perchè come sapevo le tabelline io...non le sapeva nessuno. La mia maestra mi ha fatto conoscere cose meravigliose. Ricordo di aver vinto la codina del serpente a sonagli per aver consegnato per prima il problema di matematica risolto. Poi abbiamo fatto l'erbario, riconosco tutti i fiori selvatici e poi le passeggiate nei campi a vedere e imparare le parti della spiga (il tutolo, le brattee) e della vite ( il raspo, i pampini) o come far uscire dalla tana i grilli con un filo d'erba o catturare le lucciole. Grazie Signorina Monghisoni.



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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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Gloria Droghetti

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