26 gennaio 2010

Brunetta rilancia: Italia paese di ipocriti. Dobbiamo spendere di più per i giovani

Corriere della Sera


Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, insiste sulla sua proposta di 500 euro al mese per i cosiddetti “bamboccioni”, definendola un’idea sulla quale ragionare: “L’Italia è un Paese di ipocriti”, in cui “si spende troppo per le pensioni e troppo poco per i giovani”.

Brunetta smentisce inoltre contrasti col titolare dell’Economia. Non ci sarebbe stata alcuna telefonata burrascosa con Giulio Tremonti. “Non esiste alcuna tensione nel governo”, ha detto Brunetta intervenendo in televisione a "Il fatto del giorno".

Abbottonato invece Tremonti che ieri, interpellato dai giornalisti a margine della riunione dell’Ambrosetti Club su eventuali dissensi con Brunetta sul sussidio ai giovani per farli uscire dalla tutela dei genitori, ha risposto con un secco “non parlo”.

Critica l’associazione Italia Futura promossa dal presidente della Fiat, Luca di Montezemolo: “Il tema dell’autonomia dei giovani è un tema troppo importante per essere affidato ad annunci televisivi confusionali”.

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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


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