26 gennaio 2010

I "Maestri d'Italia" al Quirinale

Il rapporto di Italia Futura presentato al Presidente Napolitano

di Adolfo Scotto di Luzio

Siamo partiti da Roma il 7 ottobre. Abbiamo parlato di mobilità sociale. Di quella che nel nostro paese non c’è. Siamo arrivati a Napoli, il 16 gennaio, per parlare dei maestri. Eravamo in una scuola elementare di Bagnoli, vecchio e glorioso quartiere operaio di Napoli. Alle spalle, la grande fabbrica dismessa; tutta attorno a noi la vita popolare, fuori e dentro la scuola. Genitori, insegnanti, associazioni, centinaia di cittadini che per tre ore hanno partecipato ad un dibattito teso, civilmente teso e carico di passione intellettuale. Duro anche, e senza ipocrisie. Perché sulla scuola si combatte la partita decisiva. Una scuola di qualità riconosce e promuove il talento. Una scuola che smette di preparare i suoi allievi con rigore e serietà diventa il loro principale antagonista. La questione sta in termini semplici e brutali: chi ha risorse materiali si compra la scuola migliore. Chi ha soltanto il proprio talento si prende la scuola che c’è. Per questo senza una scuola di qualità non c’è mobilità sociale.

Ne abbiamo parlato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il 22 gennaio, a una settimana dall’evento di Napoli, Italia Futura è stata ricevuta al Quirinale. Insieme a me erano presenti, Gianni Punzo, Agostino Gallozzi, Tommaso Iavarone e Stefania Brancaccio. Al Presidente abbiamo parlato dei maestri e di Napoli. Della sua Napoli e dei suoi maestri. Ai temi della Presidenza di Giorgio Napolitano ci legano la convinzione che i maestri abbiano un ruolo insostituibile nella costruzione della comunità nazionale e la passione civile per il Sud d’Italia.

Da sempre Scuola e Mezzogiorno costituiscono un nesso inscindibile. L’Italia del futuro si edifica sulla formazione dei giovani e sullo sviluppo del Sud.




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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Insieme a voi vogliamo costruire una nuova scuola. Suggeriteci come la vorreste.

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Gloria Droghetti

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