I "Maestri d'Italia" al Quirinale
Il rapporto di Italia Futura presentato al Presidente Napolitano
di
Adolfo Scotto di Luzio
Siamo partiti da Roma il 7 ottobre. Abbiamo parlato di mobilità sociale. Di quella che nel nostro paese non c’è. Siamo arrivati a Napoli, il 16 gennaio, per parlare dei maestri. Eravamo in una scuola elementare di Bagnoli, vecchio e glorioso quartiere operaio di Napoli. Alle spalle, la grande fabbrica dismessa; tutta attorno a noi la vita popolare, fuori e dentro la scuola. Genitori, insegnanti, associazioni, centinaia di cittadini che per tre ore hanno partecipato ad un dibattito teso, civilmente teso e carico di passione intellettuale. Duro anche, e senza ipocrisie. Perché sulla scuola si combatte la partita decisiva. Una scuola di qualità riconosce e promuove il talento. Una scuola che smette di preparare i suoi allievi con rigore e serietà diventa il loro principale antagonista. La questione sta in termini semplici e brutali: chi ha risorse materiali si compra la scuola migliore. Chi ha soltanto il proprio talento si prende la scuola che c’è. Per questo senza una scuola di qualità non c’è mobilità sociale.
Ne abbiamo parlato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il 22 gennaio, a una settimana dall’evento di Napoli, Italia Futura è stata ricevuta al Quirinale. Insieme a me erano presenti, Gianni Punzo, Agostino Gallozzi, Tommaso Iavarone e Stefania Brancaccio. Al Presidente abbiamo parlato dei maestri e di Napoli. Della sua Napoli e dei suoi maestri. Ai temi della Presidenza di Giorgio Napolitano ci legano la convinzione che i maestri abbiano un ruolo insostituibile nella costruzione della comunità nazionale e la passione civile per il Sud d’Italia.
Da sempre Scuola e Mezzogiorno costituiscono un nesso inscindibile. L’Italia del futuro si edifica sulla formazione dei giovani e sullo sviluppo del Sud.