25 gennaio 2010

Una classe di somari

di Pasquale Pistorio


Ho fatto le scuole elementari nel paese dove sono nato: Agira, in provincia di Enna. La scuola rappresentava per me l’ambiente in cui si arricchiva l’educazione che mi veniva data in famiglia e che mi preparava per il futuro. A scuola si imparava non solo a leggere e scrivere ma anche il comportamento. La disciplina (qualche volta impartita con mezzi arcaici, come per esempio piccole bacchettate sulle mani), i compiti a casa, arrivare in tempo a scuola e con la divisa scolastica sempre in ordine e pulita (a cui mia madre teneva molto), il rispettare i maestri quindi l’importanza delle istituzioni e il socializzare in modo costruttivo con i compagni di scuola. La figura del maestro era l’estensione della figura paterna completandola dal punto di vista dell’istruzione ed estendendone la funzione educativa in generale.

Ricordo un piccolo episodio avvenuto – credo – in quinta elementare. Ostentavo verso gli altri compagni il mio essere un cosiddetto “primo della classe”. Il maestro mi rimproverò dicendomi: “di cosa ti vanti, sei il primo di una classe di somari e sei somaro anche tu”. Ovviamente non eravamo tutti dei somari ma questo ammonimento mi insegnò ad essere più umile.
La scuola elementare e subito dopo le scuole medie, insieme con il ruolo insostituibile della famiglia, formano l’educazione di base e il comportamento caratteriale verso la società, che sono fondamentali nella formazione del futuro cittadino. Per lo meno così è stato per me.



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Adolfo Scotto di Luzio, autore del rapporto sulla Scuola
Storico e saggista, insegna
all'Università di Bergamo.
I suoi libri sul liceo classico e sulla crisi del modello scolastico italiano del secondo dopoguerra hanno suscitato un intenso dibattito.

La scuola ha perso la capacità di coltivare il gusto elitario della solitudine ed è rimasta letteralmente sommersa sotto la pressione uniformante dei linguaggi di massa. E' appena il caso di ricordare che elitario non significa "per ricchi", ma "per pochi", quei pochi che scelgono di condividere la fatica di uno studio rigoroso. Questa precisazione va fatta perché la polemica antielitaria da cui è stata investita in maniera crescente la scuola in questi ultimi decenni ama fregiarsi di idealità sociali, di un linguaggio sentimentale che fa costante appello alla generosità , alla giustizia, alla solidarietà , e nella cultura tende a riconoscere troppo spesso il privilegio di uno stato di possesso culturale e quasi mai la fatica di un acquisto. Ora, la differenza che passa tra ascrizione e acquisizione è esattamente quella che può distinguere un sistema del privilegio dal merito come fondamento della democrazia. Oggi pretendiamo di essere eccellenti dopo decenni in cui ci siamo esercitati pervicacemente a negare ogni legittimità ai linguaggi della distinzione. La rincorsa affannosa dell'eccellenza assume così i tratti beffardi di un atto tardivo. Quando non è (e lo è il più delle volte) vuota retorica. L'unico modo per essere eccellenti è esigere una scuola rigorosa e di qualità.


LE PROPOSTE DEL RAPPORTO

La biblioteca del maestro

Centri di lettura dedicati ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale.

Le scuole degli italiani

Vogliamo costruire una scuola, perché la dignità dei maestri è anche la dignità che comunica il luogo in cui insegnano.



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Gloria Droghetti

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