Italiani all'Unione Europea
di Leo Giunti
pubblicato il 25 gennaio 2010
Alla vigilia della presentazione della nuova Commissione europea alla plenaria di Strasburgo, è il momento di fare i primi bilanci sul ruolo svolto dall'Italia in questa complessa partita.
V'è innanzitutto una buona notizia: il Commissario designato italiano ha superato quel temibile grilling parlamentare che ha mietuto quale vittima questa volta la giovane Ministro degli esteri bulgara. E lo ha superato per l'assegnazione di un portafoglio cruciale, quello dell'Industria, arricchito da una nuova competenza come la navigazione satellitare.
Non possiamo dimenticare tuttavia che nella partita che si era aperta subito dopo le elezioni del Parlamento europeo l'Italia aveva chiesto, in tempi diversi, ma al suo massimo livello - la Presidenza dello stesso Parlamento - il nuovo posto di Alto Rappresentante e quello della Presidenza dell'Eurogruppo.
Nel richiedere il voto per il PDL, il Presidente del Consiglio aveva argomentato che si sarebbe trattato dell'unico vero "voto utile", poiché diretto a rafforzare la principale componente nazionale del gruppo parlamentare maggiore: quello del Partito Popolare Europeo. Un argomento questo efficace e profondamente europeista. Non essere riusciti a far divenire la delegazione italiana la principale delegazione del PPE è forse stata la prima sconfitta del leader italiano: il PDL non ha superato il 40%, soglia invece sfondata dai Popolari polacchi, e soprattutto non vi è stato il previsto ridimensionamento dei tedeschi e dei francesi.
Questo risultato ha indebolito da subito la candidatura italiana alla Presidenza dell'assemblea di Strasburgo.
Non averlo capito in tempo, e non avere compreso le storiche ragioni che militavano a favore di una presidenza polacca, a vent'anni dal crollo del Muro di Berlino, è stato un errore. Come un errore è stato permettere che fosse anticipata l' investitura del Presidente della Commissione europea rispetto a quella degli altri vertici della nuova Unione (il Presidente del Consiglio europeo, l'Alto Rappresentante).
In fondo, a settembre la candidatura Barroso è stata ratificata dal Parlamento con un voto nel quale la delegazione italiana del PPE avrebbe potuto mostrare tutto il suo potere negoziale e, se necessario, di veto. E invece si è accettato - e lo ha accettato supinamente il Parlamento nel suo complesso - che la scelta del Presidente fosse sganciata dalle altre, che sono rimaste tutte nelle mani dei governi. Lì, nel gioco intergovernativo, le candidature italiane sono così tutte evaporate (quella di D'Alema ad Alto Rappresentante come anche quella di Tremonti alla Presidenza dell'Eurogruppo).
In questo gioco la Germania, che sotto il profilo demografico e politico è il principale attore, ha recitato un ruolo abile, quasi dietro le quinte: vedendosi attribuito, ad oggi, il solo ruolo del Commissario per l'Energia, in passato non ritenuto uno dei portafogli strategici (certo non così nel futuro che è già iniziato), per potere avanzare al momento opportuno (così già si inizia a dire e a smentire ufficialmente....) la candidatura di Axel Weber a Presidente della Banca Centrale Europea.
E' però grazie al particolare rapporto con la Germania e con il suo cancelliere che Herman Van Rompuy è divenuto Presidente del Consiglio europeo e Jean-Claude Juncker Presidente dell'Eurogruppo: Primi Ministri di due paesi minori ma storicamente e geograficamente legati alla Germania e alla Francia. L'accordo che ha portato il polacco Jerzy Buzek alla Presidenza del Parlamento europeo prevede poi una staffetta tra due anni e mezzo con il socialista tedesco Schulz. Infine, chiunque sappia leggere con gli occhi di Bruxelles (e non quelli di Karlsruhe) le dinamiche sostanziali che governano le istituzioni dell'Unione conosce quale sia il ruolo della Germania e dei suoi uomini nella vita di quelle complesse burocrazie.
Sono tutte considerazioni che dovremo essere capaci di mettere sul piatto rapidamente, prima che i giochi si chiudano in modo definitivo.
Dietro l'angolo, come accennato, v'è un'ultima importante nomina: la scelta del successore di Trichet nel 2011. L'Italia ha, con il Governatore della sua Banca Centrale, un candidato universalmente stimato, capace di ricoprire con indipendenza e professionalità questo ruolo decisivo. Non certo per far sconti all'Italia, alle sue politiche economiche, ma anzi per legarla ancor di più, nel segno della sua storia e della sua tradizione, al processo di costruzione di un'Unione sempre più stretta.